È ora
Via da qui
Filo su reti, la marea ha riportato delle reti gettate sul muso del nulla
un giorno distratto di tanti anni fa
Tanto mare passò di qui.
Venti gelidi spaccaron le mie mani e solchi improvvisi aprirono il mio viso, nessuno chiese scusa, e fu per la speranza finalmente la sua pace, ha smesso di affogare. Giace sul fondo a un corpo d’acciaio e catrame, trafitto. I gatti si rifugiano ancora dentro i vasi. E i granchi cercano nei secchi vie d’uscita.
Vedo te attraverso le maglie che ho cucito, ora è tempo di metterci le mani e ritirare, ritirarsi sulla terra e godersi dalla baia un tramonto che non avevo mai visto.
Parlava il desiderio. Premurose arselle tiravan per la notte le coperte.
Senti paura? Chiese il cielo al polpo.
Sento ignoto. Non ho voglia di scappare via. Quella bianca è una scialuppa se ti viene ancora di andare a fare un giro.
Le pietre preziose, gli ossi, diamanti lucenti, alghe e nostalgie erano rimaste incastonate a una trama di pelle e sale marino. Nessuno le aspettava. Nessuno in porto se le filava.
Solo uno non aveva mai smesso di controllare ogni mattino.
È ora di tirare su le reti, pesciolino.
Sei vivo.
Quante cose da ammirare.
Grondavano di doni
vecchi intrecci che hai finito di sbrogliare. È ora. Sono i tuoi.
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