Tegolina Minni
Filo su Minni, non ho nulla da dirvi
Ringrazio la testimonianza di questo cuore che a noi, un pomeriggio di qualche giorno fa in questa tana è giunto, attraverso le pieghe e le piaghe del suo lungo viaggio.
Mi sono messa a pigna e ho ascoltato con la pelle. Ora la sua storia è anche vostra. So che avrete l’accortezza e l’amore di accoglierla con voi.
Alle emozioni, le emozioni preziose.
A tre anni Tegolina Minni conosceva le galline le lattughe le susine le mandorle le volpi il tufo le oche le zucche le carote le zecche le pulci i ragni le tartarughe i gerani i secchielli le zappe gli ulivi i gatti i cani le forbici per potare le pietre la muffa la marmellata il ciuccio la carriola e le donnole. Che, voglio dire, per avere tre anni comunque sono un po’ di cose. Prima dei tre anni, Tegolina Minni non ricordava assolutamente niente.
Le donnole uccidevano le galline, succhiavano il sangue dalla testa e a Tegolina Minni con gli stivaletti e il ciuccio per la campagna capitava di trovarsi davanti i corpi ancora caldi delle sue galline e si irrigidiva e si spaventava. Cercando di non farsi vedere da nessuno. Perché sapeva che gli animali sono tutti buoni e bisognava avere solo paura delle persone.
Era la sua prima esperienza di morte dei suoi fratelli e le sue sorelle. Come anche la morte del cane del gatto investito. Degli agnellini nelle sue braccia perché troppo deboli, delle bisce spiaccicate per strada. Andavano tutti raccolti e bisognava dare loro una morte dignitosa.
Ne aveva paura.
Ma non devi avere paura. I morti non fanno niente, sono morti. Hai ragione, va bene, non ho paura.
A tre anni Tegolina Minni entra in una scuola di musica, dove si studia il pianoforte in cui ci sono altri bambini. Tegolina Minni ha paura di cantare da sola. Ma non lo deve dare a vedere. Si ricorda della biscia. Non devi avere paura.
Hai ragione, va bene, non ho paura. La paura si affronta e non serve, è un tuo limite e lo superi. Va bene. A nove, a dodici, a quattordici quella paura non è passata, ma le urla di farsi passare questa paura no, sta ore ed ore davanti al pianoforte, i tasti bagnati dalle lacrime, perché lei doveva saper cantare e suonare, come sempre si era desiderato in lei e per lei. Ma io non lo so fare non lo voglio fare. Non mi sento.
Delusione.
Tegolina Minni decide un giorno di fare per conto suo una audizione ed entrare in quel coro, anzi tre, entra in tre cori. Amava cantare in gruppo e suonare per loro.
Delusione.
Ah in compagnia si ma quando te lo chiedo io mai. Complimenti.
Dovevi superarlo quel non riesci, come tutti i non riesci. Non si dice non riesco. Ma io infatti non lo dico sennò la pago cara. Sto zitta.
A quattro anni Tegolina Minni viene scelta per fare Maria nella recita di Natale, è bellissima con le sue guance rosse. Il bambolotto che le hanno messo nella stalla con lei, stava al suo posto mansueto e silenzioso, fino a che, un genitore genio non le mette un bimbo vero. Questo bimbo vero a un certo punto piange a dirotto. Lei va in crisi. Lo prendo, non lo prendo, se lo prendo non mi devo permettere che non è mio figlio e se mi scivola si fa male, se non lo prendo continua a piangere, tutti si aspettano una mia mossa io non so cosa fare, se non faccio niente sembro una che non prende posizione e io sono stata allenata a prendere una posizione, a dimostrare che riesco che ce la faccio che risolvo.
Dall’alto dei suoi quattro anni, dopo ragionamenti che non si aspetterebbe nessuno, decide di lasciarlo lì.
Alla fine della recita la sgridata arriva. Ovviamente. Delusione.
Perché non l’hai preso in braccio scusa, piangeva, che Maria sei?
Tegolina Minni ha il terrore di fare parecchie cose in palestra, ma non lo sa nessuno, odia fare le gare. Ha una forza e un talento innato. A sei anni inizia a fare i turni delle grandi, dicono si chiami agonismo. Si passa dalla pedana bianca delle bambine alla blu. Vuol dire che sei speciale.
