Gelo
Che non si riscalda
Filo su gelo in fiamme
Camminavo freddo a luglio.
38 gradi all’ombra, come camminare sulla brace a piedi nudi, nessun accenno di vento, la gola secca, gli occhi pieni di paura, il coraggio di affrontare qualsiasi cosa cucito a filo nero tra le costole, aghi su spalle ossute. Di quella paura che ti svuota lo stomaco e le gambe le senti senza scheletro, camminano da sole, le cosce tremano, anche l’utero fa male, sembra contrarsi e aggrovigliarsi risalendo fin su alla gola. Sul petto il peso della colpa, sono pronta. Pronta a tutto, sono pronta a morire.
Non ho nemmeno vent’anni.
Dietro l’angolo, attendo, attendo io, qualsiasi cosa. Vado io. Tu resta qui.
38 gradi all’ombra, come camminare sulla brace a piedi nudi nessun accenno di vento, la gola secca, gli occhi pieni di paura, il coraggio di affrontare qualsiasi cosa cucito a filo nero tra le costole, aghi su spalle ossute.
Ogni maledetta estate.
Gelare, mentre il fuoco alto brucia tutto ciò che trova, grondante di benzina e piscio. Riempiendo ogni angolo di una cenere tossica e senza odore. Che asfìssia. E non ti accorgi. Fino a giacere, per terra, in un violento pianto, come si dispera chi non ce la fa più, vomitando lo stomaco.
Estate: ignorata richiesta d’aiuto.
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