Quel che vale
È la tua felicità
Filo su rampicante del fare dell’altro
Linea discreta, colorata di azzurro pastello
sul mercato
Ricerca un senso di sé dove non lo può trovare
Negli schiamazzi, nel capitale delle sale stracolme
Nel ghiaccio dello slogan
Nell’idillio dello scandalo, del grossolano gracchiare
Vinco io, sono io, parlo io, meglio io
Io a neon
Io diniego
Io spero
dove non si vince niente, che bello
Dove si è noi, che bello
Sacro il suolo condiviso, il tuo sorriso, che bello
Lontano dal cagnare delle folle che seguono parole pagate
Su giornali macchiati
Su ego spaccati dal successo
Linea discreta leggera e delicata pastello
Un tocco di pane sul tavolo, una corona di fiori sul capo
Trovò un cesto di margherite
Ci cadde col muso
Trasformò il tempo in pace
Districando disperazione alle origini
Trilli
Per orecchie che sanno andare a trovarla, cercarla
il suo senso non poteva restare ingabbiato
In quello del fare dell’Altro
Sabotarsi
Ma lei non sapeva che anche solo stando ferma
Irrideva la morte
Non aveva lo specchio della felicità industriale.
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