Una mongolfiera, per te

La paura la sofferenza, la gioia
Filo su vita, quella mia, quella di una donna bambina, la sua strada e del suo Dono. Che per vivere, ha imparato a lasciar andare per poter salire, e a tirar la testa su. Me lo ha insegnato una mongolfiera rosa

Tanti anni fa, 40 anni fa, mentre il mondo girava per i fatti suoi e per i fatti di tutti, il mio prese un grosso spavento e si fermò.

Niente più luci niente più discese, niente più sole né salite. Niente vestitini, corsette e lecca lecca. La mia strada collise, e il mondo mio con lei.

Sogni, desideri, un vortice fatto di promesse, di coriandoli e colletti, si prese tutto. Scompigliando i sentieri, le strade che sognavo io per me e le strade che tutti prospettavano per me.
Quelle con un sacco di rampe da cui prendere il volo.

Ho conosciuto la paura, molta, molta paura, forse, anzi senza forse la più grande di tutta la mia vita.
D’altronde chi non si sarebbe spaventato a soli 14 anni? Avevo appena smesso di giocare con la mia Barbie..
Ricordo come ieri il giorno in cui feci il test di gravidanza: in quei 5 interminabili minuti di attesa dell’esito, sudavo freddo e tremavo come una foglia.
Non riuscivo nemmeno ad affidarmi ai santi, ero davvero giunta alla convinzione di averli tutti contro.
Sono cresciuta con dei valori religiosi molto rigidi: i rapporti sessuali erano ammessi solo ed esclusivamente dopo il matrimonio, ho scoperto solo molto dopo di non poter credere in un mondo così integralista, sapevo di aver commesso qualcosa di ingiusto, eravamo ancora due bambini assolutamente inconsapevoli del nostro grande gesto, o forse è meglio dire, del nostro gesto da grandi.
Durante quella interminabile attesa ero terrorizzata: avevo fatto, a soli 14 anni, seppur solo per una volta, seppur solo per gioco, un qualcosa concesso solo al mondo adulto.
Noi eravamo davvero due bambini, lui lo era più di me.
Due bambini che si erano appena innamorati.
Quegli incontri che a quell’età ti fanno credere di aver incontrato l’amore, quello vero, quello della vita, quello eterno, così eterno che.. appena seppe del test positivo scappò via, per sempre.
Mi guardai dentro, fuori, il buio. Ero rimasta sola. Terrorizzata, disperata, sudata, impaurita e con mille pensieri per la testa che portavano tutti nella stessa direzione: E adesso che cazzo faccio?
D’improvviso mi ricordai di non essere poi così sola, c’ero io, e dentro di me stava crescendo qualcuno. Te.
Il coraggio.
Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia meravigliosa e di poter parlare di quello che mi stava accadendo con i miei splendidi genitori, con le mie sorelle e con mio fratello e, anche se eravamo già in tanti, ci siamo messi d’impegno e abbiamo creato tutti insieme, in casa, ma soprattutto nel nostro cuore lo spazio necessario per accogliere il nuovo arrivo.
Un meraviglioso angioletto dagli occhi blu. Quell’angelo che ha stravolto in maniera decisamente positiva la vita di noi tutti.
Lei, che a breve compirà quarant’anni.
Ho trascorso nove mesi di gravidanza senza avere il mio compagno di gioco al mio fianco.
Non ho potuto regalare un papà a mia figlia ma in compenso ha avuto un nonno-papà decisamente meraviglioso.
Le strade, col padre biologico, per ovvie ragioni, si sono divise ed io, forte della mia scelta ho proseguito il mio percorso di responsabilità materna da sola. Una strada tortuosa e piena di dubbi. Non è stato facile.
Solo dopo ho capito che avrei potuto farcela anche senza di lui.
Ho costruito attorno a me una corazza di protezione nella quale non ho più consentito ad alcun uomo di entrare.
Una corazza dove non c’è più stato nemmeno un minuscolo spazio per accogliere altra sofferenza, soprattutto quella causata da un essere di sesso maschile.
Ma è stata proprio lei, la sofferenza, a regalarmi la salvezza, la forza, la determinazione e la consapevolezza che noi donne siamo perfettamente in grado di cavarcela da sole.
Ed è lì che è arrivata la gioia!
E insieme a lei, il volo che desideravo. Che meritavo. Anzi, meritavamo. Io e mia figlia, lei che mi ha insegnato a volare molto prima che mi crescessero le ali. Ce le siamo cucite insieme quelle ali, ogni giorno, che fosse pioggia, che fosse vento, che fossero splendide giornate di sereno, crescendo mano nella mano ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette, anche quando sembrava impossibile, ce la faremo.
Di tanto in tanto, ancora oggi, vorrei sopperire alle mancanze che non sono mai riuscita a colmare. Vorrei per te, nei momenti di pesantezza e di dolore, una mongolfiera, figlia mia, come questa che vedi qui, quella che grazie al tuo sorriso e ai tuoi occhi sono riuscita a costruire, anche nei momenti difficili, coi lembi dei nostri vestiti, con le delusioni e la strada tutt’altro che sicura, quella che avevo sotto ai miei piedi, quando eri appena lumicino, dentro me. Una strada che non ho sentito più solida e mia.
Fino a quando quella pancia si è fatta vita, e sei nata tu. E con i nostri guai, i sorrisi, e con la leggerezza che mi hai insegnato ad avere, la nostra vita in due. Una vita per cui forse non sono stata sempre all’altezza, forse non sempre perfetta. Ma non ti ho lasciato mai, ho cercato di curare con rispetto i tuoi spazi, e ho imparato a curare con altrettanto rispetto me stessa.
Ed è ora di guardare dall’alto chi siamo diventate.
Ogni volta che avrai bisogno, sali su questa mongolfiera, lei che sa di me e di te, fai un fischio, quando la strada si farà scivolosa e senza appigli lascia andare quello che ti pesa e vola.
A te dico grazie, alla vita, a quello che siamo state, a quello che sei diventata.
A me, che non avrei mai immaginato di essere in grado di mettere al mondo, così bambina, una creatura meravigliosa come te.
ML.

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