Luna in conferenza
E il libro dei difetti
Filo su come dovrebbe essere. E come? Utilizzassimo il dovrebbe tempo per conoscerci in essere che programmarci col libro delle istruzioni, avremmo bambini più liberi e felici e adulti più sicuri più luminosi e più buoni.
*Sei così permaloso. Che brutto difetto.
Ma perché, esserlo non è bene?
*Ho la cellulite. Nessuno è perfetto!
La cellulite è un difetto? Per cui non averla è una cosa più bella? In base a quale canone?
*Ma che hai fatto?
Sono dimagrita 4 kg.
Ma infatti dicevo.. Complimenti. Stai benissimo!
Dimagrire è un vanto? Un complimento?
*Ho la pancia.
Beh. Tutti hanno la pancia.
No dico la pancia vedi che grossa.
E quindi? Se è grossa è un difetto se non lo è sarebbe un pregio?
Luna iniziò, con questa schermata, la sua conferenza.
Abbiate pazienza, io sono nata bionda. E si sa, bionda, quindi stupida.
Anzi, abbiate pazienza due volte, sono più rossa che bionda e quindi sono ancora più stupida. A volte castana, ma sempre rossa. Una stupida e mezzo matta, per giunta.
La platea sorrise goliardica.
E confermando, rispose, a me, va tanto bene così, farvelo credere.
Sorrise compiaciuta.
Lei è la moglie di? No guardi, sono io mia moglie.
Lei è la figlia? No, se mi apre gli sportelli devo salire sul container.
Sì è la mia macchina.
Sì, lo so.
Sì, lo sapevo già.
Perché ti scaldi?
Ma hai il ciclo?
Che carattere però eh
Nessuno è perfetto, si dice.
Ecco, io questa espressione non l’ho mai capita. Difetto. Una macchina è difettosa, un ingranaggio lo è, non una persona. Che avrà una caratteristica, un problema, se lo è per sé, non per chi guarda, non un difetto. Difetto deriva dal latino, defectus mancanza, che deriva dal verbo deficere ossia mancare, quindi deficit, deficiente e deficienza mancanza, carenza, insufficienza, lacuna, scarsità.
Pensate a quante volte usiamo la parola difetto parlando di noi stessi o degli altri.
Tante no?
E proseguì.
Difetto lo penso in una trave, in un materiale, irregolarità rispetto a come dovrebbe essere, anomalia, svantaggio, menomazione, malformazione, deformità rispetto a come dovrebbe essere, in base a dei canoni. In base a come dovrebbe essere.
È qui che mi vorrei soffermare.
E com’è che dovrebbe essere un corpo per non avere difetto? Com’è che una persona dovrebbe essere per avere un difetto?
Lo diciamo sempre, i miei difetti sono, i miei pregi, sono. Sin da bambini. Poi in alcuni si sviluppa solo il demonio di quel bollino del difetto. In altri, più fortunati, si sviluppa per metà.
Difetto come vizio, debolezza, pecca, peccato.
Difetto come colpa, torto,
sbaglio, errore.
Dai, dimmi tuoi difetti. Da piccola, quando ero una Luna da latte molto piccola e me lo chiedevano, mi pietrificavo e me ne facevo una colpa.
Non so, io sono tutta un difetto, quindi non so cosa dire.
Che poi ho capito, da Luna crescente che dire così era peggio, per tutti, una risposta così la dice chi si vuol sentire figo.
Non tutti. Io ci ho sempre creduto. Era normale.
I libri degli esercizi sono zeppi di queste domande edificanti, si scrivono sempre pregi e difetti. Qualsiasi sia la lingua studiata.
In prima media, all’ora di Lettere, un giorno, l’esercizio ricordo si fece animato, bisognava alzarsi e dire, davanti a tutti i propri difetti.
Ciò avrebbe denotato introspezione, sicurezza, capacità espressiva, messa in discussione, umiltà.
Claudia aveva risposto io sono molto irascibile.
Non ne conoscevo il significato.
È strano, a pensarci ora, la parola alla quale ero più familiarizzata, non la conoscevo ancora.
Eppure, con quella parola vivevo. Forse per quello non sapevo parolarla. Sapevo solo viverla.
Poi quando toccò a me, ricordo che si fece gelo.
