L’amore si educa
Si prende per mano
Filo su pianerottolo col fiocco
Se la malinconia si potesse dipingere avrebbe il volto dell’attesa
Mentre imparo la lingua dell’amore
divido lo spazio per due
Annodo le paure ai tessuti
Da quando mi hai detto: sono giù
Respiro e mi adiro a dirotto
Mi guardo e mi ribello senza sconto
Divido il tempo
Ma senza resto
L’amore si educa
Si cura
Si coltiva
Si impara
Non bastano le sensazioni
Quei mi piace al gusto di avere
Ogni cosa di te
Quelle mischiate alle mie
Le tue cose sparse sopra di me
I frutti succosi
Le emozioni che mi hai riservato
Il proprio sentire la cascata dei tuoi occhi
L’amore è un’altra cosa
È la costruzione stancante di un villaggio senza imbracature
Eppure attorno si formano nuove strade
Consuetudine alle andate e ai ritorno
Abitudine
Ponti mai sperati
Dedizione ai rituali
Stupore di vedersi ancora qui
Grandine da sopportare
A turno di notte da soli
Ti celebro
Incassando a volte
Lasciando le dighe al pianto le sponde
Insieme la luna e le tenebre profonde
Tollerando
Aspettando di tornare a ridere ancora
Non posso più fare a meno di te
Quando sei ingombro
Quando sono sgradevole
Quando sei pioggia che passa e sbatte sul viso
Mi togli i capelli incastrati dalla rabbia sulle labbra
Mentre resta la tua mano sulla mia
All’amore ci si educa. Ogni giorno in modo nuovo.
Ci si scopre in due in un mondo in cui difendersi.
Dentro cui restare e abitare
Aperti
Dentro un grammo caduco di paura
Io ti aspetto
Ogni giorno migliore
Ci provo
Mi impegno
Ci penso
Chi sei?
L’amore si educa.
Si osserva.
Si impara.
Sennò, alla fine, è meglio andare via.
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