Morto, da vivo
L’aggressivo passivo
Filo su feltro, una barabitudine
L’aggressivo passivo.
Fare il morto da vivo, è una delle forme aggressive più violente che ci siano. Non era attiva la tua aggressione, ma costante e dilaniante, senza risposta, lucidamente delirante, le grida e poi il niente. Violento e passivo. Discutevamo e tu facevi il morto, niente, nessuna reazione.
Guarda qui, guarda me, non il vuoto, guarda me, che sono qui, che succede, dove sei? Affronta me, i problemi qui, ti prego resta qui.
Fare il morto da vivo, è una delle forme aggressive più violente che ci siano. Non era attiva la tua aggressione, ma costante e dilaniante, senza risposta, lucidamente delirante, le grida e poi
il niente. Violento e passivo. Discutevamo e tu facevi il morto a galla, niente, nessuna reazione.
Ti toccavo ti scuotevo la giacchetta, guarda qui, guarda me, non il vuoto, guarda me, che sono qui, che succede, dove sei? Affronta me, i problemi qui, ti prego resta qui.
Mansuetudine e bontà? quel tuo zelo, era invero zero e io che ci credevo, pensavo d’esser io, la pazza, come dite, violenta e da legare, da curare. D’abitudine, ci credo.
Lui che mi picchiava, era un aggressivo vivo: io mi scansavo, ma non ci riuscivo. Lui mi prendeva e io le prendevo, ora gridi come lui ma sai fare insieme il morto, come fai? ma ti frega, ti prego di reagire mentre già te ne vai via, e io rimango qui, maledetta, a ribellarmi a morte viva. Ora so che cosa eri, più aggressivo di due mani sul mio dorso.
Ti vendevi, non eri mansueto, il contrario netto. E appiccicata a te, io rimanevo.
Tutto il contrario del vivo, il morto da vivo. Fa paura, ha il doppio muso, sono tanti e coperti dalle porte, ed hanno tutti un nome, ma non li vedi bene ancora, l’unica a parlare è la barabitudine.
Puttana la speranza di cambiare, la bastarda barbara abitudine.
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