DolceNera
Butta giù le porte con gli occhi e col frusciare delle gonne
Filo di abbraccio e possente preghiera
Su occhi tuoi, neri e scuri di amore e di notte.
E di notte e di germogli
Costruiscono il nostro dove
Lontano da tutto
Lontano da tutti
Ingannando le strette di mano, le frasi di circostanza, i doveri e le colpe
Lontani dal tempo e dalle forme canoniche
Si amano gli occhi e non lasciano dubbi
Non dimenticarti del tempo. Della tua presenza. Di quello che è nato da quello che è stato.
E non c’era nessuno, non c’erano Santi, accanto, non c’era Monet, che stava ancora arrivando. Non c’era voce alcuna, non c’era che sulle pareti di una casa non tua, una due un’altra un’altra ancora una stazione
Senza stipiti
Senza curve e senza cuore
reflusso acido di recriminazione
Spari sulle gambe
Sangue sugli occhi
Era il mio
Un luogo gestante di attesa e lunghi anni passati a inghiottire a sfoltire il male di tutti
Un dove, nato da mani sole
Ora non più e
dalla carne sfibrata dal tempo,
Ora non più
dal sesso senza amore dall’amore senza persone
Noi non più
Resistenza alla mia presenza.
Al mio dolore.
Alla mia solitudine.
Di filo in filo, di quadro in quadro.
Un’opera di sintesi, asciutta e curata che cuce presente passato, preistorica vita, futuro,
con rumore di cuore che batte come un tamburo
Sul tuo, con luce di vimini
Con intreccio di giunco
Con profonda dedizione alla vita.
Grazie a te, che ce l’hai fatta.
Che esisti.
Che resti e quegli occhi
Dolcenera mette a posto la vita e i selciati distrutti dalla guerra, non conta gli abbracci, li tesse sulle gote, le tue, quando la guardi
Ogni giorno
Si sveglia e sceglie quella strada
Quante gambe intrecciate sotto i tavoli
Sotto i segreti di tutti
Sui tavoli si cercano le mani
Gli inganni
Nessuna voce è più chiara della sua se fai attenzione e l’ascolti
Ora risuona fra le tue mani, rimbomba di gioia quando la guardi quando la prendi quando la scegli quando la ami
Quando ti guardi attraverso di lei
Quando si penetrano in mezzo agli altri vuoti gli sguardi
Gli occhi
Lo sanno
Che illumina la notte, la fusione della pelle sembrano albe nostre paure
Gli occhi lo sanno
Di me e di te e del nostro ricatto alla morte
Del luogo di pace di casa e di storia
Di lana
Lo sanno quegli occhi che cerchi di celare
Da sempre su di me
Male
Nera e dolce mette a posto le mensole da disordinare, lascia che la vita scorra a fiumi lascia fuori gli incontri
Vuoti
Di illusioni di doveri di ruoli
Lascia spazio alla resistenza
Alla mia presenza
Di filo di lana
C’è un quadro per ogni dolore che fissa in eterno
La parola, il tempo
Una storia così asciutta così densa e così chiara
Feconda di notte
Accanto
Un giorno ancora sottratto alla morte
Restava
Senza chiedere
Un desiderio una certezza Un’incognita
Una di amanti
Grezzi
Luminosi
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