Mischina

Le parole escono di bocca senza pensare.
Mai che facessero quel giro che tergiversa nel pensiero e si rinfresca.
Filo su vomito

Mal di testa.

Un attimo, attenzione tutti, sguardo in telecamera, sì più intenso, forza, sì qui, più in qui, ecco perfetto sì, attenzione tutti che sagoma 1, sagoma 25 e 76 han bisogno di vomitare. E allora che fare?
Mischina, si smette di stare a tempo nella musica che non ti piace, si smette di guardare con gli occhi delle occhiaie, si smette di parlare con le parole dell’altro, sempre e solo nel discorso dell’altro.
Ci si guarda attorno, e forse ci si chiede, nella vita c’è dell’altro che stare nella bocca e nelle teste chiodate di sagome numerate, sempre uguali a se stesse, sempre più precise, più violente ed esatte, più fallimentari, come sedie sfondate dal tempo di un cinema in disuso, per carità bello, ma vuoto, mai macchiato, mai inaugurato, mai aperto. Cosa dici?
Mischina non rimuginare, non pensare di aver fatto sempre quell’errore capace di vita o di morte, non crederti così potente da far scappare la gente, non pensare continuamente di essere stata sbagliata di essere colpevole di essere strana, complicata, imbecille, visionaria. Mischina lascia fare al vento, Mischina lascia stare le domande piene di senso non tuo, di parole cattive, ignoranti, imbevute di dolore, di fantasmi di rabbia i discorsi dell’altro.

Mischina.
La carità non la voleva e nemmeno beneficenza voleva, neppure quel prendersi cura caritatevole per dirsi che brava persona son stata, l’ho aiutata, dono da accettare a cuore pieno per mettere a tacere le loro coscienze, cosicché si possano sentire giusti, di aver fatto quel qualcosa di magico sempre.
Ma che cosa, esattamente? Niente.
Mischina dicevano tutti, sembra spezzarsi con un soffio di vento, piccolina, poverina.
Mischina con quello che ha passato, Mischina. Mischina l’inferno, ha fatto bene ad ammazzarsi, quello.
Dipende da lei.
Mischina non ce la fa a fare il quindicesimo trasloco da sola, non mangia, non si cura, è pesante, è malata non è nemmeno più una persona.
Va educata, ma non si dice, mica è quello che pensiamo. Non lo sappiamo nemmeno quel che facciamo, ma noi lo agiamo.
Mischina si vede che ha problemi, un po’ puttana, le ferite le butta su quei poveri altri che la sua vita incontra senza poter lasciare.
Mischina.
Mischina dice una marea di stronzate per fare la vittima perduta da salvare.
Mischina è una tossica, si fa di psicofarmaci, di alcol, non sai quante volte ha tentato il suicidio, Mischina.
Mischina, è pazza poverina. Mischina ti manipola e finisci al manicomio, attenzione, la follia.
Mischina.
Due processi in tribunale, è peggio di una strega, è lesbica si dice o non meglio asessuata. Mischina. Porta la veletta del lutto, una tragedia due tre e quattro la colpirono e cadde nel baratro del padre della madre della suocera e nel circolo parentale.
Mischina non sorride, non gioisce, non si trucca, non si veste, lei accusa.
Mischina.
Figlia di Dio ingrata, l’abbiamo aiutata, ma allontana tutti come una isterica matta, non perdona, è da lasciare, Mischina. Piccolina si vede deve capire molte cose che deve crescere. Abbiamo fatto di tutto, ma i bambini li usava, li usava a suo piacere, non li allenava se ne appropriava, Mischina. È disturbata.
Non arriva a fine mese ma se non fa un cazzo che c’ha pure il posto fisso ma di che si deve lamenta questa pazza. Pensa se non ce l’avesse, Mischina, lei.
Devi ringraziare. Il lavoro la presenza mia la sua. Devi ascoltare che non ascolta, Mischina presuntuosa e orgogliosa.
Pensa che si muore di fame, dovrebbe mangiare per rispetto della fame. Dovrebbe bere per rispetto della sete e dovrebbe ascoltare perché vuole sentirsi dire solo tutto quello che vuol sentirsi dire. Mischina, poverina, la bambina.
Che delusione, che volta faccia, che incomprensione, che poca stima, speranza, che cupa, che triste, sempre a piangere, Mischina. Noi abbiamo fatto l’impossibile. Noi l’abbiamo aiutata. I vestiti, il cibo, l’amore, una di casa, l’abbiamo accolta Mischina.
Non si lascia aiutare. Dipende da lei è lei che non vuole cambiare, migliorare, stare bene. Non si ama perché Mischina, lei non sa vivere bene. Riesce a stare sola anche se ha tutto quello che può per rius…

Il vento, a quel punto, esausto di tutto quello che aveva ascoltato tutto quel tempo, non ne poté più e tuonò. I fulmini spezzarono l’albero secolare davanti alla casa. Piovve come mai in quel tentativo invernale d’estate.

Mischina guarda e passa te ne prego non far cambiare idea alla gente.

Mischina te ne prego lascia al gelo il loro ego le loro certezze le loro convinzioni le loro beneficenze.
Mischina te ne prego non far cambiare prospettiva alla gente.
Mischina non rilegge. Non ascolta. Non vuole.

Ed è da rispettare.

Non è povera da rieducare.

Mischina perdona, guarda oltre queste parole, sdraiati sul petalo del fiore che hai sul grembo e passa con la lima e le gambe accavallate davanti alle parole che escono di bocca senza sapere.
Pizza grande sul letto stasera?

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