Disagio
Resta qui, sul quadrato
Filo su prato, un poco amaro
Qui c’è del disagio, e l’ho messo insieme a forma di disagio, cosicché chiunque potesse rimanerne confuso, avvicinarsi e accarezzarlo.
Dirsi cos’è sta roba. Credo toccarlo.
Magari confortarlo, unirci il suo, a questo qui su questo prato. Pare di sì, un po’ incolto, ma prato. Son tornata alle radici, alle cornici, quando il dolore fa male sino alle mani e allora serve una pezza di lana e un po’ di colore. E qualcosa che lo delimiti.
Ci ho preso un filo rosso, come il sangue che cade da un cuore spaccato, ma pure da una puntura di ago, Natale, volevo farci un contenitore ermetico e metterlo dentro qualcosa, questo disagio ritagliato, ma poi si è stancato anche lui, ha preso il bus, ha preferito mangiare al sacco.
Ci ho preso poi un filo giallo, che sapeva un po’ di avena, la vedete là sotto, che si protende appena appena. Ma non sale troppo in alto, di fatto, nemmeno lei ha gran voglia di fare un passo. Dietro non si vede, c’è una tazza da tè con del tè, e un po’ di miele, che si appiccica, come il filo, che vorrei, arrotolare a te. Un po’ di sole, forse, un pastello giallo, sta sul tavolo, ma piove. Menomale.
C’è del disagio, un po’ rettangolo un po’ trapezio rettangolo, su cui tre barche si incagliano, come le ginocchia sulla sabbia, ti sei tuffato, così d’istinto e non hai controllato. Che il petto ha sbattuto contro la roccia.
Che ti sei fatto molto male.
Allora serve una pezza di appoggio, un salvagente, anche se è troppo tardi, ma sai, sempre in tempo per qualcosa che resta. Fossi solo tu.
Così qui c’è del disagio, cucito a mano. L’ho lasciato come voleva.
Perché non ho voglia di dire cose giuste e intelligenti, ho solo voglia di stare qui con un grissino, un pezzo di formaggio e il suono della sigla del tiggì. Qui c’è sconforto, delusione, ripetizione. Incontri e discussioni mal celate. Non ho voglia di ascoltare rimproveri gratuiti. No, non ti ascolto. Mi dispiace.
Disagio su feltro, che possa dipingere questo momento in eterno, resta qui. Perché c’è tempo. E nuovi modi d’addolcire.
Non andare, per favore, resta qui a fissare le crepe nel vetro.
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