Ugo, si fa?
Come fa?
Filo su Ugo e il suo Pentolino Rosso
Poi c’era Ugo.
Lo conoscete?
Forse qualche volta lo avete visto, col suo pentolino, in giro per mercatini dell’usato e maglierie.
Ugo è sempre andato per piazze e piazzette col suo pentolino rosso che si incastra dappertutto. Nelle buche, sulle scale, in bagno e in ascensore.
Ugo in vestaglia, Ugo in calzamaglia. Ugo tra gli aghi, Ugo per mare per monti e per valli. Ugo con la sedietta sempre attaccata, il succo alla pesca, la tigella con l’olio il pomodoro e l’aglio. L’asciugamano, la visiera. E dentro il pentolino un malloppo di maglia avviluppata.
E ogni giorno viaggiava e così se la passava, non capendo l’andamento della maglia soffriva di gastrite, si faceva gran domande, Ugo un bel po’ triste.
Ugo fa la maglia, la maglietta.
E fila certosino il suo gomitolo trascinando il pentolino. Fa la maglia da piccoletto, nessuno l’ha mai visto fare qualcosa che assomigli anche da lontano a qualcosa di diverso.
Ieri io l’ho incontrato, e l’ho fermato.
Mi ha guardato.
Scusi, signor Ugo, potrei essere indiscreta? Ma cosa arrotola in quella maglia rossa contorta e senza resa? perché si piega?
Sto replicando. Non si vede? Di giorno, di notte. Io replico.
Replica? Ma che significa?
Replico, ogni giorno che vivo, io, replico DNA. Da sempre, da quando sono nato piccolino, col mio pentolino vado in giro. Non lo sai? Perché è così che si fa. Si nasce con un DNA e ogni giorno si replica un pezzetto, così si fa la vita. Lei non lo fa? Come vive? Come fa? È questa la natura della vita, già stata capita ed esperita!
Poi vergognandosi un pochino sussurrò tra sé, anche se sono anche stanco di fare cose che ho già visto come vanno.
Ma feci finta di ignorarlo.
Ma scusi, signor Ugo, se posso essere indiscreta. Ma ha mai pensato di tagliarlo questo filo rosso così impegnativo e grosso? Di fargli cambiare forma, di dare alle cose le curve che gli vanno! Le forbici le ha?
No, ma che fa! Non ci pensi nemmeno, si indignò, si faccia i fatti suoi. Non si dice e non si fa! Se ne vada e lasci il pentolino mio..
Così mi arresi, lo lasciai e mi allontanai. Poi, dopo il tempo di un respiro di ribrezzo, forse avendoci pensato un pochetto un ferretto mi toccò la punta del tallone, e così esclamando..
Perché? Si fa? Qualcosa che penso io e nessun altro ha fatto nel mio DNA?
Ma certo che si fa. È per questo che si nasce, per dare un giro nuovo al proprio DNA!
Così andai a prendergli un paio di forbici. Ma Ugo fu restio, gli facevano paura. Mi chiese, sempre sussurrando, possiamo farlo insieme?
Ovvio che si fa!
Così tagliammo di netto 85 mila chilometri i DNA scritto e riscritto vecchio e trascritto. Di cose già viste, di gesti ritriti, di polvere stantia e tristezze uguali uguali.
Ugo l’altro giorno si è aperto un pastificio.
Non ha mai smesso di replicare.
Ora però replica tagliatelle, lunghe lunghe e gialle e belle. E il pentolino trascinato che si incastra dappertutto? cuoce famiglie intere di tagliatelle tutte diverse e così allegre. Col sugo rosso, come il vecchio filo rosso.
E sa che nella vita può farci, quando vuole, i tagli netti.
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