Radio Storie di Lana presenta: Cappuccetto Rosso come non l’avete mai sentita
La voce di Arturo, Lupo di bosco
Da che punto guardi il mondo
tutto dipendee, e, e, e!
.. tranne uno, signori, quello della verità
Ed è sulle note di Jarabe De Palo con la sua Depende a introdurci in questo speciale giovedì.
Buon pomeriggio gentili ascoltatori, e ben ritrovati a Radio Storie di Lana, la radio che dà voce alle storie che non hanno un dove, storie un po’ scomode cucite sul morbido, storie mai sentite, storie lontane, storie preziose. E quel dove lo trovano qui, dal 1995 sempre in diretta dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 21 sempre sul canale 103.3.
E anche oggi la nostra Radio ospita una storia di ingiustizia, di inchiesta, di amaro in bocca. Una storia in cui molti di noi potranno rivedersi. Avvicinarsi, e altri, allontanarsi. Diamo il benvenuto ad Arturo, Arturo Lupo di Bosco, direttamente qui dalle pagine più controverse delle favole da sempre raccontate, tramandate, rivisitate, Arturo, con la sua storia, la sua verità. Finalmente, per la prima volta, Arturo riesce a raccontarsi, scegliendo la nostra frequenza.
Innanzitutto grazie signor Arturo, grazie per la sua presenza. Classe 1935, un Lupo distinto, una raffinatezza di quelle antiche, volto canuto, occhiali neri come l’insondabile sguardo.
Sapete, la prima volta che ho incontrato il signor Arturo è stato nella sua casetta su in collina insieme a sua moglie, è lì che ho capito che quella verità non poteva morire con lui.
Forse il suo nome non vi dirà niente, perché nessuno l’ha mai citato prima d’ora in questi termini, ma se vi parlassi di una certa Cappuccetto?
Se vi ricordassi della vicenda che tenne incollati agli schermi, ai libri, ai sentito dire, allo scherno delle famiglie, milioni di persone in tutto il mondo? Storia che ancora oggi si tramanda senza porci troppe domande, di generazione in generazione. Ecco che forse val la pena soffermarci e ascoltare le parole di chi quella mattina c’era. E ha qualcosa da dire.
Ma ci racconti lei, Arturo. Non le rubo più secondi preziosi.
Grazie per l’invito, Minni, sono onorato di essere qui oggi, l’emozione è tanta, mia moglie mi ha accompagnato da voi con un velo di malinconia e con la commozione, insieme, di chi ce l’ha fatta..
Lo so signor Arturo, la signora Elvira è lì, con gli occhi innamorati di una ragazzina, che ci ascolta dietro il vetro, si vede quanto è orgogliosa di lei. Non si faccia scrupoli, non abbia timore o remore, questa è casa sua. Casa vostra. Il vostro spazio per fare un po’ di chiarezza.
Ma partiamo dalla fine, lei, lupo di bosco, come sta oggi?
Bene, sa. È passato tanto tempo, e col tempo ho imparato a farmi scivolare il rancore, la rabbia, quella triste vicenda alle spalle. Sono felice di essere ancora qui, di aver cresciuto i miei figli nonostante il dolore, di avere ancora accanto mia moglie, purtroppo ancora per poco forse, ma quando incontro persone come lei, mi rendo conto che lascio questo mondo in buone mani.
È molto gentile da parte sua Arturo, noi facciamo solo quello che sentiamo giusto, mi creda, i nostri ascoltatori lo sanno. Crediamo che la pluralità di visioni lontane dal mainstream, come si dice oggi, sia la ricchezza, e sia fondamentale per questa generazione e per i piccoli del domani. Dove vanno a finire gli occhi dietro le quinte? Coloro che la folla non acclama protagonisti? Fuori dai red carpet e dai salotti vellutati?
Vellutato come il mio papillon dice?
Esatto Arturo, come il suo papillon.
Questo papillon lo portavo anche quella mattina, sa, è il papillon dei grandi giorni, Elvira me lo stira ancora oggi come allora e me lo posiziona dritto dritto sul collo, da anni, da sempre. Era il 15 aprile, il giorno del compleanno della nostra prima figlia, Matilde. Ero uscito di buon ora, in passeggiata come ogni giorno, per cogliere le bacche per il pollo, le bacche col pollo è un rito per ogni compleanno, una delizia che fa mia moglie da quando siamo fidanzati. Le fiuto e le colgo. Un momento di autonomia speciale. E mia moglie si fida.
