Lupetto domenicale, Kairós

Un tempo buono
Filo su lupetto e aurora boreale

Ore 12:00, Lupetto domenicale va a pranzo dalla nonna che prepara i suoi piatti preferiti: le melanzane impanate fritte, le patate attaccate alla padella e l’insalata di cetrioli, cipolle, aneto e pomodori.
Lupetto domenicale ama andare dalla nonna.
Lupetto è vegetariano e da lei, non si sente giudicato.
Nonna Bea vive con sua moglie, tre gatti, un campo di carciofi con le spine e un alveare.
Lupetto e nonna Bea giocano a briscola, spesso fino a sera.
Bevendo latte e cioccolato, torta di carote e succo di mirtillo. I baffi di Lupetto diventano così, tutti lilla e viola, il dentone un po’ bianco un poco rosa, un po’ verde ed anche azzurro, per sentirsi ogni domenica un po’ aurora.
Di quella boreale.
Lupetto e nonna Bea ogni domenica preparano il terreno per il Kairós giornaliero, quello da coltivare nei sei giorni che non li tengono pelo pelo, ma distanti, fino alla pappa in compagnia della domenica successiva.

Quello che niente cambia se noi non ne facciamo qualcosa, quello che pretende ma anche lascia: il tempo.

Non il tempo delle lancette tic e toc che Lupetto non amava per niente, ma quello dell’anima, del momento giusto, quello degli antichi Lupi del Peloponneso greco, i quali credevano in un mondo spirituale ed estetico, in cui il tempo sequenziale, quantitativo e cronologico Chronos era cosa distinta e ben diversa dal tempo delle cose, delle cose speciali, il tempo opportuno, propizio, Kairós, per l’appunto.
Lupetto e Bea parlano, raccontano, ci giocano col tempo, sistemano la cassetta degli attrezzi per non dimenticarsi, durante la settimana frenetica di lavoro e inesorabile fretta, di avere le chiavi giuste per decodificare il tempo. Quello proprio. Quello della maturazione. Della qualità. Del poco ma buono e non dell’accumulo, quello che Chronos ogni giorno pretende.
Per non perdersi. E ritornare, la domenica dopo, a raccontarsi del proprio Kairós, con la sfoglia zabaione e la crema chantilly.
La domenica, Lupetto, non aspetta altro che sfogliare con nonna Bea il Grande Libro Peloso dei Lupi Saggi del Peloponneso, tra un mirtillo e l’altro, una coccola e una ghianda, per ammirare come i loro antenati raffigurassero il tempo, amando fissarne, su un foglio, particolari e riflessioni.
Da un lato c’è sempre Chronos, cadenzato e regolare, corre senza sorprese. Eccolo, un gigante che divora la sua prole, Chronos che strappa ciò che genera.
Altra cosa, segue con la zampa di Lupetto, dolce Bea, è intendere il tempo come Kairós, il tempo buono, il momento felice, che presuppone sensibilità e responsabilità. Nella mitologia dei Lupi Saggi del Peloponneso Kairós era la personificazione dell’opportunità, un giovane con le ali sulla schiena e i piedi, che regge una bilancia e che con un dito cambia, sposta, modifica. Kairós è il tempo nuovo, è un’opportunità: quella di incontrare il dopo, il poi, la messa in discussione del tempo, del nostro affamato tempo.


Ore 17:30, la merenda. Corri.

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