Piccola M Maiuscola

Ci sono anch’io, non è che posso?
Filo su sintomo, stanchezza e verità.
Scambiata per follia.

Ma guardi signora è facilissimo, le insegno io ad esser pazza.
Basta gridare la verità in faccia a tutti, loro non ci crederanno e ti prenderanno per pazza.

Luigi Pirandello

La verità è allergia sugli occhi, e noi la crema al cortisone che ci spalmiano per sopravvivere.
È che dagli altri non riesco a farmi capire, disse la piccola M maiuscola in una parola corsiva. Non riesco a farmi sentire, ascoltare, quando parlo le parole non arrivano a destinazione, di quello che dico ne fanno quel che vogliono, né la s, né la i, non parliamo della t. E non perché siano stupide. Anzi. Sono più intelligenti di me…
Perché non è questione di intelletto. Ben altro. Si sa. O almeno, noi lo sappiamo. Ma il mondo di fuori non lo sa. E prende le mie parole e le distorce, mi prende per pazza, per sempre troppo qualcosa, troppo sensibile, troppo pesante, troppo matta, troppo piccola M maiuscola. Parano subito sullo “scassi sempre, non ti si può dire niente, vuoi che ti si dica solo quello che vuoi sentirti dire”.. Quando in vero, vorrebbe essere sicura che ciò che prova a dire a fatica, fidandosi delle altre lettere, non venisse dimenticato dopo qualche ora, e usato contro di lei, come se non le avesse mai dette, quelle cose preziose, perché le lettere del sintomo non sanno che, dicendo così, stanno parlando in realtà di loro stesse. Perché se fosse davvero così non starebbe, lì, a farsi dire di tutto, da piccola M minuscola ostinata che è, a spiegare e far capire, interpretare e ricapire, e, come mamme uccello che rigurgitano il cibo ai loro piccoli, tritato il pensiero per rimetterlo a loro. Magari, vorrebbe dire. Magari vorrei sentirmi dire.
Piccola M maiuscola ascoltava solo quello che non voleva sentirsi dire.
A volte desiderava sentirsi dire quello che meritava di sentirsi dire. Quel ritorno che non riceveva mai, come se le sue parole non andassero mai bene, come se le sue gambette rigide e le sue spalle ossute da M maiuscola ma piccola, dovessero essere sempre diverse. Per poter piacere e sentirsi così perfettamente lei e tremendamente desiderabile. Ma niente, non ci riusciva, non andava bene. Piacere ed essere speciale così come era, nell’intimità di una lettera sola, senza avere terrore, di essere lei per una, non di tutte le lettere del mondo, pareva impossibile. Sapeva come andar bene per ogni lettera, ma non poteva essere mai una M, lettera maiuscola ma minuscola.

Le lettere del sintomo sono sempre così aggressive, sospirò.

Ne ho una enciclopedia ormai, di appellativi. Poco carini poco delicati. Sentenze.
E non le basta questa enciclopedia?
Ricreando altrove quello che ricerca dalle grandi M maiuscole. Ricercando altrove l’M dove non può.
Chiede l’impossibile.
Facendosi bastare la vista, la comprensione, l’amore a intermittenza. Perché.
Il sintomo è sintomo.
Ma il mio è personale e fa morire me. Non l’altro.
Il loro fa morire l’altro. E salva loro stessi aggiungerei. Sì è molto maleducato da parte loro. Nonché pericoloso e scorretto.
Ma se il sintomo è così potente con lei, e sa perfettamente come funziona e quanto sia difficile farlo cadere e ha detto perfettamente che a esso non vuole rinunciarci, perché pensa che per gli altri lo sia di meno e che ci possano rinunciare?
Ma loro dicono che..
Ma loro non lo sanno di averlo, non se ne accorgono, pensano che.. E dicono che sono una rompicoglioni..
È ovvio, sennò che sintomo sarebbe, se se ne accorgessero?
Così loro non intendono la mia lingua. E mi dicono che sono pazza, permalosa, pesante, rompicoglioni, che vado a parare sempre lì, sul sentimento, sul rapporto umano, sulle articolazioni, sul concetto, sul pensiero, sulla delicatezza. Se fosse solo appagamento, sarebbe più facile. Mi appagherei con qualsiasi lettera dell’alfabeto che mi aggrada e me ne andrei per vocabolari e dizionari, persino i bilingue, anche le collane straniere. Non sarebbe un problema. Invece la dipendenza qui, è di coccola sul divano, su questa parola.
Io vorrei avere l’altra, disse piccola M maiuscola, la dipendenza che si appaga.. Che una lettera vale l’altra. Scendevano copiose lacrime.
Ma perché, vuole essere quello che non è, perché se lei è in un modo maiuscolo stampatello si obbliga ad essere una m corsiva dove si parla corsivo.
Infilando peraltro le dita nel loro sintomo cosa che loro non tollerano.
Chiedendo l’impossibile.
Credendo alle fiabe. Che è bello credere alle fiabe. Ma qui non sono fiabe, purtroppo.

Mentre chiediamo altra crema al cortisone perché ci fa troppa allergia.
Non serve nemmeno gridarla a tutti questa verità, grande o piccola che sia, la maggior parte delle volte ci tagliamo la lingua sapendo perfettamente cosa accadrà, morendo nel silenzio. 
Altre, la sussurriamo, solo che mentre lo facciamo, ella, così cristallina, ci illumina a giorno, e lasciandosi cadere su questa terra, squarcia l’atmosfera. Come un piccola M maiuscola.
Squarcia il cuore. La realtà. E l’atmosfera.

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