Ci hai mai pensato?

Covid-19
Filo su pericoli, pensieri, persone.
il problema mi sa non è il coviddi

Ci son persone che ad agosto il mare non lo vedono. Né a luglio, né a giugno né a settembre. Perché non ci possono andare. Ma perché non ci vai al mare? Sei così bianca. Ma non ti piace? Se potessi, ci andrei, credimi.
Ci sono persone che ma quanto sei dimagrita in questi mesi, ma perché non mangi? Ci sono persone che sei davvero irriconoscibile, ma quanto sei ingrassata? Ehh la quarantena eh.

No guarda, i problemi sono altri. Non di certo la quarantena.
Tu, per esempio.

Ci sono persone che a Dicembre il Natale non lo hanno. Che regali ti hanno fatto quest’anno? E a te? Ci son bimbi e bimbe che hanno inventato regali e scenari per anni pur di non fare figure davanti a quei grandi e quei bambini, figli di altri, e non sentirsi peggiori, degli altri, in quel maledetto silenzio, davanti a quel silenzio e quelle domande.
Ci sono persone sole, che famiglia è solo quella della pubblicità in televisione. Hai figli? Ma tuo marito come sta? E tua moglie? Ma tua figlia?
Ci hai mai pensato?
Ci sono persone che usano la mascherina da una vita, ogni giorno.
Ci hai mai pensato? Ci sono persone che fanno i conti con la quarantena da anni, prima ancora del Coviddi. Fragili, malati, anziani, bambini, giovani guerrieri calcolano le distanze e le frequentazioni da prima del Coviddi. Altre sono prigioniere in casa, di violenze e di soprusi.
Ci sono persone che quando i Paesi hanno chiuso i confini, le frontiere, le strade, per bloccare i flussi per qualche mese, si sono disperate talmente tanto da prendersela con chiunque incontrassero. Ci sono persone che non possono vedersi da decenni. Perché quelle frontiere non aprono più. Perché muoiono. Perché non hanno i soldi. Prima del Coviddi. E che ora è solo peggio. Ma non diverso da prima.
Ci hai mai pensato?
Ci son persone che il mondo è crollato, al supermercato, senza pane, carta igienica o lievito (brutto quando manca improvvisamente un bene primario eh..? ).
Per molti il pane e il lievito sono, da prima del Coviddi, diamanti grezzi da recuperare in miniera. Senza nemmeno andare a scomodare quei personaggi mitologici lontani e così diversi da noi, quelle creature di pelle nera con due braccia e due gambe, pure un naso, sì, terribile, che vivono oltre il mare e vengono qui a rubarci mogli lavoro bambini, no, è il nostro vicino di casa. Si quello che non senti mai non vedi mai non sai nemmeno come è fatto. Magari ha bisogno di aiuto. Chi lo sa. Ci hai mai pensato?
Ci sono persone che, senza andare troppo lontano, sono morte di fame, gli stessi degli addobbi di Natale, e per loro non è cambiato assolutamente niente. Anzi si, molti di questi hanno perso tutto il poco che avevano.
Ci sono persone che quando è iniziata la chiusura restrittiva non hanno sentito alcun cambiamento. Se non il dover sopportare con diplomatica pazienza e comprensione chi impazziva accanto a loro, più del normale. Persone che in casa ci stanno da anni e non escono, o non possono farlo. Persone in difficoltà, persone che non riescono a liberarsi dalla coercizione, dalla violenza, dal dolore. Ci hai mai pensato?
Che ci sono persone che sono state contente di mettere la mascherina, e sono riuscite a credere in se stesse un po’ di più perché la mascherina dava loro sicurezza. Fisica e psicologica. Ci sono persone che continuano a morire e non è per il Coviddi. E hanno bisogno di aiuto. Ma ce ne siamo dimenticati. Ci hai mai pensato?
Ci sono persone che dentro casa in questi mesi non hanno trovato sicurezza, perché la sicurezza nelle loro case sta come l’acqua su Urano, che la morte l’hanno vista, l’hanno continuata a vedere e non era Coviddi. Ci hai mai pensato?
Ci sono persone che hanno fatto scelte consapevoli per sé e per la comunità, pur di non ammalarsi e non far ammalare nessuno e in vacanza, non ci sono andate. Non hanno avuto foto da postare, nè aperitivi da condividere. E si sono ammalate lo stesso. Non si ammala “solo chi si comporta male”, anzi, forse il contrario. Ci hai mai pensato?
Ci sono persone che quest’anno è stato il migliore di molti altri anni, perché il Coviddi è stato un male minore rispetto alla loro realtà.

