Calzina
Conosco una bambina
Filo su calzina. La vita di una donna.
Lei ora prende un aereo e viene qui non può più stare lì.
Ma perché dovrei, io sto benissimo qui.
Disse dopo anni, mentre non c’erano più voce né lacrime da usare.
A. ammise, tempo dopo, di essersi sentita un po’ stupida anche lei. È ovvio che lei sta benissimo lì. Ho fatto uno scivolone anche io, come tutti, ha visto, senza pensare.
Ed era giusto mi rispondesse così.
Vorrei regalarvi queste parole.
Sono alcune -poche- delle espressioni che ogni donna che ha subito abuso, violenza, prevaricazione, coercizione, sente dirsi quando coraggiosa, ancora – un po’ – viva riesce a salvarsi da una relazione pericolosa.
Sono espressioni tutte uguali. Perché le violenze sono diverse, ma si assomigliano tutte tra loro, le donne vittime di violenza dicono sempre le stesse cose, nel mentre, nel dopo. Come nel poi, si sentono dire sempre le stesse cose.
E quando si scopre questo filo conduttore si resta sconvolti.
Non spiego mai le illustrazioni delle storie di lana, né le parole che le accompagnano, non credo abbiano bisogno di spiegazioni, amo l’idea che ognuno possa farle sue con la propria fantasia.
Questa volta vorrei dirne qualcosa.
In questa settimana difficile, una delle tante in cui ognuno per le sue sa che ha bisogno di stare nel mondo nel modo in cui riesce, il mio pensiero si racchiude dentro questa calzina.
Ed è il lavoro duro che ogni donna fa, per guarire. Per combattere il sintomo, il dolore, per chiedersi perché. Per comprendere dove sta la propria responsabilità. Chi riesce, chi vuole, chi ci prova, ognuna a modo proprio.
È la calzina della speranza che tiene in vita alcune donne, che si aggrappano al pensiero di restare in vita per regalare ai figli che desiderano delle madri serene, per dare un padre non violento alla famiglia che vorrebbero.
La calzina dell’infanzia, quella che molte donne non hanno potuto avere. È la calzina del desiderio, della delicatezza, dell’ascolto. Dei perché senza senso.
Conosco una bambina che per quasi trent’anni anni non ha mai capito che aveva subìto violenza per tutta la sua vita, fino a che un giorno non glielo ha fatto capire un maresciallo dei carabinieri, pietrificato, davanti al suo racconto. Conosco una bambina che pensava fosse tutto normale. Conosco una bambina che ha passato la vita a sistemare le cose, invece che vivere ma nessuno se ne è accorto, hanno pensato di darle la colpa, tutti e lei da brava bambina se l’e presa tutta. Conosco una bambina che ha scelto come il suo passato. Donne che hanno tenuto in piedi case con gli occhi e il corpo in sangue. Ognuna con la sua variante eppure con una storia sempre uguale, stesse parole, stesso dolore, stesso sapore di morte. Perché per loro è tutto normale, curare, sminuire ciò che accade, sopportare, sentirsi di meno, minore, in colpa. Fare finta. Non avere limite al dolore.
Conosco una bambina che è diventata grande non si sa come, che di nascosto dipingeva di tramonti rosa il catrame. E che si è salvata, dalla sua casa da altre case, in cui si giocava alla morte, nascosta, con lei, mentre lei perdonava e resisteva.
Nessuno sa quel che accade se non lo si ascolta, né ciò che si subisce nel dopo.
Nessuno sa, quello che avviene poi. Ma soprattutto non sempre è la verità, ad emergere.
Vorrei poter chiedere a tutti quelli che avranno voglia di leggere, di ricordarsi di essere sempre delicati e rispettosi davanti alle persone che incontrano. Perché non potete sapere le battaglie personali e non che stanno vivendo.
Perché non te ne sei mai andata?
Sei complice allora. Te la sei cercata. Che denunci a fare ora, ti vendichi perché sei stata lasciata.
Ma se è un angelo lui, garbato, disponibile, ha fatto di tutto per te. Sei tu che lo hai fatto ammalare.
Se uno sta male se ne va, è molto lineare e semplice. Che problemi ci sono.
Bastava dirlo a qualcuno, filmare, registrare. Ma non ci hai mai pensato?
Eh, si vede che non stai bene, una pazza potrebbe stare con uno che la picchia, è ovvio, è perché hai un passato molto tormentato allora è chiaro che ricerchi una figura di attaccamento e non riesci a scollartene.
Una così come te è chiaro che gli parte la centralina. Li fai impazzire, sei troppo e ingestibile.
E poi c’è anche la violenza sugli uomini eh, voi mica ve lo ricordate. Le donne sanno essere ben più cattive. È che gli uomini poverini, non sanno articolare le parole.
Comunque tu non stai bene, cioè ma stai scherzando, io davanti a uno così dico ciaone, faccio la valigia e me ne vado, ma dov’è il tuo carattere? Non ti facevo così debole sai. Sei proprio una delusione.
Cioè, ora ti lamenti?
Denunci? Ma questo accanimento, questa vendetta che hai, ma non ti vergogni? Cioè vai avanti, quello che è stato è stato. E comunque è colpa tua se è successo. Lui non è mai stato così. Fatti qualche domanda.
