Sai
Almeno tu, in questo universo
Filo su splendido, filo intrecciato un po’ incasinato, dolente, spaccato, sull’amore che non si sa dare, ma resta un albero, uno splendido, di Natale
Sai, la gente è strana, prima si odia, poi
a Natale, si ama.
E la lana lo diceva anche prima che esistessero, sull’internet, i meme che fanno i laiks sulle pagine degli altri
Sai, la gente è strana, si ama a comando, quando conviene farlo.
Si ama per darlo a vedere. A natale. Ma pure a Pasqua, e in ospedale. Ah, come amo i funerali, le feste e gli ospedali. La carneficina dell’odio al sapore di incenso, zucchero e cannella. Alle gioie raccomandate, alla morte, alla resurrezione, che tripudio di amore.
La gente è strana sai, si ammazza in vita, poi tesse fili inspiegabili e li getta per aria, aspettando si facciano preziosa ghirlanda sulle messe salvifiche in Italia.
Sai, la gente è strana, è tanto brava nella sublimazione della vita forzata. Meno a viverla, la vita che le hanno dato.
Se fai qualcosa che a lei non torna, se hai qualcosa che lei non ha. A giorni alterni anche quando vuole qualcosa, e la vuole proprio da te. Te la rinfaccia, te la prende a suon di colpe e di sorrisi davanti ai guai. Ma non quei sorrisi quelli. Gli altri.
Peccato non poterla salutare, la gente, da dentro quelle meraviglie lucide bare: che ti sporgi, da tutte quelle garze, fiorerie, infiorate, candele, lacrime amare, ehi campione, anche tu qua? Non dovevi disturbarti.
Io di certo, non avrò problemi, ho chiesto più volte all’alpaca, da quando sono più mini di quel che sono ora di essere bruciata e in atomi spezzettata, appena qualcuno si renderà conto che questa testa stanca e gli occhi non più lucidi non potranno più riconoscere nessuno. Sono un animale un poco più evoluto di altri, niente di indispensabile. Voglio fare humus per terreni. Aria per vento. E cibo per pesci.
Solo lì, la vedo, l’essenza migliore di questa vita, dopo un’esistenza barcamenata a tentare di lasciare qualcosa di buono su un magnete rotolante che rotola chissà dove, la vedo lì, la magnificenza dell’uomo, che ritorna costola della terra, stella di stelle, suono ed organo, corrente di universo.
Sai, la gente è strana ma pure mica tanto. È molto prevedibile, fin troppo scontata.
Critica la miseria degli altri perché non vede la propria. E così la giustifica.
Si lamenta se ha da mangiare e pure quando ha fame.
Si lamenta del caldo ad agosto, e del freddo a gennaio.
Si strafoga di hype, si dice così, ora no? E non le basta mai.
Si lamenta di te ma non guarda sé.
Tortura i viventi. Adula i morti. Uccide i suoi simili, e permette che muoiano di fame e di stenti e di sete. Addita lui, se ama lei, e lei se ama sua sorella. Addita loro che sono felici, quando non sa che farsene delle fortune che ha e tenta di annegarle come può, quelle che hai tu, perché non va bene, non vai bene, se le hai anche tu. E lei no.
La gente smette di essere prevedibile quando ti aspetti che faccia qualcosa che faresti e che non fa, la gente inizia a essere strana quando sei sicuro di aver ascoltato e seguito il suo ragionare, e ti sei fidato delle sue parole, ma agisce proprio come avevi paura di aver pensato. E si rivela a te.
Sai, la gente, a dicembre va in giro a comprare la felicità sottoforma di regalo incartato, di scontrino allungato, di tavolo addobbato, quando potrebbe avere l’unica occasione, se non se la vuol dare durante l’anno, di togliere per dare. Per darsi. Per ascoltare. Per sedersi in mezzo alla strada con chi calpesta ogni mattina, per aprire gli occhi e fare magari un po’ meno la persona cattiva. Con lo sguardo, con le scelte, con le parole. Da dietro le sbarre il cuore.
La gente, sai, è una persona sola, singola ed enorme, che rotola sulle cose, fatta da persone sole che non hanno un cuore, ha un solo cervello la gente, agisce di pancia e di trattore, perché i singoli, i parziali, si fulminano, fagocitati, si spengono perché non funzionino più. La gente è strana sai, si lamenta. Se ha un lavoro, se non lo ha. È sempre colpa di qualcuno, se lo ha o se non lo ha. A volte, la gente è un po’ migliore quando soffre. Che bugia! Che fandonia!
