Isteria
Tutte streghe, tutte fiere
Filo sulla superficialità dell’uso
della parola colloquiale
dal greco hysterikós, hystéra: ‘utero’, ‘che soffre all’utero’.
La medicina antica considerava l’isteria una malattia esclusivamente femminile. In Egitto e Grecia, si credeva vi fosse un nesso fra l’utero e i disturbi psicofisici della donna, che esso si muovesse all’interno del corpo, fino al cuore e alla testa.
Galeno, rigettando l’idea, definì l’isteria una manifestazione di squilibri somatici, secondo la teoria degli umori: la causa dei disturbi era la ritenzione delle secrezioni dell’utero analoghe al seme maschile, che corrompendo il sangue, portava all’irritazione dei nervi.
Nel Cristianesimo, con la castità virtù, l’isteria iniziò a essere trattata come manifestazione demoniaca, i piaceri carnali per Sant’Agostino erano legati al male, realizzando una serie di esorcismi, coinvolse molti malati mentali.
Le teorie galeniche rimasero oltre il Rinascimento, ma le isteriche divennero l’emblema della stregoneria e iniziarono a essere perseguitate, vittime della furia del popolo. A seguito delle torture più crudeli dell’Inquisizione e da giudizi popolari, le donne arrivavano ad ammettere rapporti col diavolo per diffondere epidemie, morte e carestie.
Con Carlo Magno la stregoneria e l’evocazione del maligno vennero punite d’ufficio: la misoginia pervadeva la società.
A inizi 400 Innocenzo VII incaricando di estirpare il male portato da uomini e donne “abbandonati al diavolo”, l’isteria divenne causa di persecuzioni in tutta Europa.
“La donna è incline a essere posseduta per sua natura, un animale imperfetto che inganna sempre”.
Solo nell’800 l’isteria venne descritta come nevrosi simil epilessia, che colpiva in particolare le donne: si manifestava con paralisi degli arti, cecità momentanea, perdita di coscienza e del parlato, azioni imprevedibili in stato semi-allucinatorio. Furono gli studi su casi di isteria che portarono Freud a formulare le sue teorie, basi della psicologia moderna.
Il metodo psicoanalitico si formò nel tentativo di capirne il meccanismo scatenante e cercare una terapia.
Ogni volta che diamo dell’isterica a buffo senza saperne il significato non diveniamo altro che portabandiera di un male non banale.
Le parole sono importanti.
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