Ci son vite e vite
che prima di parlare dovreste chiedere, posso?
Filo su quello che ancora di buono, resta
Ho fatto passare per te una pennellata di striscia di cielo stellato su un campo di girasoli gialli, tutti chiusi. Domani si apriranno per te.
Te lo prometto
Ci son vite e vite, e partite di base, che non le conoscete
Nemmeno se ci state vivendo accanto, nemmeno se avete una trentennale esperienza con esse. Nemmeno se l’avete generata voi, quella vita di cui parlate sempre
Ci son vite che si mostrano felici ma non lo sono affatto, e vite che vi sembrano tristi ma è solo la loro espressione
Che vi turba
Perché non rientra in un canone apposto al vostro cuore
Invece ci hanno messo tanto, a farsi un posticino tra le altre più spavalde, più piene di fortune, che sapete, in fondo non è tutto
Il colore
Della pelle
Di un nome
Un passaporto
Ci sono vite che predicano amore e amano tutti nel mondo, anche un altro se possono, fantabosco e cittalaggiù laddove il nulla si erige da scudo, poi non sanno che farsene della propria, di chi crescono, si ammazzano un giorno di agosto con una corda perché lo sai, che è tua la colpa
Ci sono vite di panna e salmone, farfalline di minestre buone e delfini gommosi gettati in mare, magari quelli azzurri, nuotano ancora? E di prezzemolo il naso, dividono le spezie al mercato, e salti di gioia budini e olive in salamoia
Ci son vite che sono gelose del proprio osso anche se soffocano
Vite che se ne fregano di ogni altrui dolore e passano il dito come una lama, sul burro pronto da fondere
E altre
Che nascono forti e hanno già paura, accanto alla culla di quelle che sotto lo scudo di una chioccia morbida e calduccia non lo sanno, che impareranno a farci i conti, con calma e dedizione, come accarezzate sul viso con amore dalla mano della luna
Ci son vite che cantano le filastrocche sotto l’ombra delle foglie e tra le marmotte di peluscietti colorano disegni, e con in mano i fiori per la nonna aspettano la torta, ci son vite che fanno i capricci, a tutte le età, belle quelle vite, che di stare ad ascoltarle che importa, fan quello che gli va
e altre che contano, i giorni in cui il papà manca da casa, altre che si chiedono perché i loro genitori si ammazzino, ogni giorno, pezzo di carne in meno alla volta
E nessuno li protegge
Nessuno li ascolta
Perché tanto stan bene e va bene, si sa che stanno bene
Ci sono vite che lasciano la casa gli affetti uno due sette nove sedici volte e ricominciano dove la vita gli ha detto basta, te ne vai altrove
Ci son vite che non l’hanno avuto mai, un abbraccio dall’amore
Altre vite che cresciute, non farebbero altro che corse, per far saltare in braccio a loro, i bambini, i cani e i gatti randagi di tutto intero il mondo
Ci sono vite nate piccine piccine per forza di cose, e altre che sono state amate sin dal loro desiderio a forma di cicogna,
Mentre una cameretta già sapeva di loro e le calzine a forma di orsacchiotto
Poi ci sono quelle coccolate dai cuori col pelo, quelle vite sono tutte un po’ speciali, sentono battere un cuore sincero da lontano, e in quegli occhi hanno sempre trovato rifugio, casa, sereno
Mentre fuori le bombe, anche il più grosso dei giocattoli frantumavano, di urla di violenza, di voce roca, di spine e punte, di bavaglio nero
Ci son vite che fanno bella la bellezza e uccidono i mariti, le mogli i bambini
Ci son vite che hanno tutto quello che vogliono e si lamentano di tutto quello che non hanno avuto, e va bene così, perché la lamentela è lecita a tutti
Ma ci si può indignare, che indignarsi dà ancora un senso a questo nostro camminare sulla terra, un po’ perso, un po’ svogliato, talvolta grato
