Como cherìa
Un dono
Filo di pietra sottile, canta la lana
del desiderio un giunco
Un dolore irragiungibile
Nascosto a tutti
Conoscevano solo lei, il cisto e il ginepro fenicio di quelle pietre
Lo chiamavano paradiso
Non chi era saputo stare in ascolto
La posidonia
E il sole
Sei tutto quello che ho.
Sei tutto quello di cui sono assemblata.
Sei tutto quello di cui profumano i miei capelli e cosa le mie ossa hanno subìto.
Sei cuore di granito e buccia di basalto, col ripieno di morbida pasta di mandorle e miele, accogliente, tenace e tanto paziente.
Sei tutto quello che manca e dove il vento scompagina le lacrime sulle guance.
Lo iodio selvatico penetra il dolore nel petto e parla dei miei anni, in ogni dove.
Sei tutto quello che sono, e che ho tra le mani.
I miei piedi e i miei sogni.
Chi sei, mi chiedono. E mentre chi dimentica e nega, le tue foglie sanno tutto, i tuoi fiori custodiscono tutto e le tue pietre, parlano
precise,
di me,
accarezzate oggi,
sbattute domani
dallo stesso
noncurante vento.
E il mio concetto
È sempre stato questo qui.
Sei tutto quello che sono e tutto quello che non ho mai avuto.
Sei dono, scelta e compromesso,
sei tu.
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