Un lungo Natale
Fa fatica
Filo su estate
L’estate è un prolungato Natale
Addobbato di sabbia e di sale
Dove chi ha famiglia cerca le telline
Mentre chi resta qui ascolta i suoi pensieri in cornette a forma di conchiglia
Ma nessuno risponde
Nessuno ti cerca
Perciò si soffre che le luci non brillino per noi
Il caldo isola il dolore e fa paragoni
Si sente di più
Si sta
Seduti col corpo a macinar farine
come stanchezza antica sulle soglie di trachite a contare la ghiaia una a una
davanti a una porta vecchia e scolorita ma ancora in vita, la sabbia sollevata dai suv in vacanza anche questo Natale sguaiato lungo e sfinito
Incipria le foglie agli eucalipti
Estroversione obbligata
Felicità vomitata
Esacerbata
Straripa
Su un cumulo di vetro color notte lasciato sul ciglio della strada
Uno stantio, mentre segna i confini alla mia vita
A feste finite a danze concluse
Alcol rancido sulle labbra e dita strette sul collo
C’è un muro che divide la realtà dalla fantasia di ognuno
È a secco, quel muretto, pietra su pietra senza cemento
Ce lo mette il rancore
Quello
Il vento tra gli aghi di pino fa suono di mare
E uncinetto coi ricordi, cortecce matrigne, ferri cuciti a scialle sulle mie cicatrici hanno lo stesso odore di sempre
Resina
Sudore
Sogni appassiti
chiudo gli occhi,
se ascolti bene sono onde di maestrale
profumo di porto
una musica decifrabile a pochi umani
Sul battere, le cicale danzano senza sosta e senza riposo
Sul levare, una formica affoga in una goccia d’acqua
Di sale
Pesante
La tua
Una cornacchia stacca una pigna con volo sgraziato, cade a terra
Mi sfiora
Trattengo il respiro
Come ogni inatteso ritorno
Saluti di circostanza
Timore e paura
Di aver provato a essere bambina
L’estate è un Natale allungato per mesi
Si sta
con gli occhi rivolti verso su, senza campo, nel silenzio delle malinconie buone
nelle reti di olivo e nelle decisioni sbagliate, nella quiete che regala un posto sperduto e vicino solo a dio
Dicembre fa l’olio buono ma lo si conserva
Agosto lo avvelena
Luglio di speranza stavolta andrà bene
Reiterata delusione di settembre
Il tempo passa e rintocca la vecchiaia
La paura prende il sopravvento in un istante che basta, però
A ricordare tutto
si insinua fitto fitto nella pelle come gli aghi che cantano altissimi
Quelle onde di mare spirano su omertose follie
intrecciati ai desideri, i miei
Uccisi dai doveri, i tuoi
Verità tenute nascoste
dove non arrivo c’è già pronto un giudizio
Carezza mancata
Esistenza non vista
Mi sbraccio come cartello a neon
Nessuno si ferma
Un vento mite sussurra in eterno, io però ci sono
davanti ai miei occhi tronchi di donne mi sembrano vivi, corpi di madri buone e presenti,
coperte solo dal cielo
E i capelli affondati nella terra
Non avevo mai notato che gli alberi fossero corpi coi piedi di rami
blocca l’aria alla bocca dello stomaco la mia paura antica prendimi per mano, resta
Tanto, è sempre la stessa
Come una malattia
Come un vespro
Come la fine
Come cicala instancabile
che recita il copione ai giorni pari del mese delle prugne e delle albicocche mature
Un Natale lungo
Fa fatica
Si sta
soli, con le gambe incrociate a non capire
Che la vita scorre uguale
Anche senza le parole
Anche senza gli egoismi
Eroismi
Anche senza trattenere
Anche senza di te
Respira
Suonano gli aghi di pino a cornamusa
Per terra
Si sta
bene
Come aspettare la bacinella d’acqua blu, calda piscina da ricchi in un davanzale per bimbi
Non c’è un albero che s’accende
Nè compagnia né doni
Fiocco nero
Solo pretese da servire in un’infanzia di bocche cucite
Il Natale è poco più di un giorno d’estate senza gelo.
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