Cenere III
Racconti a scaglie
terza parte. fine
..ma tutto si fece più cheto, mani mi presero, urtando i miei seni, e hanno svelato quel mondo celato, dalle lenzuola spogliato, avvolto portato lontano, portiamola via. Ora, lontano.
Ma io ti sentivo, sentivo il tuo odore, intriso di anni a fare l’amore, ciò che dicesti al mio cuore fu chiaro e spiazzante ma cosa ti ho fatto, ti chiedo perdono, scusami amore mentre a gran voce in mezzo alla gente piangevi insistente imploravi giustizia, ma che le hanno fatto? giovane e bella, l’ho vista per poco, un paio di volte, sfuggiva sfuggente, tu la conosci? ti chiesero in coro.
No, non scherziamo, mai conosciuta, solo un’amica Da quanto tempo?proprio non so parlar di quel tempo, due giorni o appena.
Quantifica appena.
Non so.
Appena è quel tempo già o poco più, il tanto per cucirci una vita su.
Non hai fatto niente per tenermi con te. Hai preferito stringerti a Te. Tu che lo odiavi quel lato di te, ero io ad attutire, ad ammorbidire, a compensare, sperare badare, credere al nulla, domare.
Ma non è bastato e ora fa freddo, viso di un angelo a cui ancora credo, nasconde segreto. Penso ho fallito, forse la colla, i cocci, quei semi, mentre da solo senza avvisarmi eri Te che sceglievi, quand’io conservavo quel nostro, quel tenero fragile altro da Te.
Ma forse non c’era e non c’è un tuo Te, un mio Te o un altro da Te.
Esiste un morboso e malato intero, interno che solo io vedo poi nego, che fingi di non ricordare, vaghi tra gente, smarrisci quel volto non fa carnevale, viso di angelo nasconde segreto, domabile se, se avessi voluto solo da Te. Ora ho capito, non era per me.
E io presuntuosa di forza presunta volevo resistere e amare e domarti, e io presuntuosa di forza presunta volevo tenere ragione d’amarti.
Io non vedevo, io non mi amavo, non accettavo quel Te nell’insieme, prendere e andarmene in tempo, lontano da Te fuori tempo. Non riesco, non posso cambiarti, nel mondo impossibile tempo e lancette, l’ora che scocca al contrario. Ma ora ho capito ch’è tardi.
L’ennesima sera, ennesima scusa, ennesimo grido, è stato lo spigolo.
Nessuno saprà, in casa che accade, solo un momento. E l’hai preso tu, tu mica io. Ma io, io chi? io tu, o tu io?
E poi mi hai riempito d’amore, di cure, carezze, la cena, la ninna, il libro di casa, coperte, koala, le triple mandate, sigillo di vita.
Nessuno abita dentro una casa se non chi ci vive, mura garanti di vita, hanno applaudito, hanno ammirato il nostro copione consolidato. Ma finalmente ribalta si spegne, le quinte sommerse da volti e domade. Ora che fai?
Ma tu dici che non sai niente, e io come fiore resto a guardare. La scena è conclusa, fugge la furia, era una svista.
È il tuo momento, puoi comandarti la vita, vento segreto, con pena e tristezza neghi il mio nome.
Perchè tanta cura a me zitta velata di viola contrita?
M’hanno portato in un posto gelato ed ero più sola di prima. Non ero più a casa, niente frittata o zucchina, forse nell’aria ricordo di dolci, spero che tu li abbia mangiati. Ho perso di vista per sempre i tuoi occhi, i miei da accudire, tra puzza di ferro, e rancido rosso, livido blu di quando ti tagli e non te ne curi. No, non volevo capire. Dovevo donarti baci e carezze ti asciugo le lacrime io ti perdono, ti calmi? lo vuoi un dolcino?
E poi ti ho riscelto. Ti scelgo e riscelgo più forte di prima. Perchè? Ho ancora bisogno di tempo e lavoro, sgancio quel me, recluso con te. Fanno terrore i conti da dentro, senza platea, non credi sia vero? Dicevi al mio cuore scusami amore, ti chiedo perdono mentre a gran voce in mezzo alla gente piangevi insistente imploravi giustizia.
Ma finalmente il tempo è passato.
Cenere d’alba mi ha trasformato, verde di prato e gialla mimosa, raggi di sole, pezzi di barche, nuvole rosa.
Guardi la luna, sei al timone, sorseggi del tè. Tu non lo sai, ho veleggiato per anni con te. Senza lasciarti, senza scollarmi.
Ma finalmente il tempo è passato. I raggi del sole la colla han seccato, mi sono stancata, caduta improvvisa, posso andar via. Non voglio più essere dama marina, tra furie, rimorsi e strette tra dita.
T’ho poggiato sul comodino, vicino alle chiavi, un piccolo fiore.
Petalo blu per giorni di pioggia, petalo giallo perchè vado via, sotto un foglietto: inizia ad amarti, cuore reciso. Promesse, ti prego, non farne, e non ti scordare, chi sul tuo petto leggera dormiva, lei che ti scelse, ascoltava i tuoi sogni, respiri coi miei, è tardi, non dormi?
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