Non dev’essere facile perdere la vista da giovani.. Ricordiamo che Arturo, perde la vista appena diciottenne..
Mi creda, una tragedia, soprattutto nell’ambiente di bosco.. predatori, gerarchie, il fatto che nessuno sospetta che un lupo possa essere completamente non vedente..
Immagino, certo, la vista per un lupo di bosco è uno dei sensi più importanti, e fa da deterrente ai pericoli quotidiani. Chissà la preoccupazione di Elvira..
Ma lei si fida di me e si fida del bosco. Così anche quel giorno. Mentre passeggiavo sul sentiero che conosco a menadito, con i suoi alberi e i suoi arbusti gli avvallamenti e le curve, sentii improvvisamente tirar forte la coda, pensavo di essermi impigliato, sa qualche rete di cacciatore, invece no, era una bambina sui dodici anni massimo, che voleva sapere a tutti i costi perché vedendola non mi ero fermato a farle i complimenti sulla mantellina, diceva, come facevano tutti. Così ho cercato di spiegarle tempestivamente che non distinguevo i colori né le forme, se non avvicinandomi o toccandole, ma lei continuava a protestare, come se mi divertissi a prenderla in giro. Così ha iniziato a deridermi e fare battute poco carine sul mio aspetto.. È lì che abbiamo iniziato a discutere. La sua insolenza mi faceva sentire un bugiardo, ai tempi ero un ragazzotto di 20 anni, avevo perso la vista da poco, non ero saggio come ora e avevo i nervi a fior di pelle ogni qualvolta qualcuno mi scherniva o sentivo che la mia mancanza non mi permetteva di avere relazioni equilibrate con gli altri ..
L’elemento della derisione sarà usato contro di lei pesantemente in tribunale, per molto tempo, giusto signor Arturo?
Sì esatto, ora che la vicenda è conclusa posso dirlo, il fatto di avere avuto questo screzio con lei, secondo gli avvocati legittimava e avvalorava una mia presunta vendetta sul suo corpo e sulla nonna, accusa infondata come poi definito dall’ultima sentenza. Ma sa.. la parola di un lupo contro una bambina.. Cosa volete che possa portare?
Già lo comprendo senza difficoltà .. e poi? com’è andata signor Arturo?
Poi la cosa è finita lì, ho cercato di raddrizzare il tiro, ho chiesto un po’ di lei, dove stesse andando, non che mi interessasse, ma giusto per parlare d’altro.. E lì dopo qualche convenevole, ci siamo divisi. Io ho continuato a costeggiare il sentiero e lei si è trattenuta nei paraggi a cogliere dei lamponi, credo.
A quel punto, mi corregga se sbaglio, si è scontrato con una piaga dei nostri tempi, elemento che ha portato poi gli eventi a susseguirsi a cascata, tragicamente, come conosciamo.
Ma non anticipo..
A quel punto ho cercato di concentrarmi e fare in fretta, non volevo far preoccupare Elvira, pensavo solo alle bacche e a Matilde, e diciamolo, avevo voglia di tornare a casa dopo quell’ora infelice.. Ma mi sono perso.
Un lupo che si perde? Altro smacco immagino benché non fosse colpa sua..
Ci ho messo molto a fare i conti con la colpa. Forse troppo.. Non mi era mai successo di perdere l’orientamento. Ma i miei riferimenti non c’erano più. Non sentivo più il sentiero, gli alberi erano scomparsi. Gli odori mescolati, sentivo solo un gran caldo, come se il sole fosse spuntato all’improvviso sul muso e bruciava tutto. Ricordo un fortissimo odore di resina e truciolato. Gli alberi non c’erano più, ancora oggi mi si rizza la coda al pensiero di quanti morti ha mietuto quella radura forzata e come metta in croce ancor oggi gli abitanti del bosco. Il disboscamento per noi è la fine di ogni progetto di vita. Avevano raso al suolo il luogo delle bacche, delle nostre bacche, ma soprattutto i miei riferimenti erano saltati. Non sapevo dove mi trovavo. Mi prese il panico.
Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico dall’incidente che mi tolse la vista, ma ero sempre riuscito a cavarmela senza troppo perire. Non quel giorno.
No, non quel giorno. Allora decisi di fermarmi un attimo e concentrarmi sul fiuto, ma era difficile, mi creda, mi sentivo solo nel mondo. E incapace a reagire. Continuai a camminare, a camminare, e ancora oggi non saprei dire dove.
È così che, dopo lungo camminare, si è trovato davanti a una casa, giusto?
Sì, era la famosa casa della nonna, della nonna di Cappuccetto, ma io non lo sapevo. E mai mi sarei immaginato le conseguenze del mio agire, del mio sbagliato agire, ma..
Ma a tutto c’è limite..
Sì. Forse è vero .. Purtroppo, fui attratto da profumo di pollo. Ero talmente fuori di me che quel profumo mi aveva ridato speranza, forse ero vicino a casa. Ma la mia sensazione fu tremendamente sbagliata. Lo capii solo dopo però, quando ormai era troppo tardi. Il profumo mi calmò, così intrufolai il naso in quella casa, ma non era la mia casa, lo afferrai dall’odore di cannella, io odiavo la cannella. Elvira non la usava mai. Però, almeno, avrei potuto chiedere aiuto. Fu allora che, non appena la padrona mi vide iniziò a urlare e a scappare per tutta la casa, ma così forte che mi spaventai con lei, iniziai a sbattere ovunque, mi lanciò addosso uno sgabello, credo, qualcosa di duro con gli angoli. Lì purtroppo il mio istinto atavico prese il sopravvento, il meglio di sé, forse, per sopravvivenza. Da un lato volevo smettesse di urlare, da un altro mi sentivo in pericolo..
Ed è in quel momento che sentendo il rumore di una lama, come riporta nella sua difesa, la inghiottì?
Grazie per aver utilizzato il termine inghiottire. La ringrazio molto per l’accortezza.
A lei signor Arturo, per essere qui e per raccontarsi ai nostri microfoni, facciamo un attimo di pausa e mandiamo la pubblicità per ritornare insieme tra pochissimo con le battute finali di una testimonianza esclusiva ai nostri microfoni.
Cari ascoltatori, ben ritrovati ai più fedeli, e per chi si fosse sintonizzato solo ora sulla radio di lana 103.3 oggi con noi il signor Arturo, ripercorriamo la controversa e triste vicenda di un lupo di bosco, e non uno qualsiasi aggiungerei, un’anima forte e resistente agli urti della vita, uno che nonostante abbia pagato per i suoi errori,non ha passato un momento della sua vita che non fosse affossato da una narrazione distorta, dalla macchina del fango di una tradizione che patteggia per le parti e non per la verità. Un signor Lupo con la L maiuscola, vittima degli errori umani, di scelte ambientali tutt’altro che etiche, di una superficialità bigotta, di una apparenza che possiamo dire non solo inganna ma distrugge il prossimo. Facciamo chiarezza sulla favola che la tradizione chiama Cappuccetto Rosso. Un fatto di cronaca, per meglio dire. Signor Arturo, ritorniamo a noi. Eravamo arrivati a un momento cruciale.
Dunque. Attirato da un profumo casalingo, in quel momento sinonimo di anima viva e di richiesta di aiuto, per riuscire a rientrare a casa da sua moglie, signor Arturo si fida di una porta socchiusa. Quella che poi scoprirà essere la porta della casa della nonna di Cappuccetto Rosso.
Ricordiamo che il nostro Arturo è un lupo non vedente dall’età di 19 anni, e che perduta la via di casa a causa di un violento disboscamento che ha azzerato completamente i segnali consueti che l’avrebbero riportato a casa, ecco che.. ma continui lei..
Ecco che, ancora mi sento colpevole nel dirlo, la inghiottii. Tutta intera. E ripeto, inghiottii la nonna tutta lunga, la inghiottii e non si fece male. Avrei potuto rigettarla con un po’ di gaviscon, insomma. Niente di grave. Un po’ come la balena di quel Pinocchio, no? Il mio istinto mi venne in aiuto così, mi diede questa carta per sistemare il panico e le urla. E ancora mi dispiaccio. Ma a me piace il pollo e solo come lo fa mia moglie, mai avrei mangiato qualcuno così, per gioco. Avevo il terrore che piombasse il cacciatore, allarmato dal trambusto.. Come poi accadde, all’arrivo di Cappuccetto, giusto?
