Un posto nel mondo I
Racconti a scaglie
prima parte
Nascere è già abbastanza complicato e a volte sembra tutto. Per conoscersi e ritrovarsi però non basta mai, è necessario rinascere più volte. Morire invece, è sufficiente una volta sola.
Scontato? eppure non lo è. Almeno non per Lena.
Una storia di riflessione sociale a partire dal singolo, di aspirazione e di difficile accettazione di sè, di negazione del proprio io e di completa dedizione agli altri, di identificazione e assimilazione, di complicata relazione con l’alterità.
Impregnata di malamore. Avvolta dal disamore.
Lena è figlia del gelo, delle mele acerbe e dei lamponi. Mangia grano saraceno, ed è felice, a Natale, quando le regalano il mandarino dell’anno.
Lena è figlia del comunismo, del fare tutto da sè, per me per te, per tre. Che per carità, non capiti mai un po’ d’appagamento, alcuna nota di trasporto o personale estro oltre il limite consentito. Nemmeno per chiedere aiuto. Perché puoi togliere il regime sovietico a un russo ma non la visione sovietica dalla vita di un russo. La vita è fatta di regole, di sacrificio, doveri e imposizioni, non ci si lamenta, non si fanno domande. Non ci si chiede perchè.
Non fare domande ed eseguire ciò che si comanda è la prima regola.
Lena è un’atleta, cresce con la nonna, diventa infermiera, ha bisogno di sentirsi subordinata e dipendente, come con Cristina, la sua migliore amica. In lei ammirazione e sicurezza, lei fa e lei decide, Lena segue.
Finchè un giorno Cristina se ne va per la sua strada.
E Lena si perde.
È il disastro del 26 aprile 1986 a cambiarle la vita, o meglio, sei anni dopo, un’anima sofferta che si batte per un mondo migliore. Occhi d’enigma cuore d’artista, poco compreso, molto invidiato, mai ascoltato, spleen e camere oscure, Les Paul da accordare, scarpe per correre. Troppe domande, poche risposte. Solitudine, anaffettività. Si occupa degli altri per evitare sè. Sorriso dolce, profondo quanto il dolore che porta dentro.
Passa per Minsk, biologo attivista per Legambiente.
Antonio e Lena tornano insieme in Sardegna. Un posto in cui i mandarini nascono tutto l’anno. Lena è decisa e coraggiosa. Un concentrato di freschezza inonda l’isola ancestrale delle fate. Lascia gli affetti, terra ostile in cui non ci si fa domande, per approdare in una terra ostile in cui non ci si fa domande. Per amore. O piuttosto incastro perfetto di due opposti nelle loro nevrosi. Incoscienza. Anche.
Forse il miraggio di una nuova Cristina, un faro, un padre per cui subordinarsi. È gennaio, il permesso di soggiorno sta scadendo, sarà una firma in Comune a sancire la sua permanenza definitiva in Italia. Lena è incinta. Gli occhi lucidi, il viso da nascondere nelle pieghe del gilet di lui. I confetti sembrano tristi, del pranzo non ne capisce il sapori. Venti invitati, minimalismo, arrangiamento, decisione univoca.
Il riso vola ma i piatti non si rompono.
Ora, ogni volta che vedo un piatto cadere e frantumarsi, sono felice. Lena aveva iniziato a non scegliere più. A partire dai confetti, o forse già da prima.
I vent’anni li festeggia al mare. Ma Lena ha smesso di sognare…
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