Marisol
A gambo alto
Filo su mariasole
.. e sbocciai come un fiore.
Fu così che Marisol iniziò a raccontarmi di sé.
Mi sedetti accanto a lei e la ascoltai, le chiesi se potevo prendere appunti perché quelle parole non restassero solo nel vento, ero sicura che ci avrei scritto su prima o poi. Marisol era tanto bella quando raccontava, le si illuminavano gli occhi, anche quando toccava con mano, e si vedeva, pagine della propria vita così truci, che non avresti mai immaginato possibile, dietro quella pelle rosa pesco.
Utilizzai il dietro della rubrica telefonica del 1995. Un anno importante per tutti.
Marisol si aprì con me.
E ancora oggi porto nel cuore quel pomeriggio, i suoi occhi, le sue mani da pianista, affusolate. La sua voce dolce e quella rubrica telefonica.
..e sbocciai come un fiore.
Dopo tanta grandine, neve e fango. Sbocciai.
Ma non per caso, o diversa da quella che ero. Sbocciai uguale a me stessa, sbocciai per quella che ero davvero, sbocciai come non mi ero vista mai, come non mi ero saputa mai, sbocciai nella mia perseveranza, nel mio carattere. Nella mia essenza. Quella tappata dalla polvere, dalla fuliggine. Dal giudizio e dalla colpa.
Dai lividi e dai traumi.
Dalla morte.
È grazie a te che sto diventando la donna che voglio essere, è grazie a te che sto imparando ad amarmi, è grazie a te che sto scoprendo la sicurezza di essere me stessa, è grazie a te che riesco a guardarmi allo specchio, e che riesco a starci anche un minuto intero davanti allo specchio e a non farmi schifo, è grazie a te che sono felice mentre penso a quel che faccio, è grazie a te che sono, per la prima volta, esattamente dove voglio essere.
Due minuti e penso già il contrario, come quando si ammettono a se stessi cose grandi, dandosi il permesso di dirsele. Però almeno sono due minuti.
Prima nemmeno un secondo.
Ho passato una vita a ringraziare gli altri.
Tutti, dal primo all’ultimo.
A sentirmi in colpa per i premi ricevuti, a non tenere niente per me e regalare anche i regali di cui avevo bisogno, a non accettare niente che fosse di mio merito, ma solo negazione, colpa, frustate e frustrazione, impegno, mai una gratitudine. Ho passato una vita a vedere gli altri farsi del male, minacciare di morte, gridare, strappare, non accettarsi mai, ho passato una vita a sentirmi in colpa per i complimenti, per il talento, le attitudini, mai sentite proprie, ma solo meritate grazie agli altri per gli altri e solo degli altri.
Anche l’aria da respirare è via via diventata di grazia agli altri.
Ho sempre ascoltato, visto, pensato agli altri.
Ho toccato la morte tante volte, per questi altri.
Altri, che se accade buono è grazie agli altri, se accade male è colpa mia.
Ho affibbiato i miei più grandi successi agli altri, nonostante abbia cercato ogni giorno di ribellarmi, ma non ci sono mai riuscita, per sopravvivere ho preferito tapparmi la bocca le ali e gli occhi. La volontà. I desideri, le dedizioni.
Ho detto troppe volte grazie, scusa, perdonami. Quando l’unica colpa era quella di essere umana. Di avere un pensiero, un sentimento, una volontà.
E non l’ho mai detto grazie, nemmeno da sola, nemmeno per scherzo, nemmeno per dire, a Marisol. Nemmeno al buio dove non ti vede nessuno, Marisol ringrazia la terra su cui cammini, le dicevano sempre, e se muoio è colpa tua.
Ho vissuto una vita nel dolore, imbevuta di terrore, di amore, per gli altri. Infinito. Come la cecità e la violenza che ho inflitto a me stessa con male parole.
E no.
Non te lo dirò che è grazie a te.
Perché per una volta lo vedo, lo ammetto e lo dico, è grazie a me se sono davanti a te.
Grazie al mio percorso, alle mie lacrime, alle perdite di senso, al lavoro che ho fatto, allo schifo che smonto giorno per giorno, alla candeggina che filtro per farne acqua pura. Alle mie responsabilità che analizzo e sui cui metto le mani fino ai noccioli più duri, e ancora nel profondo, e ancora più a fondo.
E lo so che è così. Che è grazie a me, a Marisol.
