Dafne

Sei speciale
Filo vispo su ummensa maialina

Dafne con la f è una maialina di campagna, si una maialina rosa di quelle morbide che corrono veloci veloci quando la pappa è pronta. Figlia numero 7 di una famiglia di 12.

Amatissima e super coccolata in fattoria. Soprattutto da Leone, l’Emù di famiglia. Un passato difficile di difficoltà circensi avevano portato Leone a piombare in fattoria da piccolo, e Dafne, simpatica ed estremamente sensibile lo aveva sin da subito preso sotto la sua dolcezza di maialina accudente.

Dafne adorava la pittura e il pianoforte, sin da piccoletta teneva in una zampa il diapason, e nell’altra il pennello di crini della frangia di Jonis, il cavallo appalusa. Si esercitava nel capannone del nonno, su un vecchio clavicembalo, e al tramonto dipingeva i papaveri rossi, del campo di grano antistante il lago che confinava con l’altra campagna. Ma le sue più grandi fascinazioni erano due: i supermercati e il piccolo Teo.

Un giorno, in trasferta, rientrando dal veterinario si rese conto di abitare accanto a un grande supermercato, ne rimase affascinata, tutte quelle persone, i carrelli coi quali correre, le cose buone, i profumi e i biscotti a forma di capanna. Quelli con l’avena e la biada. Sognava lì il suo futuro. La sera, quando tutti dormivano, prendeva il suo sgabello preferito di sughero e giunco e con Leone si piazzava davanti alle transenne. Guardavano insieme le luci delle casse, la quiete, la calma. La luce gialla, bellissima, sui ghiaccioli. Desideravano potervi stare dentro e in silenzio ascoltare il suono dei frigoriferi, parlavano parlavano, parlavano e sognavano, da grandi, di poter lavorare come commessi nel reparto succhi, corsia mela biologica. Dafne adorava il succo di mela puro. Con Leone, nei periodi di raccolta erano i più bravi a riempire il cestinetto che il fattore lasciava in giro vicino alla cuccia del cane, per estrarne il nettare più dolce.

Dafne, maialina dalle mille sorprese. Solare e sorridente, quando preparava la merenda per i suoi fratellini faceva a tutti il sorriso terapia, almeno 15 minuti di risate e coccole al giorno per tutti, perché ridere era, così diceva la nonna, come mangiare un kg di proteine nobili. Nessuno in fattoria si ammalò più d’inverno. Era vero, con la sua collana di fiori freschi galoppava tra le oche a cui regalava margherite, violette e rosmarino, il buon umore era sempre con lei, pronto per gli altri. Si divertiva a stare in giro a fare cose. Accanto a lei tutto prendeva nuova luce, era dal mite carattere, sin da piccola, tonda e comunicativa, pareva un peluche ma se si sentiva presa in giro, se qualcuno non si prendeva le sue responsabilità, lei dopo molti sbattimenti di muso, aveva imparato ad allontanarsi. Come quella volta, con quel cane randagio che di lei si innamorò. Morbida e paffuta, veniva voglia di abbassare ogni armatura con lei e farsi abbracciare, ed abbracciarla.

Come quando nacque il piccoletto in fattoria. Il figlio del padrone, il piccolo Teo. Divennero presto bisognosi l’uno dell’altra. Si erano scelti, dall’alto dei loro pochi centimetri e del loro cuore primula. Dafne era diventata la sua tata preferita, quando il padrone lo portava nella culla a prendere il sole, vicino alle pannocchie. Dafne si metteva buona buona, lì, tutta fiera ad osservare, a controllare, a far sorridere quegli occhioni profondi color mare come se non avesse mai visto niente di più dolce sulla terra. Era vero. Si erano innamorati l’un l’altra. Teo con lei non piangeva mai, e il padrone lo sapeva, non si faceva problemi a lasciarle Teo, anche da più grandetto. Si fidava di lei. Era un legame magico. Dafne già si immaginava in cabriolet, occhiali da sole e foulard, con Teo, sempre vicino, in giro per il mondo a scoprire con Leone nuovi meleti, supermercati e campi di grano su cui rotolarsi. Perché Dafne gli avrebbe insegnato tutto, tutto. Da tata vera.

Il tempo passava e Dafne Leone e Teo intanto crescevano insieme e niente, a vederli, avrebbe mai potuto dividerli. Al quinto compleanno di Teo il fattore decise di fare una grande festa, il piccolo era reduce vittorioso da una brutta polmonite durante l’inverno e fino all’ultimo parevano non esserci speranze (Dafne non lo aveva lasciato nemmeno un minuto, fuori dalla finestra, lo osservava anche sotto la pioggia, pregando per lui) e così per scongiurare ogni malanno si decise di organizzare una festa, concomitante all’arrivo della primavera. Dafne alla notizia, ovviamente si mise in prima linea tra meleti, pittura, l’augurio al clavicembalo, le corolle di fiori e i papaveri rossi cuciti sul foulard di ogni invitato, anche per i vicini di lago.

Dafne non stava nella pelle, e anche Leone, più schivo e introverso, pareva emozionato.

Il grande giorno arrivò ben presto, tutto pareva impeccabile in fattoria. Da quadro. Era il giorno dei grandi bagni e del tirarsi a lucido. Prima le oche, poi i conigli, le galline e così via. Il turno dei maiali era l’ultimo, appena dopo Jonis.

Leone andò a prepararsi tra i pavoni. Orgoglioso.

Dafne ugualmente, lei, che non si metteva mai niente di elegante fece cucire da una vecchia zia un abitino in pizzo e chiffon turchesi, con um fiocchetto rosa scuro, uno splendore. Non restava che mettersi a mollo.

Si lasciò coccolare dal padrone tra saponi e spugnette, come sempre, fino a quando appena poggiata l’ultima zampa sull’asciugamano, un dolore sordo le bloccò il respiro. Pensò alla solita sciatica. Ma qualcosa non la faceva più pensare né stare sulle zampe. L’acciaio freddo le gelò tutto, bucandole la schiena. Vide nero, poi rosso, poi blu, poi più niente. Cadde di muso, a terra. L’acqua intanto si era fatta di un colore mai visto prima. I suoni si facevano ovattati iniziò a perdere il controllo e lamentarsi fortemente, così forte che Leone accorse subito da lei, sorrise appena, ma al suo arrivo era tutto troppo strano terribile e doloroso da credere. Dafne.. Dafne!

Lo vide, la vide, si guardarono per l’ultima volta, Leone si accasciò a terra, con la cravatta che le aveva regalato lei, pochi giorni prima. Lacrime avulse.

Dafne non seppe mai, come andò la festa. Il suo amore però venne goduto da tutti. Carne e spirito.

Si dice che Dafne ora viva tra i tronchi dei meleti più succosi. A volte, alcuni dicono di veder il suo foulard agitarsi in primavera.

Ma nessuno l’ha mai vista di per certo.

A Dafne. All’amore puro e incondizionato. Quello talmente grande che nessuno vede mai.

 

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