Lei

Indomabile creatura
Filo su arco, incastro, in alto

E poi c’è lei. Ingranaggio macchinoso e testardo. Con cui fare i conti ogni giorno, dal giorno in cui tanti anni fa la scegliesti con il sole, col gelo, con la pioggia incessante dei pensieri che se non oleate arrugginiscono anche le teste più allenate.

Donna impertinente capricciosa e pretenziosa con cui sei disposto a scendere a compromessi. Inutile lottarci a muso duro, l’ostilità il muro la freddezza la dilania e dilania te con lei. Lei ha il suo carattere, forte e imprescindibile tenuta insieme dalla forza e dalla semplicità dalle leggi della natura, lo sai bene che è meglio imparare a conoscerla e farne, di quel rapporto qualcosa. Impari a decodificare il suo linguaggio, i suoi bisogni, i suoi sogni, come tiene i lacci, cosa mangia a colazione, stanca. Scopri che non serve battagliarci, parla la stessa lingua di quel desiderio, il tuo. E inizi coccolarla finché non si addormenta tra i tuoi respiri e i tuoi profondi baci. Impari con che intensità abbracciarla perché non soffochi perché impari a fidarti di lei, le porgi le tue mani sui fianchi e lasciarti portare da lei, non vuoi che ballarci per ore, insieme alle sue curve, a raccontarvi come si fa a scappare via da un mondo che vi ha tenuto per tempo lontani, imperfetti diamanti. Scopri la legge dei suoi seni, ogni rientranza di quel ventre sinuoso, le curve le conosci ti fanno perdere la testa, ci passi le dita, nei solchi di quell’anima contrita, fino a unirne a matita ogni neo, ogni cicatrice, ogni ferita. Ti viene naturale rispettarla, assecondarla, richiamarla quando non ti sente, sai che puoi farci l’amore a vita, l’amore, quello della vita.

Inizi a vivere per due a pensare per due a volervi in due, a preparare lo zaino per due, a dirle che ha dimenticato la merenda, il costume, le chiavi di casa, perché una vita senza di lei, amica nemica amante, ora, non ti va più. Troppo tempo è stato buttato a pensarsi, a lasciarsi a non capirsi, da lontano salutarsi.

Non sai più spiegarti come il mondo potesse girare senza quella strana,  sbocciata, finalmente matura, energia . Non sai più pensarti senza il suo sorriso le sue lacrime le sue attenzioni le sbraitate. E ti sovviene tutto insieme il ricordo del perché tanti anni prima te ne eri perdutamente innamorato. Il cerchio, quel cerchio si chiude. Può lasciare spazio a nuove corse, quelle tonde, nuovi archi più alti del ponte, nuovi cerchi intrecciati tra loro, due, poi tre, poi quattro, fino a quel perfetto cinque per tutta la vita sognato.

Il viaggio della vita senti già da un po’ che è iniziato, preziosi singoli, ora tangenti attorno quel due che assomiglia tanto a un uno. Puoi fidarti di lei come mai ti sei fidato di alcuna altra donna, e sai, come toccare la terra sotto ai piedi, che lei ci sarà e mai mancherà l’appuntamento d’esserci, con te, ti tiene saldo verso il centro, in equilibrio, a dita scalze, al calore concordante della pazienza e della cura, al soffice pensiero del concime scuro, all’acqua che scorre fresca e pomposa nella profondità di quelle vene rosa.

Donna bastarda, amica, sorella, moglie, amante, musa, puttana. Ribelle, gioiosa, bambina giocosa. Unica e greve, leggera, libera donna.

È lei con cui provare a progettare i giorni, i dintorni, e le ore, sbagliare, giocare, ballare di notte sotto lenzuola di stelle, prender la mano e toccare con le dita quel momento di pace che vorresti durasse una vita, solitudine condivisa, di amore ed orgasmo, poesia. Che lassù, conosci bene. Hai capito come parlarle e da lei ti lasci toccare. Ti avvolge, ci litighi, hai finalmente imparato a mollare. Ossimoro coerente, folle e reale, senza di lei non senti più niente. Come ti attira magnetica creatura, come sa rilasciarti allo spazio di vuoto col tuo nome, sembra davvero in-finito quell’istante di nulla, pieno di tutto, quel tutto che è stato già fatto, dove puoi solo sentire la schiena, le gambe leggere, è tutto un meccanismo assodato che niente più richiede, guardi quello strano mondo a testa in giù dove tutto torna, arricciato su te stesso sull’arco più leggero e senza peso che natura esista mai, energia mai esplosa a caso, tutto pesato, calcolato, per anni. Da anni. Ma ora sai che c’è lei.

Un bacio per anni aspettato, sguardi complici prima di lasciarsi che sbattono a terra le solite paturnie, quelle da lasciare se vuoi volare, perché loro, terribili sirene, terribili amanti, sicure e presuntuose, ancora ti vogliono a sé. Ma tu non puoi tradire, non ti fai domande, tu non vuoi tradire. Non sei più padrone di insulse beghe vuote, quelle che ti sei sempre portato lassù.

Dove il posto è solo uno. Quel tuo speciale uno, fatto di nuvole e sole e capriole.

Le lasci a terra, completamente in disarmo, segui la scia luminosa che lei, la tua lei, lascia al suo passare. È lì che lei si fa da parte, combattendo di forza ostinata e contraria la tua, per poterti reggere su, e spingerti su, ancora più su, per poterti lasciare al tuo corpo solo e librarti in nome di  una vita racchiusa a uovo, che dona vita in un secondo. Sinuoso, sensuale, raffinato, inconfondibile gesto, tessuto sulla carne di pesi, di sudato tempo di dolore di lavoro e dedizione.

E ti sei reso conto che non vuoi più fare a meno di lei, e lei si è resa conto che non vuol più fare a meno di te. Un eterno gioco di sguardi di forze e di attrazione. Amore.

Gravità.

Donna. Dono. Emozione.

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