Piacere, virilità
Emily, il femminismo, e gli uomini panda
Filo su abitudine a un mondo corretto, inclusivo, condiviso, dove femminismo non è un modo brutto di insultare.
Il lavoro dentro di sé apre le porte a mondi inesplorati e a scelte mai pensate, i piccoli che educhiamo sono il risultato di chi siamo.
E l’amore per il prossimo, a prescindere dalle mutande che porta e che portiamo, bisognerebbe respirarlo dalla culla.Io per esempio di cotone senza cuciture. Non la culla.
Le mutande. Dove il contenuto è affar mio. Mentre il cuore ed il cervello, stan più su e li possiamo condividere ogni giorno, dovunque. Come pure le mutande, eh. Ma da qui, ora mi vien male. Magari dopo.
Uomo che sorride con occhi a lampione: meraviglia del mondo. Uomo in camicia, mentre si gira le maniche sui polsi, quando si emoziona e lascia scorrere le lacrime, quando torna a casa pieno di farina, intonaco, catrame. Poesia. Con lo smalto, senza smalto, in pigiama, con la tuta. Nudo. Sempre. Soprattutto se guarda il mondo con gli occhi sensibili di uno tra i tanti ma speciali per te.
Uomo che ci pensa a te, a cosa senti, a cosa pensi, che se non puoi andare al bar te lo porta, il tè, caldo caldo, anche se piove.
Dicono siano cose normali, ma per alcuni si tratta di uomini panda. Allegato A, appendice A CITES, specie fortemente in pericolo di estinzione.
L’uomo che resta, che parla e non grida che non ti ammazza, che non ti deride, che non ha bisogno di fare del male.
Così Emily mi ha insegnato cosa fosse l’uomo panda.
Una società pretendente prestazione chiede ad ogni testosterone di mostrare muscolatura alla hulk style per sopperire a quella costante svalutazione di sè, per ergersi a migliore. Per mostrare e dimostrare, forza, superiorità di essere, produrre, reggere, condurre. Ripetere.
Per coprire la propria fragilità con quel virile assemblamento di paure nascoste portate allo stremo. Virile, che di virile non ha nient’altro che l’ignorante equivoco di essere migliore mostrandosi padrone.
Virile è l’uomo che sa che farsene qualcosa delle proprie emozioni, che cura la propria salute mentale, che non si svilisce e non svilisce, l’uomo virile non è un villano, un codardo, un pettegolo di bassifondi.
pettegolo di bassifondi.
Virile è l’uomo che ha paura, che ha coraggio, che desidera e persegue i propri sogni, anche insieme a qualcuno accanto.
L’uomo virile non ha bisogno di vantarsi di quante fighe s’è fatto, per sentirsi più uomo. L’uomo che ammette l’errore, è un panda che ascolta, ho sbagliato, ti chiedo scusa.
Donne, noi, che dovremmo metterci in discussione.
Vogliamo uomini migliori degli inganni, ma ci poniamo a loro proprio come non vorremmo che fossero.
Ringraziamo con la vita ogni gesto banale, e una carezza crediamo diamante, incastonato nel cuore, gemma vitale.
Lascia fare a me che tu non lo sai fare, cresciamo principini che nel mondo non riescono a stare. In risposta orgogliosa cresciamo perbenisti col Maserati, gli studi migliori, l’atelier più caro ma rozzi nei pensieri, violenti ed incazzati.
Piangi come una femmina, l’insulto più gettonato. Mononeurale, sei maschio, ovvio che non sai fare, ma non ti preoccupare, se non riesci a fare perché non ti va, tanto c’è mamma, sorella, moglie zerbino, che sa fare tante cose, tutte insieme, che fa.
E dal piedistallo, comanda il padrone a suon di adulazioni, inferni e rose. Figlio eterno di una donna che non sa tagliare quel cordone dal suo grembo.
Donne responsabili, della propria parte preziosa. Dov’è dunque la nostra?