Ci son vite che hanno il colore dello zabaione appena montato, e suonano il pianoforte al colore del marsala ambrato, altre che suonano il campanello, e colorano le porte, e son belle, belle tutte
Ci son vite raggianti e luminose, le vedi da lontano quelle sole, brillano di più, hanno una luce di una intensità sublime e forte, se chiudi gli occhi e le immagini danzare, non noti confine tra corpo e cuore, perché è quella del coraggio, luce, alcune vite, non conoscono altro
E devono, anche quando non vogliono, stare a testa alta a contare i colpi al cuore, perché è così che si porta qua e là, la propria anima, in giro per questo assurdo mondo
Ci sono vite che muoiono giovani e altre che eterne, ridono di pancia e dollari, perché tanto si invecchia giovani, ma ce ne sono altre, forse migliori, che aspettano, per vivere, la pensione, altre poi ve le dico
Che per vivere racimolano quella che resta, prestata dalle briciole sotto i tacchi delle altre persone
Ci son vite in fila alla cassa felici di tornare a casa e
Altre,
che non sanno neanche come sfamare la fame di giorni passati a pulire cessi e vedere curriculum, strappare
Ci son vite che tolgono la pasta dall’acqua che bolle, a mani nude, la rubano prima che si secchi nei piatti dei sughi pronti, perché lo scolapasta non lo hanno mai visto neanche senza i buchi,
altre poi che se l’assaggiano, la pasta, non si bruciano neanche con parole sulla lingua, la sua punta, perché hanno qualcuno che silenzioso e sommesso imbocca la loro vita tenuta insieme dalla foto di famiglia
Ci son vite che si fanno in quattro per uno solo, vite che in quattro non ne fanno neanche uno, di animo solo
Ci son vite che non riescono a mangiare, ma nessuno chiede loro se vogliono un po’ di calore, un abbraccio, che forse si possono fermare e dividere un po’ di vita con loro, se vogliono, e per un attimo lasciare andare ogni dolore acuto, anche quello abituato e sordo
Ci sono vite che pur di sembrare cosa non sono, per emergere integre e assolute, battono i piedi se si dissolvono davanti agli occhi di chi sa stanare, quelle vite e quelle persone, ma niente
Niente da fare, per vivere
ora,
non basta a cuore aperto svelare, dire, parlare, devi avere le prove, provare e riprovare
Ci son vite sole. E non è per dire. Non è un modo di dire.
Sole,
significa che esci dalla porta e sai che devi cavartela, vuoi o non vuoi, in qualche modo, mano per mano in compagnia dell’altra, la tua. Non c’è nessuno che ti consiglia, nessuno che ti raccoglie se cadi con le ginocchia sul marciapiede di granito scivoloso, piove
Sempre
Ci sono vite che sono nate raccolte a pigna dal fieno, chiudevano gli occhi dentro il pigiamino, per piangere nel morbido, storie assopite mai sentite, e dall’altro si urlava, e la vita passava, un mondo distrutto, un mondo cretino
Ci son vite che non scambiano con gli altri, nemmeno due parole in croce.
Cosa significa, stare nel mondo, e pensare che anche se ti sforzi, qualcuno non c’è comunque?
Quelle vite tornano a casa la sera, se una casa la hanno ancora, dignitose, come le più belle delle donne dipinte dal più bravo pittore, vita stanca e sfibrata dalla pazienza e dalle lacrime da trattenere
per non perdere tempo, tempo prezioso
per mantenere integra una parvenza, che se non lottano loro, non c’è nessuna vita, nessuna, che lo può fare anche solo per un istante, al posto di quella loro
Ci sono vite piene di gioia, di persone, di mani e braccia numerose eppure non conoscono il valore del tempo, del sole e del perdono.
Prima di parlare,
Ascoltare
dovrebbe essere il nostro, in dotazione da dio,
il più grande dono
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