A misura umana

Nel mio giardino
Filo su stanchezza colorata coi gessetti

Avevo scelto il contenitore e il contenuto. Funzionale al mio mondo.

Avevo scelto il contenitore e il contenuto. Funzionale al mio mondo.
Uno che cercavo di rendere il più umano possibile per me, popolato al mio fianco da esseri-umani. A misura di vita, lealtà, correttezza e rispetto.
Ci fu il silenzio.
Un fulmine e uno schiocco. Uscì erba nuova, su cui potevo sedermi.
Non avevo sbagliato l’attacco della mia preferita, la Consolazione n.3. Me la ricordavo, la memoria non era svanita.
Un tasto nero agli antipodi.

Dopo dieci anni ce l’ha fatta, ha scelto lei.
Contenuto e contenitore.

Ancora in lotta e divisa, soffrivo e mi vergognavo perché non ero in grado di fare ciò che facevano tutti.
Ma poi, tutti chi?
Era necessario che la manovalanza continuasse a concentrarsi sul suo cammino, mentre dei demoni potevo continuare a occuparmi lungo la loro strada spianata, in separata sede. Senza intersecarli o provare a collegarli, capirne i perché o stare ad ascoltarli.

Ero stanca di sentirmi incapace.

E il prestigio pericoloso dietro cui appagare il mondo?
Col suo cofanetto nauseabondo andava lasciato al piccolo mondo.
Quello dei giudizi sulle vite degli altri.
Della dis-umanità e l’apparenza.

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