Un posto nel mondo II

Racconti a scaglie
seconda parte

Pareva anima rara senza peccato da terre lontane.

Eppure già crocefissa da molti, specie da colei che l’ha sempre accusata di aver messo incinta il figlio.

All’anagrafe l’hanno chiamata Elena e le hanno tolto una vocale dal cognome. Più italiano, dicevano.

Da quel momento Lena cambia identità, non solo sulla carta.

Lena rinuncia a sè, al sorriso di bambina inondata di lentiggini. Ora il pesce lo mangia e sa bene cosa sia il mare, e anche i mandarini. Se butti le bucce nel fuoco fanno profumo. Ma i semi vanno sputati. E va matta per le angurie. Ma quei semi li mangia.

Extracomunitaria

Come suonava male negli anni Novanta. E pure ora.

Non sai parlare, ma che accento è? Devi imparare. Sei in Italia non a casa tua.

I devi. Il peso del non detto. I silenzi interpretati. Le espressioni travisate. La solitudine. Ha imparato l’italiano guardando Pippo Baudo e le riviste di cronaca rosa.

Ma come puoi leggere queste schifezze? Ma ti pare normale? un po’ di cultura, no?

Sì, forse. Ma quei giornali rendevano la realtà meno pesante. Altre vite di cui occuparsi. Per evitare di ascoltarsi, ed evitare di vivere la propria.

Lena ha smesso, di essere Lena, di vivere, al suo atterraggio in Italia.

L’invidia ha fatto perno sulle sue insicurezze, plasmandola in ciò che non è mai stata, ha vissuto per tutti ma mai all’altezza di nessuno, rendendo sue nevrosi ed ossessioni altrui, scambiando un marito per padre, una figlia per madre, troppo sveglia per potersi ribellare, una madre assente, moglie dipendente.

Recitando i devi ha dimenticato la preghiera dell’essere quando di anni non ne aveva nemmeno per votare in Senato.

Elena è diventata parte della cultura italiana senza appartenervi mai, ne ha preso le parti migliori, ma non c’è mai andata d’accordo con una società di considerazione solo in quanto straniera, russa, giovane, bella, quindi piuttosto prostituta. Accettata solo in quanto moglie di, madre di, suocera di.

Nessuna relazione interpersonale degna di essere definita tale, le urla nel silenzio quotidiano del come fai sbagli, fai qualcosa, non sei capace, sii autonoma, hanno portato Elena a paralizzarsi in famiglia e nel contesto sociale, ad aver paura di tutto, anche della sua stessa ombra. Finendo per preferire l’abitudine di una vita in campagna che in mezzo agli umani.

Identità? non ha mai capito quale fosse la sua, nè italiana nè russa.

Genere? tanto meno…

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