Devi imparare a fare quello, come veronica, sorridente come veronica, forte come veronica. Perché non sei come lei? A me quello fa male, e anche quello, alle ossa. Ma non posso dirlo. A veronica non fa male, quindi devo stare zitta. Devo dormire abbastanza devo essere impeccabile, sempre, so che posso essere perfetta, ogni giorno che mi è dato da vivere, ho paura se mi viene il mal di testa perché non posso dare tutto quello che sono, come faccio? Zitta. Se qualcosa mi distrae si elimina, ma io non so distrarmi, ho tutto da dimostrare, a lei a lui, a tutti, a lucia che mi grida come gridi tu. Ho terrore di lucia.
Non lo sai fare e finché non lo fai non te ne vai. Ma io ho paura, ma non lo dico perché non si dice, come davanti ai topi morti, non sono nessuno per dire che sono stanca che mi fa male che voglio piangere andare via, perché so che solo i minatori in miniera possono lamentarsi, voglio che qualcuno mi capisca. Mi chieda. Mi abbracci. Mi conforti.
Tegolina ha sette anni, poi nove, dodici. Quella paura non svanisce. Il concerto lo devi fare e prendere quel diploma.
Sono vent’anni che suoni, hai iniziato a tre, sei anche in ritardo rispetto agli altri. Non credi?
Tegolina Minni a otto anni segna le ore di studio del pianoforte sul calendario, poi si controlla, alla sera. Non ce la faccio, non ne ho voglia. Sono stanca, oggi i minuti volevo inventarli, non volevo, non voglio suonare non volevo allenarmi non uscire in campagna a controllare le lumache, ma guardare la melevisione e magari invitare Irene. Ma la casa dove abitiamo è vecchia fredda gelata sporca e con la muffa nera e verde, non si può. Lo so, ma io ce la faccio, non voglio niente. Sto bene.
Tegolina Minni tra i sedici e i diciassette anni già lavora. È tra le prime al mondo. Si quella cosa che gira su se stessa. Dicono sia lei. Al mondo.
Tegolina Minni è abituata ad alzarsi la mattina e risolvere le cose. Non si piange non si parla non si sente la paura non si sente la fame la sete le grida se ti fanno paura te la tieni e inventi che non ci siano mai state. Tegolina Minni lo sa. Non c’è problema.
Tegolina Minni è adulta. Ha vissuto la sua vita come si vive davanti alle bisce morte. Non importa se ti fanno paura i morti. Non c’è spazio per la paura per quello che senti. Per il tuo dolore per la tua fame, Tegolina Minni non ha mai detto ho fame nella sua vita. Perché da quando ha tre anni Tegolina Minni, sa che la fame si soffre in Africa.
Tegolina Minni non sa sentire la pipì la fame né la sete. Perché è impegnata a salvare la sua famiglia, i suoi compagni, la vita mai sua, la vita degli altri.
Tegolina Minni scrive, è Giuria Giovani del David di Donatello, scrive per combattere la violenza, l’indifferenza, le multinazionali, collabora con riviste ed editori, con parlamentari dell’ONU.
Ma che importa? È solo quello che vuoi, puoi smettere.
Devi, smettere. Perché non è quello per cui sei nata. Sei stanca e non hai più tempo per le cose importanti.
Ma io, io niente. Quello che senti te lo tieni. Ma non te lo dico perché te lo faccio capire. E te la faccio pagare. Tegolina Minni a dodici anni si trova nel nulla in una landa irlandese. Piange. Non sa cosa fare. Ha una cartina e deve sopravvivere. Studiare. Cavarsela. Sempre. Ma non lo sapeva già fare? Per due volte nella sua vita deve andare via lontano per studiare.
Tegolina Minni a diciotto anni è certa di morire in casa, per anni avrà paura di morire in casa, il giorno in cui sa che la morte è attivata aspetta quel fucile aspettato alla tempia, al collo, alla schiena, non sa come avverrà ma è pronta, quella mattina fa restare tutti in casa, esco io, muoio io, è allenata a stare in piedi quando il mondo crolla su di sé, se vai via io non ho senso, distruggo tutto quello che hai, è solo grazie a me se hai quello che hai, e con questa colpa, per sempre vivrai. A diciannove anni Tegolina Minni trova la vita impiccata all’albero che aveva piantato per lei. Le bisce, le bisce. Non devi avere paura dei morti.
Ma io ho paura perché non è morto.