E ci sono persone che continuano a fare esattamente come vogliono, quando vogliono, pur di appagarsi, e convincersi che d’estate essendo estate essendo stanchi essendo frustrati devono distrarsi spaccarsi mostrarsi, perché hanno sofferto troppo, fregandosene del prossimo, del momento storico, del presente. Mentre contagiavano altre persone. Perché si sono spostati, dalla loro casa. E no, loro non ci hanno pensato. Che qualcuno a causa loro è intubato in terapia intensiva.

C’è chi ha continuato a curarsi perché era ammalato da prima del Coviddi, c’è chi ha continuato a essere disoccupato, c’è chi il mondo di prima non lo avrà più, perché nonostante gli sforzi la vita gli ha tolto tutto. E non è Coviddi. Ci hai mai pensato?
Che che qualcuno non ha cambiato alcun tipo di abitudini, perché rispettava gli spazi, le persone, gli starnuti, i modi. Ci son persone che il buon senso lo avevano già da prima.
Non vuole essere paragone, non vuol essere mettere sullo stesso piatto realtà estremamente lontane o diversificate tra loro. Non è per dire e allora? e quindi? ma che c’entra?
È per fermarsi un attimo, e dirsi, ma io ci ho mai pensato? A quante variabili esistono oltre alla mia vita e al mio modo di percepire il reale?
Un attimo solo, poi riprendiamo con la nostra psicosi, perché è nostro diritto lamentarci, parlare, attaccare, pestare i piedi e pensare a noi stessi, a stare bene, e non alle disgrazie del mondo degli altri. Non è della serie.. “se pensi che esiste la fame nel mondo non devi lamentarti.”
No, tutt’altro.
Lo sottoscrivo, io prima, che di lamentarmi non ne ho avuto mai l’opportunità. E lamentiamoci. Che fa bene.
Ma poi? Dopo due smadonnate? Che abbiamo risolto? Chi ha scelto di andare a far serata, di viaggiare, di trottolare senza precauzioni in nome di una dea libertà travisata dal lascivo edonismo del non rompete che vivo come mi pare, ci ha pensato? Ci penserà mai alle conseguenze che ha, più o meno inconsapevolmente, causato? Forse non saprà mai che qualcuno è morto, per quel viaggio. Per quella serata, per quella vacanza. E non perché improvvisamente ora è da additare come cattivo, stronzo o untore. Ma perché in un periodo di difficoltà comunitario è necessario avere buonsenso comunitario.
Cosa che si dovrebbe avere sempre, ma ho la sensazione che è chiedere troppo, pensare che ognuno dia da mangiare al proprio pezzetto di coscienza.
Magari prenderemmo l’abitudine, a furia di ripeterlo, insieme alle ricette del pane, e lo faremmo anche senza Coviddi. Lamentiamoci pure, che siamo privati della nostra libertà, che stiamo morendo, che il mondo fa schifo.
Ma fino a che non ci toccano un caro o non toccano noi stessi, a noi, non interessa.
Il post su Facebook lo abbiamo pubblicato, insultato abbiamo insultato, schifato il governo, qualsiasi esso sia, lo abbiamo schifato. Odiato i migranti abbiamo odiato. E quindi?
Ognuno ha il suo metro percettivo alla difficoltà è chiaro. E davanti a tutti è necessario porgere rispetto, è chiaro.
Ma magari, così, un pensiero a noia, qualche volta, poco più avanti del nostro ottuso orticello di godimento e vittimismo potrebbe aiutarci a chiederci, ma io ci ho mai pensato? A usare il kamut invece che la farina 00? Imparando a far fare le bolle ai pensieri e far lievitare il cuore?
Che fa pure meglio, a una certa.

 

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