Como Cherìa
Ora vorrei
Filo su filigrana
Ho dato un posto d’onore al mio dolore
In filigrana
L’ho adornato di biancospino e foglie verdi
Olive fresche e miele amaro
Pasta fresca, mandorle e ricotta di pecora
Ho annodato la malinconia all’ultima fetta di luna zafferano e ho atteso che si sveglisse
Per non mettergli paura
Ho chiesto al ginepro di farsi più basso perché il vento non lo portasse via
Come se guardassi la bellezza schiudersi per la prima volta
Come se ammirassi inerme la bellezza prima del mondo
Incantata al suo suono e al suo cuore imbarazzato e vivo
Profondo e senza fronzoli
Cadeva tutto
I metalli milionari, le beghe, le dimostrazioni e le prestazioni, la gente da appagare, il controllo, gli errori di perfezione e gli algoritmi vuoti
Le genuflessioni
Le abitudini
Le cazzate
Davanti a quel dolore tutto si faceva chiaro e asciutto
Chiudevo gli occhi e cantavo, un canto corale mi teneva al sicuro il corpo
Non poteva accadermi niente di male, lì in mezzo
Alla vita
Nell’ovatta di carne respiravo all’unisono di altre migliaia di anime, giunte come me a dare voce al proprio cammino arrivato a fatica sin lì
L’ho pulito dallo sporco, il mio dolore, con un coltello affilato
Un velo di carta crespa e notti buie
L’ho guardato e ho capito
Potevo rendere grazia alla vita onorando il Padre Poetico
Quella poesia a me mai riservata
Del resto, colante di rancore
Violenza e benestare
Fuori dall’etica e dal bene esistente
Quello mio, col mio nome cucito
Dall’amore che mi spinge a tenere in braccio lo splendore senza voler niente in cambio
Non potevo farci niente
Che lasciarlo morire per sempre
Si è così, il mio più grande patrimonio
Ha un posto d’onore
Padre Poetico
Ora vorrei.
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