Possiamo
Sono questa e molto di più
Filo su apparenza inganna, ma non sempre
parlare di Heidegger e ballare sul cubo in un night a Ibiza.
Possiamo correre su una spiaggia deserta mentre ti svelo la parte peggiore di me, e fare gli zingari per strada prima di riprendere a fare servizio, in divisa. Possiamo coccolarci fino a notte fonda come avessi tre anni mentre mi manchi anche se se qui, mangiando pastina, latte e cioccolato a forma di pinguino. Nelle scuole parli di olimpiadi e di mafia ma per pranzo vuoi un cuore grande a tuffo nel carrello, con la pizzetta, cantando Baby Shark. Vai alla mostra di Vivian Mayer mentre piove e hai 7 traslochi, con le stampelle, da fare, da sola. Ma prepari la cena per tutti e hai finito il primer. Pensi a quel suicidio e non ti dai ancora pace. Mentre lavi i cessi e scrivi di Keats, ti asciughi le lacrime chiudendo skype, vai a sfilare, poco dopo in tubino e tacco 12, Chopin e Caillebotte stanno bene stasera con Ana Mena e la clip dell’estate è bella da ballare, insieme a De André, Guccini è lì che abbraccia Mimì, Eminem e De Gregori con Temptation Island è interessante, quella foto allo specchio vale di più mentre mi trucco perché ci sei tu vestito da calamaro, per la prima volta uso un pennello, mentre il dolore del processo fa male, ma mi baci forte, perché preparo il prossimo discorso, la violenza di genere. Mediterranea è sempre meno lontana. E mentre esco in pigiama sento ancora sulle dita il sapore del rossetto mescolato alla polvere da sparo, torna presto che oggi vado a salsa, col peluche a forma di alpaca e l’Uno Tutto Solo di Lacan è finito da due mesi, torno da Freud, tra aghi, diritto processuale e feltro colorato. I piedi aperti dai tacchi ora fanno piacere, come dodici 200 al gelo, al Coni.
Per molti è necessario inquadrare e trovare il nesso a tutto questo. E pur di dovere capire per forza, farebbero qualsiasi cosa. Le persone possono essere tanto, di solito molto più di quello che pensiamo.
Amare significa accettarne i lati imprevedibili e speciali, incentivandoli, di delicatezza. Anche quelli ai nostri occhi, strani. Una cubista sta bene su un bus mentre ripassa Schopenhauer e ascolta Caparezza, tra gli updates di Leo e l’ennesimo 415.
Non giustificarti, sei sempre tu.
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