Chiudi gli occhi e…cuci tu
Immagina
Filo su occhi chiusi e..
stavolta a cucire sarai tu
Ma la senti questa musica che ci fa tanto ballare? Qui.. In fila alla cassa..
Mentre tutti sbraitano, ma che si sbraitano, con tutta sta energia, io non lo capisco.
Ma lo senti, questo suono che a occhi chiusi e cuore scalzo fa danzare, come dolci millefoglie nate al forno, e treccine, lorighitte, panadine e caffè da macinare? E.. La senti, la senti che bella e coraggiosa, quanta vita che si infonde nelle ossa?
E lo vedi sulla destra, lì, esatto, quel colore rosso fuoco, fiamma blu, fiamma arancione, fresco come il sole, che brucia, che desidera, e ogni volta che si infiamma si sposta sul tuo umore, tu mi fai sognare, mi ricorda che sei viva, dannazione, sopravvissuta come i gatti sette volte, anzi, nove o dieci volte, che i gatti se la ridono.
Ma ci pensi che goduria? Stai ancora qui tra noi, a romperci le palle. Ma che storia.
E..la senti, lassù in alto, questa aria al grano duro, crema di capra formaggelle e vino, dolce e frizzantino, ce l’hai tu, tra le mani la tua vita, quella sfranta affamata e lacerata, mai sentita mal vissuta, lasciata sola denigrata, nel corpo e nelle occhiaie, e invece adesso è tua, ed è tanta, sei tanta, latte fresco, le rosette da morsicare, le zucchine in un panino con dentro sole e mare?
E.. L’annusi anche tu questa fragranza di ribellione e di parole nuove, di verità di scoglio, voglio un bel pandoro a forma di aquilone, e la vedi questa gente? no, non quella omertosa e inerme, questa gente, che ti guarda e ti sorride, dolce e buona, lei che ti sei scelta, finalmente, gente, che sa ridere e sorridere della tua felicità da condividere, la vedi, bella gente che non scruta dai meandri pronta ad insultarti, spaventarti, ma ti ascolta.
La vedi, bella, questa gente, che se piangi non pensa a portarti i fazzoletti per sentirsi più adeguata, pronta a cancellare quel dolore, quel senso che di colpa si avvicina nel saperti lacrimare, e io, a sto punto, cosa posso fare? Sti benedetti fazzoletti, da cercare, no, non servono, serve poco, solo stare, coccolare, curare. Non servono fazzoletti, salviette, asciugamani, cose esterne, per eliminare. Lasciare che le lacrime si adagino da sole è un atto di coraggio, bella gente, quella gente che non porta fazzoletti ma lascia spazio per mollare, essere, e rimane, regalando il proprio amore. Toglie zucchero dal sale.
La senti questa brezza di tisane e vocali agrodolci, di cani che ti seguono per portarti i loro giochi, di cuccioli di umano, di leprotti, capretti e volpine, asinelli. Miele e lattugjine. Li vedi? I foulard, i baci sul collo e i progetti tutti in fila su cui fare tana e cose buone?
E la tagli, questa torta, di speranza e volontà. Di smettere di inseguire corsie polverose, di bancali, di ostacoli, e persone meschine con la benda, mentre tu ti immoli ad occhi chiusi.
Io lo so, che sei dentro questa festa, la tua festa, ora smetto di morire, che son stanca, di non vivere, senza poter mai gioire, solo per te, solo per lui, solo per loro, solo per gli altri, di occuparmi di cose di persone di vite vuote, e ti guardo, sento calore, sento colore vedo la vita dulle mie gambe, ringiovanire, godersi la vita.
Mi godo la vita.
E ballo, poggiata su questo cartellone e ti prendo per le mani e ballo insieme a te. Che hai smesso di dormire.
La senti, la senti questa musica che ci fa tanto ballare? Qui.. In fila alla cassa.. Mentre tutti sbraitano, ma che si sbraitano, io nemmeno ora non lo capisco.
Masticazzi. Disse la regina, mentre guardava scappare infuriato, il mantello dorato del re.
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