Uovo di campagna,
uovo di città
Ti accolgo
Filo su diverso, che illumina il cammino
h 15:00 banco secco, davanti alle crusche da denti senza glutine, se non fosse per l’aria condizionata si suderebbe.
Prendo coraggio e davanti a quelle teste mi posiziono al centro della corsia. Tiro fuori dalla tasca il protagonista dei prossimi minuti e lo posiziono accanto al più propenso e più prosperoso, con cui interloquire.
Mi schiarisco la voce, per la prima volta le interviste le faccio io.
Scusi uovo di città permette una domanda?
Lei saprebbe spiegarmi in cosa consiste la sua condizione di uovo che non è di campgna?
E lei uovo di campagna, permette una domanda? Perché non si sente uovo di città?
Ma come fate a sapere la differenza tra un uovo di campagna e un uovo di città, voi crusche da denti senza glutine?
Beh è una differenza sostanziale disse l’uovo di città impostando il cravattino, la sua voce squillante prese il sopravvento.
Uno nasce in campagna e uno in città.
Le crusche risero.
Ma era vero.
L’uovo di campagna è mingherlino, a volte non sai nemmeno di che colore esce. È longilineo e cambia idea rapidamente. Respira da subito tra penne e piumotti riscaldati dal sole, ha un non so che di selvatico, un sapore mutevole. Forte, a detta di molti, le uova di città annuivano guardandosi altezzose. Sì, noi siamo regali, raffinate, sicure e sempre pronte. Fiducia e garanzia. Non possiamo faticare e amiamo il fresco del reparto, il frigo. Con noi, le torte vengono più buone. Con voi? Le ricette? in frantumi. Labili, troppo legate al profumo del vento e le forme del sentimento con cui siete state procreate! Eterne romanticone.
Il dibattito si fece subito più acceso del previsto.
La vostra buccia è oggi si, domani chi lo sa, non avete una dieta, nessun supporto vitaminico, nessun drenante o anticellulitico, le pietre che mangiate sono fugaci e troppo variegate.
Noi siamo abituate alle regole, alle razioni e alla scrupolosità. Un uovo vero ha le forme equilibrate, il guscio ben calibrato, si tiene in mano come la più preziosa e perfetta delle curve del creato. Riempie il palmo, senza soffocarlo, noi sappiamo stare attente al desiderio del cliente, alle sue esigenze e i suoi progetti, noi conosciamo il valore del rispet..
Noi no, fece timidamente il portavoce del sentire dell’agro cittadino. È vero ciò che dite, noi siamo piene di incognite, di colore, di forma consistenza e leggiadria. Le ricette si sa, a noi non usciranno tutte uguali, e se veniamo da una storia di erba verde fresca, poco mangime e paura di volpe intrisa, abbiamo il tuorlo che è la riproposizione di un tramonto sole color miele e amarene, dal sapore molto forte. Così forte che pochi riescono a mandarci giù. Siamo malleabili e resilienti, nate per seguire le stagioni e rispondere integre al cambiamento. Non amiamo i partiti presi e le fruste che sanno già che uova sbatteranno.
Voi siete perfette, è vero, molte di noi vi ammirano, modelle tacco 12, meravigliose, ma siete tutte uguali, vi trattano coi guanti e appena arrivate a casa andate dritte, gelate dentro al frigo.
Senza amore né sentimento. Cose da usare. Per sfamare.
Noi siamo fortunate di profumi e di poesia, ascoltiamo le storie degli anziani, sul tavolo vicino alle mani del più piccolo bambino. Voi siete delicate e tanto sicure di voi stesse, mangimi certificati vi rendono principesse dell’albume e delicate carezze per palati sopraffini.
Ma noi conosciamo il valore del sole finché non siamo grandi, anche se la nostra vita e indubbiamente più dura. Molte di noi muoiono giovani. Cadono sulle pietre o le cornacchie aggressive ci prendono e .. Il pubblico fece il vuoto.
Abbiamo un carattere deciso. Nessun uovo è uguale a un altro. E che gioia ogni mattina veder arrivare il piccolo Giorgino che è alto quanto una pesca e una gallina, tutto di corsa goffo e mingherlino per le lattughe fare un tonfo e arrivare dritto sopra l’uovo più bello per la sua pastina. E lo vedi felice, Giorgino, immerso nelle zucchine.. Tornare a casa da vero contadino. Noi siamo orgogliosi nel vedere il suo sorriso, non solo al pomeriggio, frastornato e triste, stanco e capriccioso spinto al passeggino tra lo scaffale del latte e del formaggino.
Le uova di città, non dissero una parola, chiesero il silenzio, non ne potevano più, si commossero una ad una.
Ammisero la triste realtà.
Loro vedevano solo le pinze dell’inox più freddo, nessun suono dolce, se non lo sbattere dei bulloni sul braccio meccanico e la consueta confezione angusta, nessun piumino. Ponevano su di loro una etichetta sul volto, conoscevano la nausea e la resistenza di viaggiavare per ore nei container. Al buio. Pochissime a finestrino aperto, rarità nei sedili posteriori. E in corsia, immobili, non sorridevano. Al pensiero del frigo molte si lasciavano morire dallo scaffale sopra le gallette di riso.
Erano le più belle e più pregiate di tutto il reparto bio.
Ma bio cosa? dicevano in molte. Noi volevamo un cestino con la stoffa a quadri e il pizzo carino, volevamo anche noi veder crescere Giorgino.
Si strinsero l’un l’altra.
Avevano scoperto il valore del sorriso, dello scambio, del parlare davanti a un migrante fuggitivo. Avevano messo in luce la loro buia vita, incapaci di dire a se stesse, la verità.
Il diverso aiuta a raccontarsela di meno. La diversità molto spesso dà fastidio e vien tenuta lontano, sull’uscio, alla gogna pronta a venir bruciata nel camino..
Perché è tosta da accettare. Il diverso ti sbatte in faccia ciò che hai trascurato, mentito, soffocato nella tua vita.
Comprai 170 uova. Le liberai nel primo campo vicino, intrapresero tutte un percorso psicoanalitico
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