Promuoviamo narcisismo e dovozione, regalando ad ogni uomo che incontriamo un posto nell’etere vicino al Signore, reverende e schiavizzate a gesti estremizzati, mai domandati, richiesti, pensati. Ansia costante, e giochi di paura dover arginare con maniacale attenzione le umorali devianze sentimentali che ci cerchiamo, che ostinate cambiare vogliamo.
L’uomo attento a sé e a chi lo circonda, l’uomo generoso di sentimenti di gesti e cura, è proprio panda quando si fa la barba, che se hai bisogno del lavandino non ti risponde a cazzo che tanto a te il lavandino non serve al mattino, che sei disoccupata, l’uomo panda ti dà un bacio, articola parola, perché ogni cosa si condivide, si spiega, soluzione trova.
E mentre senti i suoi profumi per casa, lo osservi nella scelta della giacca, non ti senti in colpa perché non gliel’hai stirata.
E io, che vorrei urlarti per strada arieggiando la bocca come te, per vomitare ormone.. ma che bel maschione, te la metterei in ogni dove! So essere delicata, erotica e anche porno se voglio, senza il bisogno di insultarti né svilirti per strada. E non perché porto con me, una patata. Ma perché sono una persona, di rispetto, e amore, sono come te, umana.
L’uomo panda non si distrugge, si ama, ama te che hai un lavoro e guadagni più di lui, e allora?
L’uomo virile non compete in amore e con l’amore, l’uomo panda compete solo per l’ultima pizzetta che ti regala.
E credo negli uomini che imparano ad amarsi proprio come le donne, più di quanto non lo facciano loro.
Era bellissima, Emily, quella mattina di giugno, la sua parlata dolce e sicura reggeva anche gli spiriti più scalmanati.
Lavoravo, a quei tempi, in un’associazione brulicante di lotta. Fatta di donne e di uomini che condividevano idee, molto spesso diverse, senza darsi guerra.
Eh, uomini dolci, garbati ed educati all’emozione sono belli e rari come panda.. è lì che sentii per la prima volta parlare dell’uomo panda.
E da tali, purtroppo, vengono trattati.
Ma forse panda dopo panda ci si può far l’abitudine che la bellezza delle persone è fatta dalle loro differenze, le loro sensibilità, le tante fragilità.
Ma se le donne, di queste crepe si sono abituate dai tempi delle caverne a farsene qualcosa, stigmatizzate ora come dal capo branco, l’uomo di quel dolore spezzato vulnerabile e senza scudo, sa troppe volte disperare, attacca il nemico da distruggere dentro e fuori da sé. Specie se è una donna a farglielo notare.
Ma un uomo che si fa domande, che si mette in discussione, non può essere né panda né rarità.
Emily l’ho conosciuta lì, in associazione, è con lei e da lei che ho potuto approfondire la visione pandistica del sesso maschile, lei che per prima ha pensato a questo nome per identificare gli uomini, quelli delicati. Stabili. Sicuri.
Lì in associazione gli uomini son persone, né panda né hulk, portano avanti da anni un femminismo con le contro speranze.
La lotta, il dolore e l’accoglienza non hanno sesso né forma, sono pane quotidiano per una società che non si ferma allo schermo dell’odio e della prevaricazione. Non li ho mai sentiti inveire contro la perdita dei loro diritti solo perché mangiano tutt’ora pane amore e femminismo.
Il femminismo non è una parola brutta e non significa “dalla parte delle donne perché il mondo fuori da esse fa schifo” femminismo è che ci penso ogni giorno, a te, e a quello che la storia nei tuoi confronti è stata, io da uomo godo di cose che una donna non può e non ha, come il rispetto. L’equità. E no che non me ne frego.
Femminismo è che mi rendo conto che troppi uomini si portano via coloro che mi hanno dato la vita. Faccio mio un divario culturale, ignorante e radicato nelle teste nei cuori, che parla di un passato malato.
