Coccodrillo Luciano

Ha la bronchite e la stanchezza millenaria
Filo su Luciano che è stanco dell’anonimato,
di un nome già pieno. È difficile se ti riempiono prima che tu nasca

Luciano è un coccodrillo stanco, ve lo dico.

È stanco di una stanchezza che pare millenaria, ha la sua, quella della sua famiglia, dei nonni, dei bisnonni, dei conoscenti, degli amori finiti male, di quelli mai iniziati, ha la stanchezza addirittura dei coccodrilli trisavoli che mai ha conosciuto.
Era stanco di una stanchezza millenaria, quella della sua specie.
Vi chiederete, può un coccodrillo essere stanco di una stanchezza della sua specie?
Ebbene sì.

Stanco di vivere nell’anonimato, con un nome già pieno.
Un nome già riempito.
E non era Luciano.

Luciano è stanco, di non essere lui. Di fatica a non essere lui, di soffoco, non ho spazio.
È stanco come una tartaruga di quelle grandi, enormi che sanno sempre quel che devono fare vestire mangiare comportarsi pensare studiare sentire parlare curare e stanche. Di quelle sfinite.
E allora si accende la coperta riscaldabile perché ha sempre freddo, vorrebbe riposare, sonnecchiare ma si sente sempre in treno, sempre in movimento. E poi i denti che prudono perché non caccia da tanto, le gengive un po’ infiammate. I ciuffo un po’ ammaccato. S’è troppo stressato ed è caduto. Ora coccodrillo Luciano è pelato.
Da poco si è preso la bronchite, coccodrillo Luciano. Ma per la prima volta non è andato contro il suo malanno, non si sente in colpa di non essere energico ed efficiente, sa che deve stare al caldo, mangiare e coccolarlo, quel corpo da coccodrillo stanco, che lo accoglie e lo combatte di coccole, quel malanno. Lo abbraccia, il suo essere coccodrillo un po’ tartaruga, stanco, e sa che così, solo così, si rimette in sesto per la prossima annata, nuotata, cacciata.
Coccodrillo Luciano oggi è molto felice perché è sceso sotto casa per prendere le medicine e buttare l’umido, che si sa i coccodrilli come Luciano amano molto la frutta (fredda) le verdure le pizzette (ovviamente) le banane verdi e fredde, e le innumerevoli arance fredde succose delle sue spremute, ma questa volta non si è tappato il naso per non sentire, non si è chiuso gli occhi per non vedere, ma ha fiutato, ha annusato e ha seguito col cappuccio e la sciarpa un profumo, per strada, buono e sacro.
Segui che ti segui..
Fin dove? Ve lo starete chiedendo, immagino. Fino alla porta di un angolo marrone e profumato, sempre guardato desiderato ma dentro il quale non s’è preso mai il coraggio di entrare.
Scusi, un po’ imbarazzato.. Non è che per favore potrebbe darmi questa? E ha indicato dritto dritto a sé col dito come fanno i coccodrilli picciottini davanti alle cose buone, a una festa.
Questa?
Sì, grazie.
Ha preso una frittella tonda col buco, quella di carnevale cosparsa di zucchero. Che lo zucchero l’ha un po’ tolto che troppo dolce non gli piace molto.
Ha guardato per terra c’erano i coriandoli di qualche coccodrillo piccolo. La sua ombra si riempiva di colore come avesse la varicella. Che bello. Un momento di sole. La mente ha corso un po’, sempre tra le nuvole basse e grigie, ora si eran fatte rosa. Lo stavano per investire. Tutti in fretta tutti a urlare non si sa cosa.
Domani ha detto che torna a prenderne un vassoio, coccodrillo Luciano, stanco e con la bronchite da coccodrillo stanco.
I denti li tiene quasi tutti dentro per non fare paura agli inquilini del suo palazzo. Ha un tatuaggio, anzi due. I coccodrilli vengono visti sempre aggressivi e senza pudore.
Ma non sono tutti così.
Coccodrillo Luciano è dolcissimo e ama il carnevale.
Anche se un po’ lo fa triste perché si ricorda da piccolo che per non far rimanere male nessuno si doveva travestire da quello che era giusto, per mandare sempre un messaggio al prossimo, anche se a lui non andava, e tutta la scuola lo prendeva in giro. Come quel vestito da antilope o da zebra. Lui invece voleva essere un principe.
Domani ne prende un vassoio. Un vassoio intero di frittelle tonde con il buco in mezzo, coccodrillo Luciano.

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