Pipistrello Mantello
Che vive felice e non sente terrore
Filo su pipistrello mantello. se ne sbatte le ali
Pipistrello è il nome, Mantello è talvolta la specie talvolta il cognome. O viceversa. Non ricordo. Ma non è questo, il fulcro del racconto.
Pipistrello Mantello sognava di avere una famiglia, una famiglia felice, come tante. Ma ve lo dico già, non ce l’ha mai fatta. Quando si poteva sognare, non sognava altro che questo. Ma niente, non ce l’ha fatta. E si è tanto dato la colpa, per questo. Era sempre di più, per essere amato, di più per essere guardato, di più per costruirsene una sua di famiglia, dove sentirsi amato. .. Ma niente. Non è bastato. A salvare tutti, non è bastato. Ad amare per tutti non è mai bastato.
Pipistrello Mantello però si è salvato, a molti non è piaciuto, e ha benedetto ogni volta che il suo di più non è bastato, e ha sognato. Ha iniziato.
A sognare altro, ha incominciato.
Lasciando l’impossibile e l’abbandono a chi vuole, lavorando sul possibile e sul limite insieme a chi resta.
Pipistrello Mantello ha un sogno. Me lo ha detto l’altro giorno.
Vivere di arte di strada. Di patate e di cipolle. Un lettino semplice ma caldo.
Pipistrello Mantello vuol vivere d’arte, portarla in valigia, raccontarla, farla vedere e amarla.
Ma soprattutto regalarla. A chi?
Ai primi di una società al contrario, ai primi di quei posti dimenticati da tutti. Agli invisibili, ma visti e denigrati da tutti.
Pipistrello Mantello, vuole farsi un gruzzoletto e costruire un rifugio, per pipistrelli maltrattati. Piccoli e grandi. Che non hanno una casa. Che sono in pericolo. E dar loro una tana. Un rifugio conforto, ascolto, che prevenga un male incontrollato.
E vuole riempirsi e riempire rifugio conforto di sorrisi e di giochi, di feste e di colori.
Pipistrello Mantello se ne sbatte del giudizio altrui, perché altrui non sa niente della vita sua. Di quello che ha sofferto, di quello che non ha potuto, dei suoi progetti. Delle sue lacrime e dei suoi sgozzati non so.
Pipistrello Mantello cammina con fierezza avvolto in lana cotta.
In questo modo, in questo mondo, si sente a suo agio, come avvolto da morbido abbraccio. Si sente nel suo, essendo abbracciato, e così riesce a parlare, a scoprire, a domandare, a rifiutare perché lui ha il potere di avere il mantello dell’abbraccio.
È un mantello speciale, il mantello dell’abbraccio. Fuori è grigio nero, dentro è arcobaleno. Il mantello della visibilità, grigio nero. Si avete letto bene, della visibilità, non dell’invisibilità.
Perchè è un mantello per Pipistrelli Mantello che si credono invisibili, con gravi mancanze di ascolto, autostima e amore, farciti di ansia e di terrore.
Pipistrello Mantello ha sempre desiderato essere invisibile.
A lui non chiedevano mai, quando era un Pipistrellino Mantello piccolino, che cosa volesse fare da Pipistrello Mantello più grande. Invece, dentro gli esercizi orribili dei libri di scuola orribile le domande così c’erano. Eccome se c’erano. Dalla religione alla famiglia alla comunione, che vuoi essere da Pipistrello Mantello più grande. E lui rispondeva due cose. Essere invisibile e volare. Desiderava talmente tanto essere invisibile che pensava di esserlo, vivendo invisibile, diventando invisibile. E la vita, nonostante gli facesse capire con gran casini che lui invisibile non lo era, non serviva. Perché lui non voleva, non voleva dare fastidio.
Ma quando passava lui, tutto era, fuorché non visibile : le calche si giravano, la mensa silenziava, molti lo volevano, scambiando narcisismo per amore eterno, e lui non sapeva dire, alle loro pretese e le loro mancanze di no, ma nemmeno di sì. E scegliere con quel che sentiva lui. E non era mai quello che l’altro chiedeva. Ma comunque faceva. Si faceva continuamente scegliere, per adattarsi all’incastro, al salvataggio. Più o meno richiesto. Più o meno incasso.
