Il reale di Joy
Pensare, parlare. Reale. Cos’è?
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Nonostante si sforzasse di pensare a chi potesse esserci in un momento così, si rendeva conto che era sommersa dal silenzio. C’è chi era sparito, chi dormiva, chi non voleva vedere, chi non ne voleva sapere. I pochissimi, lontano. Ed essere d’impiccio non era mai stata una cosa che le riusciva bene. Nessuno vuol essere chiamato di notte per sorbirsi il silenzio della crudezza di una vita non propria e dirti arrivo, non schiantarti, ci sono, solo per stare, insieme.
Non restava che aspettare la telefonata di A.
Joy aveva bisogno di mollare, di non dover tenere tutto quello che doveva tenere sulle sue spalle. Joy si sentiva sola, doveva essere forte perché non c’erano alternative. Ma non se ne ricordava nessuno. Aveva bisogno di avere un minuto di lusso pelle a pelle, con cui poter essere umana. Lasciarsi andare alle lacrime ed essere coccolata. Di solito da chi non era disposto.
Aveva bisogno di poter dire cose belle brutte e sceme, sceme come lo era lei.
Joy era una grande pensatrice. Quando formulava un suo pensiero, vagliava ogni possibilità per essere corretta e non dare fastidio. Lei poteva anche ferirsi a morte, ma gli altri no, mai, una voce forte e cieca glielo impediva. Violentemente.
Se per un momento si concedeva il diritto di mettere un mignolo fuori dal suo posto di perfezione, non andava avanti sicura di sé, ritrattava subito affogando nelle parole dell’altro. Altro incarnato sempre da quei tre, quattro ego. Bastava solo aprissero bocca. Se provava a esprimersi e andare avanti con ciò che le sembrava giusto, rompeva un equilibrio, dando fastidio. Lei non poteva pensare, valutare. Schiava dell’ eterno tranquillizzare, appagare l’altro bisognoso. Sapeva che riceveva bastonate, e non solo a parole. Convinta di meritarle.
Così aveva escogitato il suo pericoloso NonParlo. A una certa però messa alle strette, doveva agire. L’altro, troppo ego non tollerava. Joy sminuiva la totalità del reale per la realtà di un paio di persone in serie e con gli stessi punti ciechi. Sapeva che il mondo era fatto di persone speciali e tante cose da scoprire, ma si lasciava distruggere dalle parole di chi poteva solamente attaccare. Scegliendo così.
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