Gocce d’autunno
Pioggia e foglie
Filo su conforto, e iniziai a dissetarmi
Chiusi gli occhi, e poggiai la fatica, mi feci un regalo, aprii d’un tratto la mano mia alla sua, mi accolsero foglie d’altri tempi, d’altri luoghi, d’altri affannati cuori, altre stagioni a me sconosciute
E la tempesta si fece pioggia e poi acqua da bere, si sentiva il profumo delle castagne anche solo guardando quel confine, quello che era stato creato per poterlo sentire davvero il profumo della corteccia e del castagno. Per sentire tutto quello che aveva soffocato l’aria d’estate, quella che sa di sabbia in bocca e cenere di fuoco negli occhi. Un confine staccionato, dove la pioggia si è mischiata alle lacrime e nel sottobosco poggiate si fecero come carezze, gocce di oro o forse erano foglie, e non capivi dove la tempesta si era fatta acqua e poi aria e poi goccia di autunno, linfa che scorre.
Quello che avevo sempre desiderato. Il calore del tempo ovattato.
Il colore intenso di un bacio lungo, dolce e croccante che sa di cioccolato, non più grandine fredda stipata nella gola ma un bacio che avevo tanto aspettato di ricevere, e dopo una vita passata a inseguire, finalmente davo a me stessa. Aveva il colore dei tortini di carota, e il sapore del perdono.
Compivo 50 anni l’anno in cui l’ho conosciuto, ricevetti dei fiori con un biglietto, seguì una cenetta a due, una passeggiata e lui dormì da me.
Da diversi mesi stavo vivendo, quasi incredula, una nuova primavera e superai i miei timori quando lui portò da me tutte le sue cose; sistemò le foto della sua gioventù e dei suoi figli in soggiorno, attrezzò la sua mini palestra e occupò la sua parte di armadio ricavata spostando con confidenza i miei vestiti.
Ero felice ma non sapevo ancora che quella primavera avrebbe portato con sé raffiche di vento tempestoso, poi il sole, poi temporali e di nuovo arcobaleni, infine grandinate, violente, distruttive.
Tra una tempesta e l’altra sempre meno tempo, il sole ogni volta più pallido, l’arcobaleno smarrito e la grandine delle sue parole prima, dei gesti e delle azioni poi, a colpire, piegare, spezzare.
I commenti sarcastici sulle mie rotondità, le critiche taglienti sul mio modo di vestire, di parlare, le considerazioni disfattiste sulla mia età (a 50 anni chi vuoi che ti pigli?) la richiesta continua di soldi e al mio diniego le minacce fino alla prevaricazione fisica e oltre…
La primavera si era trasformata in torrida estate, quella che toglie le forze, il sonno.
Andare via come?
Andare via da casa mia e dove?
L’arsura dell’anima mia prosciugata mi faceva a tratti sentire come folle, invece avevo bisogno soltanto di un po’ d’ombra per riprendermi e di una goccia d’acqua.
Ed è arrivata quella goccia,
dalle mani di una, due, tante donne a lenire i sensi di colpa per essermi fatta trattare in quel modo
e si è trasformata in pioggia beneficante a lavar via il dolore e la paura.
Oggi vivo la stagione che amo da sempre, l’autunno dei colori caldi, dei frutti dolci, del profumo di muschio; provo per me stessa una tenerezza e un affetto mai sentiti prima uniti a un senso di gratitudine e di riconoscenza verso chi mi ha offerto quell’acqua e quel riparo.
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