L’amore diluito
Ovvero: intersecare romanzi altrui
Filo su contaminazione, da quella mescolanza arida e pioggia delicata nacque un fiore
La senti questa musica di dita sulle corde, di ricordo acustico e brusio di corde vocali? Il vento va oltre le tue spalle come non avesse barriere. Carla si voltava un po’ a destra e un po’ a sinistra, oscillando le braccia, a ritmo di vento, mano nella sua mano.
È possibile che ti perda, ed è una festa
È possibile che ti stupisca, ed è una benedizione
La mescolanza crea insospettabili alchimie, nuovi legami, s’addolciscono i muri di cemento cecità orgoglio e ghiaia che porti da una vita attorno a te
Amore contaminato
La prendeva dalla spazzatura col retino
Una certa mattina quel male s’è rotto
Vasi comunicanti si inondarono di lui
Tu come una macchia colori
Macchinoso il mio io
Amore diluito da un incontro
Amore diluisce le persone
Muove i confini le sponde le pareti di nuovo contorno
Ti distrai
È stata la pazienza
La cura
La mia cura
Ci trovi un fiore
Incastonato tra i massi, un fiore
non ricordavi neanche più un terreno buono sul tuo muso di dolore
Amore diluito da un romanzo famigliare non tuo
Un’altra persona, un punto di domanda, di ricchezza, di riferimento
Di bene
una lente nuova
Pace e calma abbracciavano il burrone, la vedevi da lontano
Carla sapeva disegnare i cerchi e non solo gli angoli
compensazione attiva, commistione dolce
Equilibrio
Nascesti tu
Diluì quel treno su rotaie che sbuffava a ogni incontro a ogni occasione, nel suo parlare in quel gesticolare e narrarsi davanti alle persone come fosse sempre una lotta di supremazia a chi aveva la ragione
Parole buttate a caso secondo il suo non caso
Le sue convinzioni miliari
Carla
Diluì il dolore che portava nello zaino strappato dal tempo e dalla perseveranza di farcela sempre da sola,
Diluì il suo essere sfranto e duro come la pietra di un vulcano sempre in ebollizione con una calma mai vista dalla nostra quinta buia un palco che sappiamo
Conosciamo
Solo noi
Ognuno a modo suo recita parti diverse abbandonando il compagno di battuta
simile al mio
Non aveva niente di nostro, del nostro teatro giudicante e vuoto, delle tegole tagliate e lanciate sulle macchine, se non non negli scaffali delle case per bene, nelle feste comandate dove sorridere bene, nei vassoi di leccornie, e dolci e funerali composti,
Respiravi meglio nei letti degli altri
E altri affetti
E altri amori
Mai tuoi
Altri
Diluì con lui
Insieme a lui
Una carezza che sapeva tirare a dovere e cullare a piacere
la corona di spine che la gioventù mise attorno al suo cuore, e lui con lei le lame tra le costole e i libri tra le mani
Carla era così, forse lo era diventata forse lo era sempre stata
Come me
fluida e con le sue parole
Diluiva la sua storia, il suo carattere, riposava da se stessa, la sua corazza spigolosa e aspra dalla quella genetica stantìa immutata
La mia
che non mentiva, la vedevi lontano
Fuori dal balcone quasi da non riconoscersi più
Per tornare di tanto in tanto
E fare male
L’amore diluito crea occasioni
Nascite
Incontri
Possibilità di vita
famiglie imperfette meravigliose
Gioiose
Di quelle che hanno lasciato un po’ di spazio ai singoli, per lasciarsi contaminare dall’altro, nel senso più genuino e vitale che ci sia.
La vide, si videro. Lo sguardo si fece dono, e viaggi e cene e gite e pizze senza glutine in una cucina minuscola e piena di voci calde e delicate, così basse che le urla parevano mai esistite sopra il loro equatore
aveva dentro tanta vita, tante morti, tante lacrime, tanto rispetto di aversi come si era
Carla sussurrava, emanava resistenza e amore
Quella fatta da soli, da sola.
La mia vita.
E quella di molte altre persone.
Aveva una voce, Carla, che da qualche parte accarezza anche me, forse, come l’angelo di una recondita capacità di ripagare la vita passata, una vita che non torna più.
Ma che sa fare il terremoto, a modo suo.
E va avanti.
Mescolanza dopo mescolanza. Fiore dopo fiore. Coraggiosa.
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