Coazione a ripetere
Mascherine e ammaraggi
Filo su castelli di sabbia
L’amore non cura non l’avevo ancora imparato
un giorno ho smesso di remare e la barca è affondata
Perché i castelli di sabbia non possono prendere il mare e salpare
E la vita è troppo preziosa per lasciarla affogare nelle mani di chi non sa stare al mondo
Di chi non sorride
Di chi non ti vede
Non glielo devi cucire tu il mondo
Non glielo devi insegnare tu il sorriso
Ma avevo fatto sempre così
Fammi diventare uomo
E avevo sempre fatto per loro
Salvami dalla morte
E avevo vissuto per loro
Mi facevo scegliere, senza scegliere mai
Mi facevo scegliere, senza che mi scegliessero mai
Mi sceglievano senza volermi davvero, senza parole, senza fatti, solo pulsioni senza pensiero
Ce la mettevo tutta, perché mi andasse bene, fino a che non mi perdevo
Ma chi ama include sempre l’altro
Guardandolo, curandolo
Spostandosi sull’altro
Di cosa hai bisogno?
Non me lo aveva mai chiesto nessun altro
Quando le tue difese sono basse devi avere rispetto del tuo stare al mondo
Rispetto per la tua storia, per quello che hai vissuto
Per il dolore
Per i tuoi perché
Per i tuoi sogni
Per le tue volontà invisibili all’altro
E quindi anche a te
Non puoi buttarti in mare sul primo dolore, sperando che non ti colpisca
Che non ti affoghi
Devi schermarti dai folli
Da chi sta male
Dai pretendenti di luce
Perché finisci per dare la tua, senza riceverne altra
Finché non sarà buio
Non puoi andare senza mascherina in un centro commerciale, se c’è una pandemia
Così allo stesso modo stavo al mondo: sul parapetto della vita, vulnerabile, sceglievo di far entrare nella mia vita chi stava male, perché me ne facesse indisturbato dell’altro, senza domanda
Come mi avevano insegnato
Fai di me ciò che vuoi
Con la presunzione di essere resistente
di immolarmi onnipotente
di farcela sempre
come mi avevano insegnato, come mi avevano indottrinato
Ma l’amore entra in punta di piedi non sfonda le pareti
Chiede il permesso
Non è ciò che finisce – evviva peraltro
Che spesso ti libera dalla gogna
È quel che è stato che ti ha tolto la vita a fare vergogna
Non è ciò che finisce, ma quel che mai è iniziato
Perché non hai mai detto sì
Perché sei stata sola
Non è la fine, che lascia spazio
Ma come chi salvi dalla strada resta in relazione
Senza starci
Bisogna essere in due per fare relazione
In due per amarsi, per tenersi, per parlarsi e costruire
E poi lasciarsi
La volontà, l’investimento a doppio senso
Non solisti in un campo minato
A dare le stelle e chi vede carbone
A dare amore a chi sta sempre altrove
Poi smetti
E la barca affonda
I castelli crollano
E tu falla affondare
E lascia che tutto crolli
La gente è strana, si racconta quel che gli pare per non bagnarsi in mare aperto
Non sa chiederti come stai
Nemmeno se stai morendo
racconta di sé al vento
Come fosse tutto dovuto, sempre dovuto, solo dato e mai ricevuto
Nella realtà tutta sua
E la barca l’ho lasciata affondare perché mi ha fatto affogare
Non è riabilitando gli uomini alla loro vita che -proseguirà indisturbata – conoscerai l’amore.
Amare è un’altra cosa.
Bisogna bardarsi dai virus quando si sa già di non poterli combattere e lasciare i castelli di sabbia crollare.
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