Maschere

Sgomento e orrore
Filo su omertà

[…] Ho rivisto un mattino il tuo livido come,
che picchia, che batte, che sbatte le porte.
Hai messo una lapide sulla mia croce, non una due volte, infinite e più volte.
Che ti rimane?
I ragni, l’orgoglio, le mani rivolte. Una giacca dimessa, le scarpe, camicia. Usi sempre la stessa. Le tue insulse grida ora son io che silenzio di notte. Prepari le ombre, buon viso al tuo gioco, le maschere bianche, nere poi bianche senza espressione, le ami le bruci, le adori le odi. Ridi poi piangi, teatro, la gloria, ma ancora dipingi il tuo volto? che noia.
Inzuppi le arance in un latte straziato, fai tu colazione, sei così attento a tessere gerbere, mia ultima unzione. Oggi, domani, o mai cosa importa, il prezzo ormai è stato pagato. Mi porti abbracciata al velo col gatto, zuppa di gente, sorrido da sola, non ho più quel guscio cucito da me, sono uno scrigno di legno, scelto da te.
E ora non piangere latte d’arance, occhi pesanti di lacrime amare, sai meglio di me che potevi ascoltare, fermarti, amare, amarti, lottare. Che ti rimane?
Non era questo, di certo lo sai, l’eterno sì al nostro agognato, pietroso e fiorito, ora gelido altare.
Ecco la fine che ha fatto il mio amore.
Ripetono in coro leggero cantare, le ombre di sera, nel bosco, la vita? vivila tu, polverosa, in soffitta. Hai messo una lapide sulla mia croce, non una due volte, infinite altre volte.
Le foglie d’inverno coprono il cuore, cantano in coro nenia d’amore, in cielo e per terra, freddate dal sole […].

Tratto da “Mandorla” di A. Angioi – Racconti dalla Sardegna ed. 2018 @historicaedizioni #historicaedizioni e Antologia Guido Zucchi V.edizioni ed. 2018

Quante maschere ancora userai, quanti giochi da clown domerai? Quanto ancora giocherai con vite non tue? Forse nessuno ti scoprirà mai, eppure molti già sanno, ignorando. Maschere nere, giochi al più forte. Ma la coscienza, che taglia porta?

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