Ma
A me mi scappa da ridere
Filo su Ma
Pratica il tuo Ma e scrivilo forte, brucia il resto, secche stoppe
Disegnalo sui muri, sulle borse sulle bocche Ma io voglio sognare Ma io non sono tu Ma io posso parlare senza chiedere si può
Gente avara di emozioni di baci di sorrisi
di questo sono fatti i miei contorni
Come fanno a stare lì, rinchiusi senza esporsi?
-mi sorridono anche le mani che stringo ad aspettarti-
A me mi scappa da ridere quando non si può
ai visi impassibili
Senza colori
Nè albe né errori
Sugli occhi assenti la mimica dell’entusiasmo
Si lascia annegare nell’avversione di donarsi un po’
Come fosse costoso e tasche bucate e mai un soldo
A me mi scappa da ridere-
Quando non si può.
A me mi scappa da ridere-
Perché non si può.
E si contorce lo stomaco nel suo grembo lì dove il dolore mio di morte – nell’utero dimora
La mia casa
la paura – la certezza di morire per mano di qualcuno -non uno
mi fa sentire di dover proteggere una vita dentro
Una che aspetta da tempo
A me scappa da ridere-
Nel silenzio e nel nulla.
Il ridicolo dell’umanità tutta
il disagio della vita mia
Ma è tenerezza, mi son salvata, almeno quella
In fragorosa risata lascia il corpo che sia- una forma d’isteria
Contraendo l’addome stringendo sotto gli occhi
Dimora lì la mia felicità
Lasciando andare le mie ossa al caldo di aprile in festa
Mentre fuori diluvia e c’è la guerra.
Tiravo le fila alla mia favola
Coi lupi in visibilio
chi ha perso tutto in questo viaggio concluso in un fosso scuro?
È lì che finiamo è lì che restiamo coronati di fiori e lacrime costose
perversioni lanciate in finta poesia
Le smaschero subito
Ce la meniamo per due cuori luccicanti messi in fila
A me mi scappa da ridere perché pensavo che vivere fosse già sufficiente così
Che le parole fossero buone e l’amore col confine di pane e mollica
Che quello tornasse e che l’altro facesse il suo mestiere
Ma niente
E alla fine
mi scappa da ridere
A me dal dolore mi scappa da ridere
Che se non fosse reale sarebbe un oscar alla regia
Era come mettere l’apparecchio ai denti da latte dei bambini
Solo che era la mia bocca
E a quei denti ci credevo assai
La pratica più assodata del mio essere era rimpicciolirsi costantemente per entrare nei cuori stretti degli altri, per chi non aveva spazio, per chi centellinava attenzioni e parole d’amore
Non mi interessava più
Avevo un cuore troppo grande per le avarizie del mio tempo, per entrare negli schemi rigidi delle persone.
E a me mi scappa da ridere quando vi vedo urlare, con giacca e cravatta
le vostre bugie.
Porto un Ma per ribellione – la mia fede – al dito.
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