Femminismo è molto di quello che io faccio, una donna deve col doppio del dolore, prendo in mano un presente che va indietro rispetto a me e al mio tempo. I miei diritti non sono i suoi. La mia qualità di vita non è la sua.
Il femminismo non riguarda le donne. Riguarda gli uomini. Riguarda l’insieme. Riguarda la sanità dei rapporti.
Senza il coraggio di molte donne e la loro secolare lotta all’odio e alla consuetudine omertosa, molti diritti di cui godiamo, uomini compresi, oggi non li avremmo. Ed è per questo che è necessario siano rilanciati ogni giorno.
Solo che molti se ne dimenticano.
Molti pensano che siano dovuti. E per sempre e da sempre detenuti.
Pantaloni neri lunghissimi, caschetto inconfondibile e spilla brillante sulla camicetta giallo pulcino. Prese parola in un circolo di soli uomini quel giorno, ben piazzati sul tema odio e amore. Non ho mai amato le fazioni, le divisioni che fan fighi e le prese di posizione a priori. I limiti mi affascinano, vorrei non avessimo bisogno dei divieti, perché ognuno dovrebbe rendersi conto senza cartelli rossi come comportarsi nel mondo, senza valicare quei limiti umani di desiderabilità e rispetto tanto difficili da immaginare. E se molti trovano difficile immaginate servono le leggi da apprendere e studiare, sin da piccoli umani.
A prescindere dalla connotazione sessuale, amo le persone semplici limpide nei pensieri e in un cuore sano, amo l’amore e l’ebbrezza di tornare a casa, e sentirmi amata, raccontare la mia giornata e stare in silenzio, lì tra le braccia che ho scelto.
Amo gli uomini che curano se stessi, che accendono una candela profumata perché sanno che ti piace e piace pure a loro, e amano le rose da regalare e da piantare, escono con gli amici e la carrozzina del bimbo e fanno shopping per te se a te non va, non è uomo solo chi va a comprare le sigarette e la birra e che per divertirsi sbava sotto i tanga in un pub.
Non esistono uomini panda. Esistono Persone.
Persone che non sanno come stare al mondo e come amare. Persone che non si vogliono amare. E mentre faccio un parcheggio e si spegne la macchina e mentre faccio un parcheggio e non entro al primo colpo, non voglio sentirmi derisa e in colpa perché è ovvio, sono una donna. Femminismo è anche questo.
Abituarsi a incentivare un lessico nuovo, un sentire diverso.
Dalle donne e delle donne affinché non vivano l’eterna favola della pecorella smarrita e della colpa perché respirano, tessendo quello speciale reticolato ingabbiante di sottomissione e autosabotaggio con la targa e il proprio nome, creato con le proprie mani, lì al sicuro in cui rinchiudersi, lì in cui regalare continui assist agli uomini che dovrebbero vergognarsi di chiamarsi tali.
Un sentire diverso che parta dagli uomini che si mettono in discussione e non vivono nel terrore che qualsiasi cosa possa far vacillare la propria mascolinità. Uomini liberi nelle scelte e nei sentimenti.
Uomini. Non panda. Donne, non oggetti di propaganda. Persone. Semplicemente persone che, meravigliosamente diverse, che vestono diverse, che pensano diverse, grazie al cielo, si preoccupano di un obiettivo comune, l’eguaglianza, il bene.
Persone che si preoccupano di vivere serenamente una vita in cui tutti possano essere trattati allo stesso modo, una vita che non faccia del male a nessuno. Non credo nei martiri negli eroi e nei sacrificati per gli altri. Anche molto vicini a sé. Credo nelle battaglie sane nelle soluzioni e nel momento in cui bisogna lasciar andare. Credo nelle persone coraggiose che non se la raccontano.
Credo negli uomini.
Oltre il sesso, oltre la carne dove riconoscersi umani. Ognuno a proprio modo vincente. Vivi e speciali. Magari insieme.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


