Asquarciagola
lascia la scure
Filo su rosa pennarello
Vorrei darti tutto quello che non ho mai avuto. L’amore la leggerezza la serenità i soldi.
Ma la tua non serenità, il tuo dolore, non è la giustificazione del tuo modo di comportarti. Di ferire gli altri. Di non guardarli, di non sentirti mai nei loro panni.
Siamo tutti a modo nostro spaiati, irrisolti e stanchi. Non c’è classifica non c’è nell’immediato una cura.
E che dovrei fare, io, allora?
Dovrei uscire di casa e ammazzare tutti, tutti quanti. Col fucile. E gridare asquarciagola vi prego, aiutatemi. Sono anche io una persona. Fragile e coi suoi bisogni di umano, di bimba, di donna.
Ringrazio ogni giorno la mia struttura, quella fatta dal gelo e dal sole. Dai venti e dal dolore.
Continuo ad amare, ad amarti, e toccarti il cuore con i fiori coi gambi alti. Non sono eroe né migliore né peggiore.
Ma ho scelto di affrontare la vita con in mano non la scure.
Ma il mantello, uno scudo, e un pennarello rosa, per scrivere ogni giorno sullo specchio del bagno, nonostante tutto, che ci sono, che sei forte, che ce la fai e che in due ancor di più, siamo uno squadrone forte, di matti.
Asquarciagola ti farei trovare ogni sera la vasca piena di acqua calda, biscotti buoni, tè alla rosa. Riempirei la casa di bolle di sapone e candele color ambra. Mentre un piccolo marmocchio, nell’altra stanza riposa ancora.
Vorrei darti tutto quello che non ho mai avuto, per realizzare ogni tuo sogno. Una casa, una famiglia dei rimedi nelle calze quando ogni volta nelle pozzanghere cadevi e ti bagnavi.
Siamo un grumo di opinioni, aspettative, giudizi e di paure.
Ma non siamo mai in grado di dire una cosa, Mari, lo so che ho sbagliato. Ora mi metterò al lavoro e ogni giorno sarà un giorno più buono.
Asquarciagola.
Vorrei dirti che so come ti senti, che di battagliare con me non c’è bisogno, sono in piedi e ti accolgo, perché resto, perché voglio. Che posso vivere senza te oggi, domani, un anno e un giorno ancora, ma sinceramente, sono io che non voglio. Butta le armi, non servono tra noi, serve coccolarsi le paure, le ferite, sentirsi persone.
Vorrei che tu sapessi, sempre asquarciagola che c’è rimedio ad ogni cosa, se condividi il dolore. Che solo insieme, se tu vuoi, proprio lui può aprirsi a nuove cose. Asquarciagola ti abbraccerei come fosse l’ultimo giorno, quello che passerei con te, potendo ancora, su uno scoglio, e ti regalerei un carnet di sogni, di tempo, di gioie, di riposi in qualsiasi posto tu voglia.
Asquarciagola ti direi come sei bello, tutto fragile e spezzato, quando ti cade il pane, e ti macchi la camicia di sugo e melanzane, che è lecito ferire, ferirsi, fare male. A volte non ti accorgi, eppure hai una scelta, se arrabbiato con la vita e col mondo ordini a chi ami, ora parli, ora ridi, ora ami, fai quello che ti dico sennò sbagli, con la scure e i ciclamini per farti perdonare un perdono che non ti sembra nemmeno di dover chiedere mai, oppure farsi coraggio e per Natale regalarsi ascolto, premura, un abbraccio alla frutta, fino al Capodanno dopo, non scambiarsi segni di pace, ma darsi il coraggio di essere speciali per qualcuno, umani, avere il coraggio di chiedere scusa. E rimediare con sorrisi, cose buone e baci muschiati per ore finché la vita di vita vorrà darci la cura.
Ti amo, mi manchi, se ti ho ferito scusa, non volevo dirti quello, è che sono, a volte, poco umano e un po’ troppo della giungla. Scusa.
Asquarciagola vorrei darti in una busta di lana il coraggio di amare, di mollare, di riconoscersi imperfetti, malandati, brutti. Rileggi, per favore, non perfetti.
Ti prego, ricorda, non perfetti.
Non serve fantomatica perfezione, quella che hai in mente tu, quella che vuoi darmi sempre tu.
Io voglio quella meravigliosa asquarciagola che fa attenzione, che dice buone e pure cattive parole ma che si mette in discussione se qualcuno glielo fa notare, questa è perfezione, che ti fa sentire importante, che sbaglia e si accorge. Accorgersi di ciò che ci accade, come siamo, come ci comportiamo, cosa ci dicono le persone che amiamo, chiederci chi siamo, per non ferire sempre chi non vogliamo. Che poi, lo sai, di fermarci al momento giusto, non siamo mai in grado. E che giri, per ritornare noi.
Che bisogno d’amore.
È che essere umani ci esce proprio così male, a volte.
Come dire a se stessi, asquarciagola una cosa: mi merito l’amore, ora mi perdono.
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