Tegolina Minni ha fatto ammorbidire la N che portava, ha quattro N nel nome, perché la M è l’abbraccio tra due N. Si può permettere di mangiare il pane. Ma ancora non lo sa perché se lo fa sa che sbaglia. Se senti desiderio di mangiarlo sai che non devi e Tegolina Minni nei devi è l’indiscussa regina. I desideri si possono malleare ai doveri.
Tegolina Minni si sente sgridata ancora, se fa qualcosa se dice qualcosa se prova a sentire qualcosa. Tegolina Minni il teatro non lo fai più perché non c’è tempo. Non ci vai più a fare tutti i progetti di cui ti prendi cura. Se ti ammali non sei abbastanza diligente. Se ti innamori ti rendo la vita un incubo. Non te lo puoi permettere. Non ti puoi permettere di studiare cosa ti va di andare dove ti va ma tu studia pure quello che vuoi vai dove vuoi. Tanto sai quello che desidero se non lo dico e come si deve fare. Non si compra il pane, non si mangia la pasta. Tegolina Minni si ammala, ogni due settimane. Complimenti. Questo è perché esci.
No, non lo faccio. Tutto ha una spiegazione, la testa comanda, non esiste altro. Devi essere sempre di più sempre migliore sei la prima e quello sai che puoi essere.
Tegolina Minni è stata la persona più in vista e più invisibile, come fosse una macchina e uno spettro. La più voluta e la meno amata. La più vista e la meno guardata. Non è mai stata abbracciata. Non ha mai conosciuto la tregua. Qualcosa che non fosse dovere, rancore, guerra, supremazia, violenza. Tegolina Minni è la persona più insicura e dolce e forte che conosca, continua a stare in piedi come una guerriera. Non so come faccia, le ha prese per anni di santa ragione, prima e dopo quell’estate. Combatte. Guerriera.
Ma a lei questo termine non piace. La gente si è abituata un po’ troppo a questo nome. E pretende armatura.
Ma lei non ha mai avuto una armatura se non la sua sottilissima pelle. Muscoli forti. Ossa fragili. Un cuore grande. Occhi lucenti e braccia sottili, per abbracci enormi.
Io ho il controllo di tutto. E mai avuto di niente.
Io non sopporto più niente.
Io a giocare con la sabbia davanti alle tragedie, non lo sapete, non le conoscete, non me lo posso più permettere.
Ogni volta che una Tegolina Minni piange, siate clementi, lasciateglielo fare. Ogni volta che ha paura, rabbia, che sente qualcosa che si avvicina al cibo, che sente qualcosa da dire e sbadatamente non si reprime è una dolce dolorosa piacevolissima conquista.
Siate cauti. Non conoscete la storia di Tegolina Minni alcuna. E se per qualche motivo, di loro, grazie a qualche spiraglio di apertura, qualcosa arrivate a sapere, non dovreste dimenticarlo dopo qualche minuto solo perché grazie al loro pungente sarcasmo tutto pare semplice, facile e all’acqua si rose, non dovreste usarla come arma combattente per ammaestrarle ancora, per far cambiar loro idea, come hanno già vissuto. Nel terrore nella paura e nella repressione nella invisibilità di un meccanismo mortale e mortifero. I compiti li hanno fatti tutti, adempiere è stata la loro missione. E ancora purtroppo la vita non smette di chiedere, continuano comunque.
Ma nel loro percorso di esistenza se le incontrate siate pacifici e delicati. Le riconoscete subito queste persone perché sono dolci disponibili e positive. Sin troppo. A volte non vogliono. E finalmente da qualche parte possono. Lasciate che le cose facciano il loro corso e non pretendete di capire di giudicare o di far cambiare con in mano il vostro vangelo. Le emozioni sono tutto ciò che abbiamo e alcune persone le possono conoscere solo da grandi. Non tutti hanno avuto la fortuna di essere, da piccoli ascoltati, rispettati, abbracciati,altri nemmeno da grandi.
Siate cauti e rispettosi con la vita degli altri, ognuno, a modo proprio sa quello che fa e come lo fa, perché dietro, molto spesso, c’è una incessante battaglia contro cose non mai vi immaginereste nemmeno nelle vostre nottate peggiori. Se sapete come desiderare le patatine fritte non disturbate chi sta ancora trovando la sua strada per farlo.
Le altre Storie
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