Una volta in piedi, da Luna timida e gobba che caratterizzava ogni mio movimento universale, coi pantaloni di velluto fucsia che odiavo, e le scarpe viola che non sopportavo, come il mio viso, viola, rosso, a macchie, del quale tutti, mi schernivano, morii.
Non seppi dire niente. E ancora oggi sono lì davanti che mi vergogno. Ancora davanti a tutti, incapace di rispondere.
Alleviamo bambini in serie in un eterno allenamento ai difetti, e poi li incarniamo tutti.
Ma quali?
Forse quel silenzio andava rispettato, anche perché non risponderei nemmeno ora.
Le persone non sono ingranaggi con un libretto di circolazione, hanno caratteristiche, problemi, criticità, differenze qualità, fantasmi, disturbi. Nessuno ha un libro con le linee guida del dovrebbe essere, sebbene ci abituino e ci abbiano sempre abituato di sì. Al paragone, al confronto mirato sul gusto. Un gusto distorto e molto pericoloso.
Ma come fai?
Ma chi tu? Ma chi lei?
A nove anni avevo già collezionato parecchi record, nel mio universo di stelle poche aurore. Di buio e pochi abbracci. Dietro di me le bambine e le loro guide farfugliavano, un giorno dietro, come poi molte altre volte sarebbe accaduto, un giorno davanti, ma chi tu?
Ma non scherziamo.
Eppure per molto tempo, per quanto ho provato a poter far finta di occuparmene, lo scherzo l’ho fatto, un po’ ovunque.
Ma i demoni del mio libro del dovrebbe essere hanno mangiato per anni grossi banchetti, il libro si è fatto sempre più grande, fino a che non mi ha reso subordinata alla sua copertina.
Una Luna schiacciata, più che subordinata, e con lei la sua tomba preventiva.
Difetto, penuria, manchevolezza, assenza, deficienza, lacuna? imperfezione, pecca, inesattezza, inconveniente, guasto, neo, svantaggio?
Perché, la perfezione cosa dice?
Si ha una linea di perfezione immaginaria da attuare a cui si deve sottostare? Per essere accettabile all’intero universo?
Un corpo, un modo di essere, un modo di vivere.
Ognuno di noi ne imprsona, ha impersonato uno. Le donne hanno anche quello pesante dei secoli e della cultura.
La donna che parla è già difettosa. La donna con tanta polpa è piena di colpa, perché è più presente, occupa più spazio fisico, è più ingombrante, più reale. Meno manipolabile, meno controllabile, meno tutto se possibile, perché spaventa, troppo. Orgogliosa, bella, prorompente, piena, di vita di amore di parole di posizione.
Difettosa. Non è la linea femminile della leggiadria, invisibile magrezza del femminile che silenzioso, mite, sta saggiamente dietro le quinte tra un sì e un altro certo a mani raccolte, nel sottoscala se possibile, a cui tutti noi, siamo abituati. Perché la sicurezza fa stronza la rabbia ciclata il no arrogante e una lista infinita di meravigliose credenze sul librone del femminile dovrebbe essere.
Sei come sei. E sei così perché sei tu.
Sennò saresti un’altra persona. Siamo schiavi di preconcetti culturali duri a morire. Di famiglie che ci hanno denigrato, di adulti che abbiamo visto denigrarsi, di pubblicità ingannevoli, di corpi stilizzati, di caratteri perfetti, ma da chi? Per chi?
Gira l’angolo, prendi fiato e alza la testa, che la bellezza la perfezione, il dovrebbe essere è tutta un’altra storia.
È esattamente come sei tu.
Difetti e pregi stanno negli occhi di chi guarda. Come i giudizi.
Se la maggioranza ha un pensiero su ciò che è bello o ciò che è brutto su cosa è femminile o maschile e vi vuole convincere, è solo perché ci è abituato, non è detto che sia condivisibile.
Siete solo voi a decidere per il vostro corpo il vostro modo di essere il vostro carattere se vi fa stare bene o male. Ovviamente prima di ledere il corpo la sensibilità lo spazio altrui.
Ma vi fa stare bene o male per il giudizio altrui o per un fatto personale? E quanto sono collegati fra loro questi due campi?
Prese le sue matite, si chiuse il tailleur, ringraziò. Si tolse i tacchi, si mise gli stivali e andò a fare le olive in campagna.
A Luna. Grazie Luna.
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