Fino a prova contraria è innocente eh, vedremo cosa dirà il giudice, chiederemo almeno tre perizie perché è palese che sei una manipolatrice che inventa, alcolizzata, drogata di psicofarmaci e con tendenze suicide. Cioè lo sanno tutti. Vedi i tuoi. Non potevi uscire diversamente.
Prenderai solo porte in faccia, butterai i tuoi soldi, sarà un calvario infinito e la guerra mica la vincerai.
Ma se nessuno ha visto come posso dirti che ti credo, col bene che ti voglio non posso pensare una cosa del genere, sei esagerata.
Se fosse vero allora tutte le sue fidanzate dovevano denunciare, chissà come mai solo con te.
Se è davvero come dici tu non puoi dare la colpa a nessuno se non a te stessa, non ci fai mica un figlio se ti picchia, non ci vai a vivere insieme se ti sbatte alla porta.
Io proprio non capisco, avessimo mai percepito qualcosa. Siete sempre stati così belli innamorati e felici. Io non ce lo vedo proprio uno così, eh, te lo dico.
Dovresti farti un esame di coscienza cara, perché infangare un nome, raccontare puttanate sulle persone solo per emergere perché sei sempre stata una fallita non è carino, poi con persone che ti hanno dato tutto, che c’erano sempre per te, ora solo perché non hai altro devi fare tutto questo casino, ma perché. Io non capisco.
Che puttana che sei.
Se sai che è così non ci vai, te ne vai, ma non ti ami un po’?
Ma chi vuoi che ti creda. Ma non farmi ridere. Lui? Ma se è la persona più affabile e dolce ed equilibrata, tu non sei normale.
Tutto questo è grazie a me sai.
Tu non sei nessuno senza di me.
Tu non sei niente senza di me.
È colpa tua se sono finito così. Io mi ammazzo.
E ti faccio pentire di essere nata.
Sei cosa mia. Dove pensi di andare. Che fai mi abbandoni eh?
Vigliacca. Ti faccio a pezzi e ti brucio. Ti sbatto al muro, ti dà finalmente una regolata.
No, tu stai qui. E non ti muovi.
Che poi boh si vede che hai problemi, perché uno se ti ammazza di botte come minimo i segni si vedono. È chiaro che te le sei procurata da sola. Sei autolesionista. È palese.
La verità non uscirà mai, lascia perdere. Chi vuoi che ti ascolti. Lo sai come vanno queste cose.
Eccola che fa l’eroina, la vittima la povera stella. Sei solo una furba che rovina la vita alle persone.
Che troia.
No che non mi ricordo, tu non mi hai mai detto niente. A gennaio? A luglio? Quando? No io non ricordo, non ho visto, mi faccio i fatti miei. Ma se ti conosco a malapena.
Ma seriamente pensavi che ti credessi? Non so manco chi sei. E io credo alle persone che conosco da vent’anni. E ti posso assicurare non farebbe mai una cosa del genere. Io lo conosco. Tu chi sei scusa.
Ti conviene sparire da qui, la tua vita sarà un inferno.
Consolalo poverino che è solo un po’ impulsivo, non sa quello che fa, ma non è cattivo. Dai un po’ di rabbia non ha mai ucciso nessuno.
Nessun padre farebbe del male ai sui figli.
I genitori fanno del bene, sei tu che sei ingrata.
È colpa tua se si è ammazzato, visto la figlia che sei.
E colpa tua.
Tutto quello che hai lo hai grazie a me. E come ti ho fatto distruggo tutto quello che ti ho dato.
E una serie infinita di ignoranza, cattiveria, malafede, narcisismo, egoismo, terrore di sé che se non decideremo di combattere insieme, le donne continueranno a morire. I bambini continueranno ad assistere e a subire. Gli uomini a passare per mostri.
La violenza è nei nostri gesti, il modo in cui si perpetua dentro le nostre case è impressionante e soprattutto vive e si autoalimenta perfettamente nascosto.
Il coraggio di essere umani inizia dalla parola.
Si lotta alla violenza smettendo di alimentare l’indifferenza dei nostri occhi e l’omertà dei nostri pensieri. La violenza si cela in parole e in gesti di cui non ci accorgiamo più, la violenza si combatte con la gentilezza, la cultura e l’educazione.
Con la grazia di rispondere bene e di pensare prima di parlare, contro l’aggressività, diventata il motore del nostro presente.
Abbiate il coraggio di indignarvi, e di schifarvi ancora.
La mia risposta al male, è questa calzina.
Che guida le paure, le ferite. La voce che uso per far parlare, se riesco, chi voce non ha e – ancora – non riesce ad avere.
Una calzina a tutte le donne, agli uomini meravigliosi, gentili, che sanno usare le parole per avvolgere e non per ferire. E le mani, per fare l’amore e scrivere lettere, la lista della spesa e fare i grattini.
Grazie se avete avuto la pazienza di leggere fin qui. Educhiamo i nostri figli al rispetto e alla cura della loro anima. Non importa il sesso, importa il cuore.
Ai bimbi e le bimbe che nasceranno.
A noi. Alla giustizia, alla verità.
All’amore.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