Ora invece, Pipistrello Mantello se ne frega proprio le ali degli altri, di stare in disparte, di farsi picchiare, di farsi umiliare, di non dare fastidio.
Ha trovato il suo colore che cambia, dentro la sua mantella morbida e calda. E se ne va ben visibile in città, nel gioco di contrasti che i suoi colori alla sua cornice danno, e ben mimetizzato nei boschi, o nelle lande di rugiada di lavanda, si aggira, si gode, riposa e corre lesto, su quella Variante di Lüneburg, alla sua ultima pagina.
Si sposta molto, per lavoro ma non solo. Prende aerei navi e treni, carrozze, caravan auto e traghetti come fossero autobus, grande adattatore, grande organizzatore, non ama i pesi ma gli zainetti belli, gli occhiali da sole e con la mantella, se ne va in girella. Anche d’estate, la mantella, ma un po’ meno pesante. Che non si è mai visto un Pipistrello Mantello senza il suo mantello.
Pipistrello Mantello fa i conti con la sua visibilità. Non sempre ci riesce. Ma rendersene conto, che esiste come tutti in pelo ali ed ossa, senza sparire, è una meravigliosa scoperta da Pipistrello, ogni giorno. Stare nelle cose, a modo suo, è bellissimo, ogni giorno. Certo, col mantello. E non è poco. E poi chi dice che uno non possa decidere di vivere tutta la vita dentro un Mantello?
Pipistrello Mantello ama prendere le cose così come vengono, e anche se deve affrontare molti predatori e molte centrifughe tossiche, si ritaglia sempre il suo intorno di magia e di bellezza.
Ama le chiese. Sono luoghi magici, le chiese, mi racconta sempre quando ci incontriamo, tane di abissale silenzio, profumo acre, pace, dolore e miscredenza. Arte, che estrania dal rumore frenetico di fuori. I musei. I quadri, i palazzi. Le esposizioni. Bellezze inestimabili di sacrificio e profonde, talentuose attitudini.
Eppure qualcosa riempie di amore e commozione Pipistrello Mantello, nelle pieghe del rumore di quel fuori, la mostra più bella diventa la gente, i loro occhi, i bambini, i musicisti di strada, i cani randagi. Le panchine. I parchi che fanno la muta durante le stagioni.
Inciampa sempre sui suoi stessi piedi, scarponcini neri con 38 lacci, con tali buffosità che fanno sorridere gli altri che lo guardano e quelli in cui si in-scontra. Sta sempre col muso all’insù, di lato. Di dietro, ma mai di piedi dritti. A testa in giù, ça va sans dire.
Quando viaggia, qualsiasi sia il motivo, i viaggi con lui diventano piacevoli carezze, dolci avventure. Ma non avventure stancanti, no. Si godono la calma i suoi viaggi, la lentezza, quando può. Sono magici i viaggi di Pipistrello Mantello, vi faccio da garante.
L’ho fatto tante volte. E non cambierei compagno di viaggi per nulla al mondo. I viaggi suoi sanno d’amore, di condivisione, di non si deve, di trattorie piccine di mercatini, ma soprattutto di naso che annusa, di antenne che antennano, e portano agli angoli dei luoghi più affollati e consumati, sui muri, lui ama le scritte sui muri.
Ama scovare le parole, viaggi di segni e disegni speciali, di colori mischiati alla pioggia e ai raggi del sole. Di cose da dire, da assaggiare e da ascoltare. Di strade, di marciapiedi, di botteghe, di arcate sotto le quali trovare rifugio. Di quella quotidianità in cui perdersi, nei suoi gesti nascosti di dolcezza e ribellione. Che Pipistrello Mantello adora, che prende nel cuore con sé.
È uno zingaro col mantello, Pipistrello Mantello. E ama il brodo. E la piadina. Leccare il sale. Come le capre al sole.
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