Io non me ne frego, in lotta a quella cosa

L’indifferenza nuoce gravemente alla salute
Filo su irrisorio, che credi sia.
Ma un irrisorio accanto a un altro, fa un grande irrisorio, uno di quei fili può salvare la vita.

Fila tu fila, continua a filare anche quando pensi non sia utile, quando pensi sia superfluo e senza un ritorno.

Tu fila, righe storte grosse scure chiare larghe sottili come ti pare, basta che fili. Per incastrarci un buco, la luce, un sogno. Che se non fila ora, pian piano filerà. Solo se ci sei anche tu, prezioso, a fare la differenza in un così sia disinteressato e ottuso, insieme a me e un altro te.
Tu fila, anche quando ingannare dritto è la via più sicura, tu fila la tua riga storta e fallo alla luce insieme a un’altra riga più storta. Le persone si copiano. Fino a quando ci si renderà conto, un giorno, che ad essere storto non era nessuno. Ma era semplicemente il mondo, che era tondo.

Quando che colpa ne ho io, m’ha provocato.
Quando mi conviene, il lavoro nero a basso prezzo ci guadagno.
Quando vedo e non mi interesso.
Quando vedo e non va bene e mi va bene.
Quando vedo e me ne frego.
Quando ricopio e fotto il sistema, tanto non mi vedono.
Quando la fatica sarebbe doppia e allora lascio stare.
Quando la paura mi distrugge ed è meglio tapparmi la bocca.
Quando non pago per quello che commetto.
Quando so e non parlo.
Quando và che non è niente.
Quando non condivido niente ma stringo mani giuste cosa è meglio e mi conviene.
Quando mi schifo e me lo tengo per me.
Quando va così, che posso farci io?
Quando muore, eh, vabbè, siamo tanti in questa Terra.
Quando sento e mi tappo le orecchie.
Quando si è sempre fatto così.
Quando so e non parlo.
Quando non so chiedere scusa.
Quando dico che ti comprendo ma se ti devo difendere faccio finta di non sapere, di non averti visto mai.
Quando non faccio la fila.
Quando accuso ma io faccio lo stesso.
Quando non rispetto le regole.
Quando sei fuori dalla cerchia.
Quando taglio la strada.
Quando pazienza per gli altri, l’importante è che io mi salvi, anche a costo della vita degli altri.
Quando, soffri? e che fa, la vita di tutti è così.
Quando non dico quello che penso.
Quando mi rassegno.
Quando preferisco l’omertà.
Quando il cuore si gela e diventi come loro.
Quando sei sopraffatto e non ne puoi più e diventò, sempre di più, come mi vogliono loro.
Quando in gruppo uccido ma da solo sto sotto di mamma, la gonna.
Quando tanto c’ho i soldi.
Quando come son speciale io, che vado in chiesa e faccio la beneficenza, ma sto zingaro, sto migrante, sto extracomunitario, sto frocio, sta lesbica, a bruciare lontano da me.
Quando ma è veramente insopportabile, ovvio che mi viene da darle due sberle.
Quando eh vabbè ma cosa pretende, si veste così.
Quando nessuno si alza e non lo fai nemmeno tu.
Quando non so ma invento e so che metterò nei guai qualcuno.
Quando firmo alle 13.00 in punto e alle 13.01 ti attacchi se hai bisogno.
Quando il cibo lo butto, tanto abbonda, che fa.
Quando c’ho l’amico mio, non preoccuparti.
Quando tranquillo che con due assegni sistemiamo il tempo di due udienze.
Quando passi la busta sotto la porta, al pranzo, in mezzo alla gonna.
Quando c’ho il culo e un bel visino, che mi frega, posso tutto.
Quando mia cugina, mia zia, la famiglia di mio fratello, lo so che succede lì dentro, ma cosa posso fare ognuno c’ha le sue.
Quando eh, in quei Paesi si fa così, non è problema mio.
Quando ce l’hai davanti ma non vedi e gli occhiali per l’astigmatismo non servono a nulla.
Quando la cecità ti pervade il cuore, come vai a dormire la notte?
Quando fai del male e dici, ma io? come io? M’ha toccato l’amico. Non si toccano gli amici. L’ho messo in riga, così non torna più.
Quando dico e dai, so’ ragazzate. Che tu, a vent’anni non le fai?
È mafia.
Sì, è mafia.
E come la crei con due sguardi complici due parole buttate a caso due gesti che sembrano irrisori, puoi combatterla, facendoci attenzione, con la stessa complicità che ti sembra irrisoria.
Il pensiero mafioso si insidia e dilaga con l’orrore della naturalezza.
La lotta alla mafia si fa quando ci svegliamo, se questa fortuna, ogni giorno la abbiamo e quando andiamo a dormire se ancora ci riusciamo.
La lotta alla mafia si fa tutti i giorni nell’ascolto, nello sguardo, nel garbo, nella logica inclusiva, nella giustizia, nella legge.
La lotta alla mafia è fare una cosa straordinaria: il proprio.
La lotta alla mafia è un impegno, la lotta alla mafia è fare arte, è la bontà d’animo, la lotta alla mafia è lo sport, no non quello commerciale d’ora, il vero sport, la lotta alla mafia è musica, è danza, è lavorare il giusto, la lotta alla mafia è essere giusti, nella coscienza, nei gesti, nello stare nel mondo. La lotta alla mafia si fa con i perché con le domande e con la curiosità.
Anche quando vado a comprare il pane.
Cadono gli spicci, li raccogli e li restituisci.
Per rabbrividire basta lei da sola, la parola mafia, per irrigidirci. Il sangue si gela nello stomaco e quel gelo invade gli arti. Lontana da noi troppo grande per noi.
E invece no, i passi. I passi i gesti le parole le scelte sono i nostri.
Le mafie vogliono questo, che sia sempre troppo grande e lontano da noi, come la stessa violenza. Prassi omertà ignoranza e consuetudine. Silenzio. Ricatto. Controllo.
Ogni volta che sentiamo troppo silenzio, qualcosa non va.
Il silenzio si nasconde bene, c’è anche dove strillano tutti, ce n’è tanto, ovunque, anche tra persone che parlano, in mezzo a tanto rumore. Anche dietro i visi più curati. Anche dietro gli stracci.
Quella parola irrisoria che pensi non serva, quel giorno, tu non lo sai ma ha salvato la vita di una persona. E non è irrisoria.
Parola di cavalluccio a dondolo. Che si è fatto strada in una gabbia di sole pareti.

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