Viva la vida
Solo solitudine festiva
Filo su evviva
A te che che leggi, viva la vida.
A chi sa di aver toccato il fondo del cratere più profondo vivendo, a occhio lucido la fine. Ed è ancora qui. A trovare le parole per raccontarla la sua fine. In maniera sempre nuova.
Inno alla vita, di chi, in silenzio quando nessuno si interessava a te, quando sorridere falsamente era l’unica soluzione per tenere buone le sentenze degli altri, inno alla vita di chi è riuscito a far della vita angurie dolci fresche e senza spine.
L’inno alla gioia che nonostante tutto hai saputo creare con le tue mani, quando le mani non le sentivi nemmeno, tanto era difficoltoso muoversi. Ma non c’era altra scelta.
L’inno, quello scritto col sangue, le lacrime, le gambe, quelle che non reggevano, le gambe di chi ha provato a morire per mano propria, per mano altrui, per mano di scelte non sue. Morte assistita, guardata, toccata sentita schifata tremenda improvvisa aspettata elaborata e accettata.
Inno alla gioia di chi esce dalla porta di casa e sente quel dolore quel gelo quel vuoto della rassegnazione di una scelta Resta a casa, esco io, vada come vada, ti proteggo io, almeno tu stai qui. E sentirsi dire sì. E così esci. È arrivato quel giorno, quell’ora, doveva finire così, sono pronta, per morire ancora.
E non avere neanche vent’anni. E poi ancora una volta, ancora e ancora due, venti, centomila volte ancora.
Quella sensazione di brivido gelato a 42 gradi all’ombra non te la dimentichi più.
L’inno alla vita di chi ha sorbito sentito catturato e non sa come schivato, dopo tempo le mani le sedie i balconi le auto i farmaci le siringhe il gas le corde i cuscini le urla i divani i volanti le chiavi gli schiaffi.
E allora gioisci e ti stampi sul corpo un sorriso, Viva la Vida, ci scrivo io.
L’inno alla vita più prezioso, il tuo. Nonostante l’incoerenza delle cose, delle persone, dell’ingiustizia del non senso di come van le cose.
Spero che la fine sia gioiosa e di non tornare mai più.
Frida, l’inno alla vita di una non vissuta gioventù, con qualche anno in più.
A chi prova ogni giorno ad affondare il naso su angurie dolci, nel proprio giardino, e coccolare germogli sereni. Orto segreto di fontanelle e specie rare, per quei pochissimi sarti di colori.
L’inno della gioia bambina, di chi ha già dato tutto. E ora ha solo bisogno di stare, e guardare le nuvole passare.
Con la musica più dolce e i baci più sentiti.
Limpidi e freschi di un limpido amore.
Al sapore di anguria, se possibile, lavata con meno dolore.
Viva la Vida. La tua.
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