Abissi
Non di tutto, non per tutti
Filo su traiettoria, anche meno, ti chiedo, con la faccia nell’abisso dell’altro
A salvare la pietra preziosa dal fondale non sempre di vita ne vale, o forse mai.
No, la vita in nome di qualcosa, non vale.
Poteva pure prendere in considerazione, che la balena grande e goffa non aveva sbagliato niente, nel paese dei cristalli, per una volta seguiva la rotta e il suo canto. Uno che prima di un attimo sembrava libero e pacato. Uno sincero e da sempre aspettato. Poi d’un tratto l’ossigeno è mancato. Solo che la balena grande e goffa non può nuotare tutta la vita a riattaccare i cocci di una cristalliera in uno stagno.
Non respiravo più
Lo capii quando le gambe si fecero pesanti e vollero restare giù, in un abisso
Pesante insidioso e seccato
Ma che avevo fatto?
Se non avere chiaro di una pace imperfetta e libertà di un passo a due, con dentro il tuo, ma anche il mio canto
E che avevo fatto?
Giocato, fatto le capriole con pinna e coda alta
Come una fata
Perché il canto ha un desiderio d’amore di vita enorme: equilibrare insieme la direzione di questa traiettoria di questa nuova strada nuova forma nuova rotta nuovo raggio d’azione di una storia in costruzione
Dimmi che sbaglio dimmi che palle dimmi non farlo
Che dono
Sei uno schianto
Voglio librarmi di te nelle tue fragilità perché è questo che fa di te un essere ancora un goccio umano
E di me non una balia
Una balena goffa e stanca, mi vedi, sono qui?
Sul palmo della mano
Ma per vedere ognuno il proprio canto e il canto che suona nel petto dell’altro
Ci vuole tanto
A volte troppo
Non per tutti
Coraggio
E dire insieme vediamo come fare, tariamo un altro salto
Se non è questo il discorso sull’amore
Boccata d’aria non capire riprovare, io resto, ti amo
Lo faccio
Cos’altro?
Mi accorsi ben presto d’essere subacqueo
Che sonda il buio di ognuno
E ci mette mano
Del mio
Ogni giorno un altro palmo
Uno con le pinne e i pesi grossi per scendere giù e viverci in quel giù
Del mare non sapevo molto, ne avevo rispetto e timore come di un nonno saggio e misterioso
Senza provocare
Ascoltavo ammirata le sue preghiere
Con paura e un certo conforto
era la mia casa, la mia strada, vivevo da sempre nei suoi fondali
Un giorno m’accorsi d’essere subacqueo tutt’in una volta
Sondavo la vita di professione
Per vocazione
Scelta
Riscatto, forse miraggio
ogni giorno ogni istante ogni graffio nei suoi abissi
La rete di lana mi salvava
Nel suo piccolo spazio nella sua tela contornata di passi recisi e nuove corse da fare piano
Pianissimo
Per favore
Ero un subacqueo
Calmo e posato
Paziente
Scandagliavo le tenebre gli scogli le alghe le code veloci degli altri i miei gorgoglii le bolle spaccate dalle spine occhi e cataratte
Mal guarite
Scrivendo
salivo a galla a prendere respiro
Lucenti squame riflettevano il vociare della gente
Toglievo, tagliavo, alleggerivo
Toglievo ogni peso e salivo
Pulivo
godevo dell’alba
Una nuova da dipingere al giorno
Per poterla regalare
Salivo in superficie
Per svuotare di dolore le branchie
Setacciare il fango
Cambiare prospettiva
Mentre mi donavo instancabile
agli abissi.
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