Ma non mi sono mai permessa di guardarmi, di accogliermi, di dirmi che forse posso amarmi, che mi basto, che mi accetto, nonostante i pessimi esempi che ho avuto nella vita. E le persone accanto. E a quelle per cui ho vissuto fino a ora.
E dirlo non è facile. Dire tante cose non è facile, ammettere la verità non lo è, far trasparire le persone per quello che sono non lo è, non per la perfezione che sarebbero se solo, e che vorresti che fossero e che fossero e che hai voluto che fossero agli occhi degli altri. Proteggerli sempre e ad ogni costo. Anche a costo della propria vita.
Non è facile dopo tanto buio e tanta violenza dirsi grazie.
Dire grazie a se stessi ogni giorno è l’atto rivoluzionario che chi non si è mai amato può fare, l’atto più difficile per chi ha sempre trovato il modo di boicottarsi.
A una certa, scocciarsi. E dirsi ma sai che forse non è tutto così come mi racconto?
Vedere Marisol per la prima volta, è stato commovente. Lei, che ha sempre voluto essere invisibile, lei che ha sempre desiderato sparire tra la gente, lei che ha sempre avuto il terrore di tutto, lei che non si sente in grado di dire né di fare niente.
Marisol si ringraziava.
Davanti a me.
E sbocciava. Come uno dei fiori più belli che io abbia mai visto.
Mentre io lacrimavo sull’agenda del ’95.
Ma se ora mi trovo qui, viva, e sto trovando il coraggio di dirlo e riesco a vederti e mi permetto di sognare, lo fisso nel tempo, è anche grazie a te.
Grazie ai miei occhi che hanno avuto il coraggio di guardarti. E grazie ai tuoi che hanno voluto incrociare i miei. Perché c’era campo.
Mi hai accolto. Mi sono fatta accogliere, hai voluto che restassi. E io, invece di scappare e non permettermi niente, sono rimasta. E ho accettato la tua presenza, nonostante la paura, ho accettato il rischio di essere me, io che potevo permettermelo, per la prima volta, deludendo tutti, la donna che sono sempre stata, ma che non potevo essere mai, lei che spezza ogni giorno le catene dalle quali è stata strozzata, una a una, ci vuole molto ancora, ma averti nella mia vita è il regalo più bello che io potessi farmi.
Che tu potessi farmi. È un gioco, un bellissimo gioco. Ma di grande valore. Ogni giorno che mi dici che in questo mondo c’è uno spazietto per me e che posso stare su quelle scarpe, io sono felice. Nonostante lo scoglio.
È grazie alla scocciatura che ci siamo incontrati. È grazie al coraggio, alla rottura con la copia peggiore di me, quella terrorizzata a camminare sulla terra, a prendersi il suo posto, avulsa dagli altri, impigliata nei non desideri, nelle altre priorità e nella altre felicità.
È grazie a questa opportunità che mi sono sudata lungo tutti questi anni e che non mi sono mai data, e che tu mi hai donato e permesso, che oggi, posso avere una possibilità in più per inseguire il mio sogno, per pensare a me e scoprire chi sono davvero. Questa.
Per sbocciare, per aver voglia di starci su quella strada, per sorridere e mostrarmi per quel che sono, non per quella copia che dovevo.
Per motivi che solo A., il cielo e Marisol conosce.
Ed essere questa Marisol, quella illuminata dalle luci, davanti a te, mi riempie di orgoglio.
Camminando in quel modo, su quelle scarpe. A testa alta.
Davanti ai tuoi occhi. E ai miei. E a quelli di quella bambina, che volevano fiocco azzurro, ma nacque ragazza, quella donna che non sono mai stata. E che avrebbe voluto incontrarti tanto tanto tempo prima.
La bambina a cui nessuno ha mai chiesto che cosa vuoi fare da grande?
Che sogni hai?
Non c’era tempo, né la leggerezza, né la profondità di essere ascoltati, per sognare.
Marisol ora puoi, anche se gli altri non sono d’accordo.
Sboccia. Datti il permesso. Sogna.
Sogno il mio sogno e lo vivo.
Anche tu, che hai letto questa storia sin qui.
Scusa se è stata lunga.
Ma era importante raccontarti di Marisol, e aggiungere questo petalo al giorno in cui mi hai chiesto perché fossi lì, non so se hai trovato quel che cercavi, io sì e perciò ti ringrazio. Per essere qui.
Grazie Marisol.
Grazie a te, che quel giorno c’era campo.
In cui ogni giorno, ora, sboccia un fiore.
A gambo alto.
Le altre Storie
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