La gente, se non è abituata a farne qualcosa di sé, del dolore, del male, delle proprie scelte e della posizione che dà alle altre persone che vede e che ha, non migliora. Non sente, non recepisce non capisce, non perdona perché non si perdona.
La gente sai, se ci pensi è poco furba e spesso anche stupida, butta tonnellate di cibo, ne vomita montagne e sottoterra, scava fosse di mondezza, le campagne le brucia e ne altre, ne fa di costose perché qualcuno compri del cibo da dare alle persone.
A dicembre addobba le case, le strade, le stesse campagne bruciate di prima, per un tempo ristretto secondo una regola una consuetudine, un dilemma forse, dice che è tradizione. Poi le toglie, le luci, e le campane e il rosso dalle tavole, perché si deve, e smonta le cose, compresa la dolcezza, che era finta, come glassa bagnata sulle torte. Poi un anno dopo ricomincia. Perché è bene. E se c’è qualcuno che le tiene? È matto e sregolato.
La gente è strana sai, prima ti tratta a schiaffi sulle labbra sulla dignità e sulla faccia, sul cuore, sulle mani, ti tira i capelli e le braccia e poi ritorna, perché le va. O dice che non è stata lei, la gente, e che sei tu che ti devi sistemare la coscienza, la testa, la pelle. Pensa che c’è gente che dice che ce n’è altra che si picchia da sola per rovinarne altra o che promette di fare una cosa ma poi se ne frega, e cambia idea perché si protegge e se tu muori non fa niente.
Forse è l’amigdala che non funziona. È l’unica soluzione che il mio cervello stanco trova.
Sai, la gente è strana, si fa gli auguri a Natale, a capodanno a pasqua, all’onomastico ma non ti saluta per strada. Non si accorge di te se piangi accanto, se ridi, se sei pioggia o se porti ogni giorno il sole, ma se fai qualcosa di un po’ diverso dallo schema in cui ti ha messo, fai attenzione, se ti arrabbi sei troppo capricciosa, sensibile, stai buona, disadatta, che a volte è meglio se non si accorge. Perché se se ne accorge, se ne accorge solo per specchiarci il suo bel viso, le sue paure, tutta la voglia che ha di sé.
La gente sai, non è che è strana. È che non sta bene. E fa star male gli altri. Perché se sta bene la vedi che non ce l’ha l’energia per dar fastidio a te. Quella energia banale e distruttiva.
La gente è molto pericolosa. E lo so che anche tu lo sai, perché lo senti da lì sotto
La gente è infelice, ma questo non lo sa. Perché se lo sa non fa del male a chi lo sa.
La gente si trascina, da una settimana all’altra, odiando la propria vita, gli altri, se stesso, il prossimo che mi fa felice se si rovina. Non serve picchiare o ammazzare per farlo notare. Basta molto poco. Poco che è sempre tanto, perché è di poco che la gente mangia. Poco a poco diventa una indistinta massa. Che fa cose. Decide. Sbraita. Smonta. Distrugge. Ricompone. Spreca. La gente spreca la vita che ha. Ed è giusto che continui a farlo in libertà. È un atto d’amore, lasciare che la gente faccia ciò che vuole. Nei limiti della dignità e della legge, che spesso, troppo spesso non comprende, fino a che non gliela si toglie. La vita. Il diritto. La legge. Ma questa è un’altra strada, un’altra storia troppo lunga da percorrere, ora.
Sai, figlio mio, a te che stai ancora al caldo dentro questo maglione, non ho voglia di fartelo capire io che la gente è strana, di dimostrartelo ancora. Te lo dirà da sola e tu se vorrai saprai decifrarla dal tuo punto di vista, dalla tua vista, da sola.
Qui, sotto l’albero, oggi che è Natale voglio solo darti biscotti caldi e pancia nella panna e lana morbida dentro cui restare. Per me che è ogni giorno Natale. E tu lo sai meglio di me, quanta strada hai fatto per arrivare, è bella e strana la vita, la stessa che ho aspettato con pazienza, sotto l’albero, e tu con lei, e io con te.
La gente sa essere meravigliosa, sai, ma devi essere bravo a cercarla, ad aspettarla. A prenderti cura di te per poterla incontrare e lasciar andare.
A te, piccolo Enea, che mi ascolti e ti fai sentire, non smettere mai.
A te che ora sei e sempre sarai,
Buon Natale.
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