Dialoghi con Milù
Perché pure Leucò s’è rotta er ca’
Filo su mentre disteso
E tra un peggio e un altro me la prendo, quella dignità, che non arriverà da nessuno, non tornerà grazie a qualcuno.
Minni.
Dimmi Milù.
Non ne posso più. Non ho più parole, oggi ho perso anche la voce. Le brutte notizie mi fanno sempre male ai polmoni. Divento rauca e poi sparisce.
Piccola Milù. Come mi dispiace. Vieni qui, sotto l’ascella, che ci ordiniamo da mangiare.
Sono stanca, Minni. Sento sempre le stesse cose, vedo sempre comportamenti per cui non mi capacito..
Pensi finalmente di barcamenarti in un presente per quanto difficile, ma almeno più vivibile, e là che la montagna crolla di nuovo. E non puoi farci niente.
Vorrei che le persone si comportassero da persone, anche se son sempre sempre tutta coccolosa e boccoletta, sono a pezzi, non ne posso più di questo mondo. È una delusione continua. Uno smacco alla vita impressionante.
Oh, Milù. Come ti capisco. Ma è per quel rigurgito? Per quella robaccia che ancora non avete deciso di buttare al cesso?
Eh, Minni. C’è sempre da aspettarselo. Ma io dove li metto tutti quegli anni? Chi me li restituisce più? E a lei?
E non c’è un limite.
Quando pensi che ci possa essere un minimo di senno, di legalità, di umanità, niente da fare. Le persone continuano ad ignorare la vita, se stessi, gli altri la verità, la dignità. Ma come fanno? Ma dormono Minni? Ma come fanno? Ma non c’è un momento in cui smettono?
No, Milù.
Non c’è mai limite al peggio, non te lo nascondo ormai, sei già abbastanza grande per capirlo anche da sola.
Lo so, lo vedo tutti i giorni e ne sono agghiacciata. E quindi?
E quindi si fa che quel limite, noi, cerchiamo di spingerlo il più lontano possibile, così non lo supera più nessuno..e ci creiamo il nostro vicino, invece. Invalicabile.
Distendendo sul morbido rosso..
Distendendo cosa?
Il mentre.
Il mentre tra un peggio e un altro. Lo allunghiamo, lo curiamo, ci mettiamo le stelline per la notte e le chiome per il giorno. A modo nostro.
Facciamo che tra un limite e un altro ci organizziamo, allunghiamo il tempo tra un male e un peggio, e lo allunghiamo talmente tanto che poi il peggio si stringe, si stringe, si stringe talmente tanto che non ha più spazio né posto per respirare e il male si spaventa e si allontana.
Il peggio non lo possiamo preventivare, ma possiamo scegliere cosa farne come arriva, da che parte stare e cosa essere, noi, per primi. Coraggiosi.
E chi non ce la fa?
Ha bisogno di qualcuno accanto che gli permette di farcela. Ma non al posto suo.
E con il peggio che ti arriva addosso come la montagna più alta? Io sto male. Tutto sembra inutile, quello che dico, cosa faccio. Tutto sembra assurdo.
Perché lo è Milù, lo è. Non cercare un senso. Per quanto sia deludente, effimero, parziale, guardalo: è carta straccia, non è lo specchio della tua dignità nemmeno della vostra, fa schifo, lo è, non puoi fare niente, tu. Questo non ti farà soffrire di meno, né permetterà di pensarci poco. Ma dopo che vedi, perché è fondamentale che tu veda, che fai? Ti fai distruggere ancora o da quel passato impunito te ne schifi allontanandoti una volta per tutte..? Sempre oh, che te lo tieni appiccicato. Sempre a voler essere la voce non tua per sistemare le cose.
E che faccio?
Ti sposti.
Eh mi sposto. La fai facile, dove vado Minni. Dove?
Vai dove la vita ti riempie il cuore. Dove il tuo orto beve acqua non cianuro, quello che coltivi ogni giorno, il tuo, non quello degli altri, stai accanto all’elicriso e odora. Sdraiati sull’erba fresca e riempi il naso di rosmarino.
In frigo? Posso mettere la testa lì dentro?
Anche. Se ne senti il bisogno vai in frigo. Fai quello che il tuo mentre richiede. Coccolati. Accioccolati e vivi la tua vacanza. La tua vita pretenziosa di calore e bellezza, specialmente umana.
È ora. Non posso perdere altro tempo.
Mi sposto, che non ne posso più.
Aspetta.
Ma posso mettermi anche accanto a te, eventualmente?
Ancora che chiedi?
Ti muovi?!
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