Sì.. Perché quando Cappuccetto bussò mi trovò a letto. Il suo arrivo mi sorprese, mi ricordavo sì dalla nostra conversazione che stesse andando dalla nonna, ma mai mi sarei immaginato di ritrovarmi proprio in quella casa..
Un insieme di sfortunati eventi signor Arturo..
Lo può ben dire.. Così mi misi su una vestaglia, sperando non mi riconoscesse. Ma mi riconobbe, purtroppo, dal papillon, e ancor più impanicata di sua nonna, urlò così forte che la sentirono fino al paese.
E lì, purtroppo.. La tragica svolta. Un crimine inaudito, direi..sarò ripetitiva signor Arturo, ma grazie ancora una volta per condividere col nostro pubblico la vicenda..
Il cacciatore arrivò dopo pochi minuti, non ebbi nemmeno il tempo di parlare. Sentii solo freddo, un freddo glaciale alla schiena e un lampo al posto del buio a cui erano abituati i miei occhi. Da lì il nulla, la mia memoria si spezza, come tutto, in quel momento, d’altronde, non ricordo più niente. Sogno ancora quell’istante, ciclicamente, come un girone dell’inferno. Ben più atroce della condanna che i giudici firmarono tre anni dopo.
Ben più atroce, se mi permette, la condanna di quei colpi di pistola. Tre, due alla schiena, e uno alla nuca..
.. esatto. E una tetraplegia che mi tiene su una sedia a rotelle da quel giorno.
Ricordiamolo, tre lunghi infiniti anni di reclusione e due di domiciliari, per non aver commesso reato. Può un inghiottimento essere punito con tale ferocia? Può un errore giudiziario distruggere così la vita di un lupo di bosco già comunque non vedente? Può un risarcimento colmare il vuoto delle nostre coscienze? il nostro atteggiamento meschino frutto di una cultura ottusa, nei confronti della vita e degli incontri che facciamo? Sia la nonna che cappuccetto furono estrapolate dal suo ventre senza graffi. Mentre lei, restò in coma per quattro lunghissimi mesi..
Sono stato risarcito con una ingente somma di denaro, ventidue anni dopo, ma la vita non è mai ritornata come prima. Ci siamo fatti forza. La mia famiglia è stata sempre la mia forza, il processo è stato forse più duro della punizione che già la vita mi aveva inflitto. Ho imparato a incanalare meglio le mie emozioni, e a lavorare sull’istinto.
Questo senz’altro, ma la narrazione signor Arturo, deve cambiare. E può cambiare solo quando non ci arrendiamo all’evidenza, quando ci poniamo domande, quando andiamo a fondo, sulle questioni, grazie alle sue parole, all’ascolto della sua storia, la sua come quella di ogni innocente vittima del bosco. La dolce favola di Cappuccetto Rosso negli scaffali della nostra memoria è rimasta tale, non è mai cambiata. Con le sue vittime e i suoi carnefici. Sempre i soliti, sempre quelli su cui tirare la riga della divisione purché non dia resto. Perché, gentili ascoltatori, lo chiedo a voi, nessuno ha pensato, alla luce dei fatti, perché i fatti di cronaca son risaputi da anni ormai, di riscrivere la storia che raccontiamo ai nostri figli dalla notte dei tempi?
Perché è più comodo, sussurra dal vetro Elvira.
Perché è più comodo. Sottolineo a malincuore anche io.
Vi lascio così gentili ascoltatori.
Appesi a questa domanda.
Perché?
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Grazie signor Arturo, e grazie signora Elvira. A domani, sempre dalle 18 alle 21 sempre su radio Storie di Lana.
Ai lupi di bosco un abbraccio dalla nostra radio.
Per una narrazione migliore.
Per una migliore comunicazione, per andare oltre l’apparenza, perché là c’è la vita vera, non dimenticatelo mai. Ciò che ben ci appare spesso non è quel che pare.
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