Il cavallo
con le infradito
E il fucsia indelebile: non ci siamo
Filo su riscatto, rotto. Per il suo, non il tuo
Fino a che sceglierai di riscattare continuamente la vita dell’altro, il tuo incastro farà clic fino alla perdita, quel clic automatico: e non ci siamo.
E si chiuderà, fortissimo, senza che tu lo scelga.
Lo confonderai con un legame fortissimo.
Ma sarà solo un incastro, fortissimo
E allora, sarai già persa
Chiunque mostrasse da lontano una vita impossibile ingrata dolente incasinata e un cuore
fragile rotto malandato
Era il suo caso
Migliorarlo
Coltivarlo
Il suo riscatto, far vivere l’altro
E non ci siamo
Che poi, come mi piace iniziare le frasi con e poi
È qualcosa che continua
Che poi il profumo di lui è solo l’ammorbidente
Tuo
Della moglie
Della madre
Della figlia
Sempre ammorbidente è
Non odore suo
Scelto desiderato e voluto
Che poi a sto mondo che gira al contrario ci vogliono persone disposte a zappare forte la terra
E scegliersi continuamente
E non millantatori di parole vuote
Perché tra pensare, volere e fare ci passano tre vite e troppa speranza da buttare
Che poi, come mi piace iniziare le frasi con e poi, perché prima significa che si è già detto qualcosa, e allora è bello continuare, e continua, com’è prezioso qualcosa che continua
Benedizione
No
È una cosa che si può meritare
E io di ammorbidente ne voglio usare tanto, e non esserlo per tutto quanto, per la vita da recuperare
Non mia
Per fortificare la tua
Per dimenticarti del passato
Onnipotenza
Ti faccio vivere io la miglior vita che non hai mai vissuto prima
E allora, sarò già perduta
Lo voglio per me l’ammorbidente, la morbidezza
E non dovermi dichiarare su ogni gesto, io
E riscattare la vita disastrata non-mia, io
Perché lo sai, che è il mio incastro, perché è la mia crepa
Regalarti una vita meravigliosa perché tu sia felice
A ogni costo, olio pericoloso per il mio automatico clic
Scegli chi è già felice
Non da fare felice
E non risorgere per te, tra le mie fosse scure e donarle luminose a te
che mi getti a vita riavuta e conclusa
quando invece la mia si richiude e punge
E ci aggiungi anche tu il carico a sorpresa, una mattina di biscotti al lampone, la luna
fa l’amore.
E io da sola.
Che ne voglio mettere tanto finalmente, di ammorbidente, del gusto mio, col profumo mio, ma non io su di te
C’è una bella differenza
Che sa di casa e non di addio
Scegli, rinnova, chiediti se vuoi, non confondere l’incastro incarico di vita nuova che vuoi dare a chi ha sofferto
La relazione è un’altra cosa
Tutti poeti scrittori musici e grandi attori, ma é facile perdersi nel tempo di un soffio d’un sorriso
Quel famoso ritrito segno del destino
Io voglio essere io e nessun segno nell’agenda, una riga da spuntare, un obiettivo, un mezzo per arrivare
Un sogno da raggiungere
Che raggiunto
Si abbandona
E mentre tu rivivi e ti rinforzi io piano piano mi assopisco, mi rimpicciolisco
Che poi uno se lo merita a una certa una vita un po’ serena, che implichi te, che ti sei trovato, non solo l’altro
Malato
L’abitudine a non essere visti trasporta con sé crepe inenarrate, riempite di terra e concime e diamante
Che poi, mi dico, qual è il problema di non capirsi?
È coccolarsi e aprirsi
E non capirsi ancora
Amarsi
Ma non coi paradossi bambina mia
E voglio disordinare le carte e scompigliare paure e lanciare sassi in acqua e non dover affogare per forza con loro
C’era ancora quel grosso problema: credevo a tutto, le parole, tutte, come incisioni fucsia, tutte, su marmo bianco mentre piove
Ti regalo finalmente il sole
Non lo devi creare per lui
Indelebile
Andavo per mano a un cavallo infelice che voleva le infradito
Che poi, come mi piace finire le frasi con e poi?
Ma i cavalli, per quanto vogliano, e per quanto tu ci provi, non possono mettere le infradito.
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