Mandorla I
Racconti a scaglie
Prima parte
E poi son passati ventun inverni. Ma è a metà della primavera numero uno che è nata. Mandorla è nata su un ramo. Mandorla è sbocciata in un giorno di alba, su un ramo tra i rami di un venerdì tra i venerdì.
Ho sempre amato i rami, che si intrecciano coi venerdì. Sono capaci di unire il cielo e la terra in un unico suono, da giù fin su, dove osano le aquile, radici a testa in giù che affondano nel cielo, che pizzicano il tetto del mondo, spuntano a mezz’aria abbracciando le nubi, si vestono e si spogliano, accolgono e rilasciano, come i venerdì. Sono giorni speciali i venerdì, lunghi, raggianti, malinconici, un po’ spigolosi. Tremendamente fragili, tenaci, affettuosi. Hanno il cuore grande, sempre esposto alle intemperie.
Mandorla sa molto di rami, di dolci, di intrecci agrodolci, di venerdì. Di intemperie.
I venerdì sanno di sole anche se fuori piove. Sanno scodinzolare. Aspettano lì dopo il lungo giovedì, e ti accolgono di pioggia e di doni, come i rami durante le stagioni, così come sei, e la settimana non è ancora finita ma si sente che va concludendo, e finalmente puoi andare a sentire il sapore del mare col tuo libro preferito anche un giorno intero senza sentirti in colpa. Stanno in bilico tra fine e inizio, hanno un carattere timido i venerdì ma con loro ti senti al sicuro, sanno il fatto loro. Sono giorni magici. Hanno il sapore del gelato, quello a tre gusti, cremoso, con la cialda, di lucine sfuocate e di tane accoccolate, di mi fai le trecce con i nastrini, di
ginocchia sbucciate, di spingimi col carrello, facciamo volare l’aquilone. Sanno di pasticcini e di gite domenicali, di abbracci, di scivolo, di mangiamo la pizza stasera? Davvero sì, così, a sorpresa. Di vento tra i capelli, di sentimenti, di rotolo sul prato e conto le margherite. Altalena. Di emozioni. Passeggiare al freddo con la mano nascosta nella tasca, la tua.
I venerdì hanno il gusto di un vestito nuovo perché è il tuo
compleanno, di progetti, di tempo tenuto al guinzaglio. Di sogni insieme. Sogniamo insieme? Il venerdì sa di viaggio, di gusto dell’ attesa che all’aeroporto vengo a prenderti io, sa di bacio, di nave che se ne va. Sa di occhi lucidi, pieni di pieni di sale. È quel giorno che ti rubo la pasta da scolare e le frittelle con lo zucchero, di quelle lunghe, a carnevale. Sa di paese incastrato tra i cisti e la malinconia di sogni scaldati alla brace. Venerdì sa di fainè, di bivio, di scelta accanto, vicina e sconosciuta, sa di cipolle, di patate sabbiose, di pesche noci e scamosciate. Lo senti più forte il profumo del pane.
Venerdì sa di giorno importante, di fallimento, quello bello, chi lo conosce sa che è un’arte preziosa. Sa di giorno frizzante, che fa male lo stomaco, giorno del saggio di pianoforte e la verticale, non cadi dalla trave. Il compito di matematica fa meno paura, si torna in moto, sa di resisti anche se è dura, che tanto oggi c’è il film, fa ridere, sul tappeto, con le patatine, insieme. Che oggi non si litiga.
Il Venerdì si salta in pedana, il venerdì è un giorno fortunato. Il venerdì si sogna, il venerdì bisogna crederci. Loro non sono come i sabato, portatori di malinconia domenicale, i venerdì sono sabato due volte, arrivano un passetto prima e l’attesa raddoppia.
Sono luccichii di luci calde e avvolgenti, quando il cuore è vuoto e la gola
fa male. Ti dicono a modo loro che ancora non è finita, che tutto, se vuoi, sta per cominciare, che tutto può succedere. I venerdì fanno le smorfie, i fiocchi alla vita. Abbassano lo sguardo se li guardi, e imbrogliano, loro. Pensi che non ti stiano guardando, ma sono i più attenti di tutti. Stanno lì, al loro posto, ma sanno sceglierti, perché ti aspettano. In quel momento, quello giusto, tra le foglie e le ceste.
Senza esitazione, anche se ancora non albeggia. Anche se pensi che non sia il tuo giorno, anche se non lo avevi previsto. Perchè ti insegnano che nella vita puoi anche stupirti. I venerdì hanno le calze lunghe, maglioni nei quali scomparire. Ho sempre creduto che non avessero tanto da fare gli intrecci, quel sole, quei rami, quella mattina, quel venerdì. Che fosse solamente noia. Eppure, come al solito, mi sbagliavo.
E Mandorla non poteva che nascere senza avvisare nessuno, proprio quel dì. Su quel venerdì. Intrecciata di brina e agro che ha sapore di te, simile a te, uguale a te, quanto una mandorla lo è al suo fiore, vita in aperta campagna…
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