Ametista
Ha le braccia lunghe (e una mollica)
Filo su di te, e sull’isola, che c’è, perché se la volessimo tutti, esisterebbe anche lei
Ametista è un pulcino di umano di taglia piccola ma razza grande.
Una grinta che la metà basterebbe per accendere una centrale elettrica.
Ha le braccia lunghe sei grissini e mezzo, messi in fila indiana, così lunghi e sottili, che le arrivano sino al ginocchio. Porta una tasca enorme sul davanti e una sul dietro, un chiusa per far finta e l’altra aperta, per metterci la sua mollica. Va in giro con una mollica grande per farci le polpette per chi ha bisogno quando si sposta, o per farci i crostini con l’olio e il sale.
La abbraccia forte quando è triste e ci parla se sente che qualcosa le turba l’appetito.
È la sua mollica personale.
Ama i finocchi, le volpi e le minestre. Le melanzane fritte e il cioccolato fondente. Le grotte coi pipistrelli e l’acqua calda al mare.
Ametista ha le braccia lunghe come due tentacoli, e di mestiere fa l’abbracciatrice ma anche qualcos altro in realtà, tralasciando la passione di girare i supermercati per odorare il pane appena sfornato, molto spesso le sue dita restano per giorni al profumo di vanillina e pistacchi. Ma a lei i pistacchi piacciono solo salati. Cucina pancakes sulle sponde del lago della sua città preferita, al centro del parco più grande che ci sia, il parco dei glicini e delle cose che vanno piano. E non servono cartelli di buon senso. Lo sai da solo, perché sei buono, e hai un senso. Per le merende dei bambini e per quelle dei più grandi condisce pancakes di ogni gusto a giorni alterni, di qualsiasi bontà, e fa le trecce coi fiori di lana, le cotone, a chi viene e anche a chi se ne va.
Era il suo sogno cucinare pancakes al parco, e l’ha realizzato, a scapito di chi la guardava strano trattandola da stupida, da matta, da sprecata. Che era vigliacca. Che era fallita e arrivata.
Cioè? Boh!
Non sapevano che parlavano invano.
Ametista ha l’animo delle cose delicate e pudiche del Giappone infuso in una tazza di tè, nei sorrisi sinceri e imbarazzati, spalma sciroppo d’acero come quando hai paura c’è l’abbraccio, e conosce la libertà attraverso la gentilezza delle parole, della fiducia nell’altro ha fatto la sua libertà. Puoi lasciare la cosa più preziosa che hai tra la gente che vuoi e sarai certo che la ritroverai sempre, nessuno te la prenderà, perché non è altro che tua, e di chi altro?
Non esistono ladri, nel suo mondo di pane e cipolle ammorbidite in acqua calda, perché non avrebbe senso, dice lei, che ti rubo a fare una cosa che non è mia, e invece tua? Starebbe a disagio se la prendessi con me, si spaventerebbe a non avere, d’un tratto, la sua casa, le sue cosine e te. Ametista sente l’anima di tutte le cose, che parlino o che non lo facciano, parla col frigo delle volte che col suo frrrruscìo le tiene compagnia, quando ha paura la sera, e nessuno a casa l’aspetta o le ha preparato la cena. Ha le braccia lunghe e forti e mingherline e quando ti vuol bene ti da un bacio e te lo lancia, ti fa grazie con le mani giunte, e ti chiede, posso abbracciarti? E ti abbraccia, perché non esiste cura migliore della pelle e delle braccia, del calore e del respiro di chi vuoi tanto bene, nel mondo di Ametista non esistono parole che non mantengono le promesse, ma soprattutto, chi dice una cosa la pensa veramente. Sennò non la direbbe, e quando si trova una cosa si chiede di chi è.
E quando si va via si dice dove vai e che ritorni, se ritorni. Vero che ritorni?
Ametista sa parlare coi lupi, le marmotte e le sogliole di città.
Ametista ha la frangetta riccia, e anche il mal di anche, le fa male la schiena, ma alla fine non lo sente, quando il cuore corre nel petto e solletica lo stomaco disteso, non come quando è tutto arrotolato vicino a sé, d’estate la puoi vedere col vestito lungo e una copertina di foglie morbide e secche, perché ha freddo, e d’inverno correre sulla neve, con le sole dita, leggere. La sua non è una termoregolazione sbagliata, come le dicono tutti, è che lei il termostato ce l’ha legato a come si sentono le ossa, la pelle e il suo cuore, al sentimento che sente, che percepisce attorno a sé, all’amore e all’umore delle cose.
Non importa che sia agosto e che bisogna andare al mare, se fa triste non serve per forza fare, e d’inverno si può mettere il gilettino a righine rosse e cantare una bella canzone per strada e avere caldo come sulla spiaggia, una sera d’inverno che in giro c’è solo il signore delle castagne e quello delle mele con lo zucchero e la glassa. Ametista ha il cuore molto vicino all’aria esterna, la pelle sottile come la seta, sembra un albero se la guardi bene, si vedono tutte le vene, tutto arriva su di lei all’ennesima potenza, sente forte le cose, il loro rumore e il loro umore, se sei triste, cambia insieme a te, e allora ci si sveste e ci si spoglia così come viene, se si ride molto allora ha caldo come una patata al forno con la crosta e le polpette croc croc.
È questo un piccolo segreto: se ha caldo, è un corpo felice, non si sente spaventato, vulnerabile in ansia o triste, Ametista il suo corpo lo ascolta quando riesce, quasi sempre. Ma molto spesso ci gioca a nascondino, si rintana dietro le ali delle anatre più grandi del suo lago preferito e non si fa vedere fino all’indomani mattino.
Ametista è così giocherellona, col dolore che rimane ci gioca a fare le formine con la pasta di sale. Ametista è birichina. E anche oggi per cena ha pomodori, pane caldo burro, marmellata e fichi grandi, succosi.
Il mondo di Ametista ha un sacco di segreti, le lenzuola pulite di color pastello, la canottierina gallina, le mani screpolate e le mutande,
come le mutande?! questo mondo semplice e giocoso .. Sì, come ha le mutande?
Non le ha!
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